L’ACEC delle Marche si è incontrata presso il cinema parrocchiale “Divina Provvidenza” della Parrocchia Sant’Anna di Porto Potenza Picena per riflettere sul tema “Affari di famiglia “Il cinema” come ambiente e linguaggio: opportunità di confronto e condivisione dei temi cari alla famiglia”.

Ad attendere gli ospiti un tourbillon di saluti, dolci squisiti preparati proprio per quel evento, odore di caffè appena uscito dalla macchina. Un senso di casa e di familiarità circondava chi entrava. A livello emozionale mi ha portato alla mente Mons Tarcisio Carboni. Mi sono interrogata sul perché quel luogo entrava in sintonia con una cara persona morta da ventidue anni. Ho scoperto poi che proprio in quella parrocchia il caro vescovo maceratese aveva fatto il vice parroco per dieci anni dal 1947 al 1957.

La sala della comunità di Porto Potenza Picena dopo un periodo di chiusura, per volontà di diversi cittadini, associazioni e la collaborazione con le istituzioni locali, è stata riaperta. Don Francesco Miti, ha detto che gli aiuti materiali e dei umani hanno portato alla riapertura ed a una puntuale programmazione in un clima di collaborazione familiare. Arianna Prevedello responsabile a livello nazionale della comunicazione per ACEC – Associazione cattolica esercenti cinema – fa fare all’auditorio un percorso dentro il cinema e dentro le storie anche dolorose di famiglia.

Arianna è blogger (https://www.violadelpensiero.it/cat/blog) e autrice del libro “La grazia di rialzarsi” il cui sottotitolo è “quindici parole per rinascere dal dolore” edito da San Paolo quest’anno. http://www.edizionisanpaolo.it/varie_1/famiglia_1/progetto-famiglia/libro/la-grazia-di-rialzarsi.aspx .

Il sorriso aperto e cordiale di Arianna Prevedello e il suo parlare di famiglia così entusiasmante non lascia trasparire il dramma familiare della perdita del marito Mauro avvenuta all’improvviso nel 2013 e la responsabilità di farsi carico di una figlia Viola di appena tre anni. Con la leggerezza di una libellula Arianna ha proposto la visione di dieci minuti “La tartaruga rossa” (La tortue rouge) un film d’animazione del 2016 diretto da Michaël Dudok de Wit. Sullo schermo passano le immagini di una tartaruga abbandonata sulla spiaggia a morire. Poi compare sull’isola una donna misteriosa. L’uomo e la ragazza iniziano una vita tranquilla di amicizia e d’amore. Su questa visione ha sollecitato il pubblico a riflettere su cosa aveva sollecitato una risposta sia essa di tipo riflessivo e emozionale.

«Non ci sono risposte giuste – ha aggiunto la Prevedello – perché ognuno ha una sua storia e un suo codice di interpretazione che va rispettato. Non è importante dare giudizi ma è importante creare una situazione di dignità per tutti. Ognuno interviene nel dibattito con la propria poliedricità di pensiero e la sua peculiare diversità di sentire», ha continuato affermando che «Sento la mia strada se sento l’altro».

Molti sono stati gli interventi degli amici dell’ACEC intervenuti. Gli altri tre spezzoni di video sono stati tratti da “La mia vita da Zucchina” (Ma vie de Courgette), un film del 2016 diretto da Claude Barras. Il film è stato ispirato dal romanzo “Autobiografia di una zucchina” di Gilles Paris. Icare, soprannominato Zucchina, è un bambino di 9 anni che, dopo la scomparsa della madre, viene mandato a vivere in una casa-famiglia. Con l’amicizia di un gruppo di coetanei, altri minori abbandonati, riuscirà a superare ogni difficoltà.

Come ha più volte sottolineato l’animatrice «la grazia è la clemenza degli altri verso le nostre miserie, verso le nostre lentezze di ripresa. L’amore nasce da un vuoto, ci cambia, ci coinvolge in dinamiche di adattamento. L’amore è prendersi cura dell’altro. Bisogna far riscoprire la Parola come dono non come timbro. Le paure si sedimentano come timbri. Le memorie del nostro dolore si cristallizzano nel corpo».

L’incontro grazie al aiuto fattivo dei partecipanti è risultato fonte di riflessione e sperimentazione insolita ma ricca di spunti da poter riattualizzare nelle realtà dove si opera. E’ stato un riscoprire la Grazia come benevolenza del cielo come anelito che si spalanca dove non c’era respiro.

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