Crisi economica. Le Marche hanno perso il treno della ripresa?

Occupazione in calo e disoccupazione mai così alta, ma le imprese non si dicono sfiduciate e riprendono ad investire. Queste le Marche fortografate dallo studio dell’economia regionale redatto da Banca d’Italia. Un quadro generale definito “debolmente positivo”, in controtendenza con il resto d’Italia, dove la ripresa si fa sentire in maniera più forte e sembra esserci stato un cambio di marcia. Crisi economica e sisma hanno affossato un modello di sviluppo marchigiano trainato dal manifatturiero già in parabola discendente, ora vanno costruite le Marche del futuro.

Così il direttore della sede di Ancona di BankItalia, Gabriele Magrini Alunno, ha commentato il dossier economico: “Non bisogna ricostruire quello che c’era prima del sisma, ma costruire nel segno del cambiamento, per una crescita in linea con il resto del Paese. Bisogna pensare oggi alla regione che sarà tra 5-8 anni, dopo la ricostruzione.

Nei prossimi mesi arriveranno i miliardi della ricostruzione, ma l’economia marchigiana e le Marche non sono la ricostruzione. Vanno trovati nuovi driver di sviluppo, non manifatturiero. Questo dibattito è in corso. Ma anche senza gli effetti del sisma, le Marche avrebbero dovuto ipotizzare un proprio ruolo diverso nell’Italia di oggi”.

Infatti il report congiunturale di novembre della Banca d’Italia indica una regione che ‘non sta partecipando alla ripresa del Paese’, ha commentato il coordinatore della divisione Analisi economica Giacinto Micucci. Gli indicatori maggiormente negativi restano l’occupazione (in calo del 2,2 % rispetto all’aumento dell’ 1,1% italiano) e la disoccupazione: 11,3%, nelle Marche appena due decimi sotto il livello italiano, un dato storicamente mai così alto.

Negli anni pre crisi del 2008, le Marche avevano una disoccupazione pari alla metà della media nazionale. In calo anche l’export, in quanto se l’Italia aumenta dell’8%, le Marche registrano un – 1,2%. In parte, il dato è influenzato dalle operazioni di Pfizer ad Ascoli e Whirpool a Fabriano, che producono nella regione, ma i prodotti vengono poi lavorati o esportati nelle altre sedi del gruppo.

Nei comparti industriali, nel periodo gennaio-settembre 2017 cresce la meccanica, con vendite che aumentano del 35%, continuano a perdere i settori del calzaturiero e del mobile, seppure frenando la propria caduta. Le imprese dichiarano un aumento del proprio fatturato: il 39,2% delle aziende intervistate contro il 34,2% che invece dichiara un fatturato in calo nei primi 9 mesi del 2017.

L’aumento del fatturato è soprattutto per le imprese medio grandi, con oltre 50 addetti, mentre le piccole stagnano. L’edilizia rimane il settore più in difficoltà, con il livello delle costruzioni ai minimi storici, anche se la caduta si è arrestata. A trainare il settore sono soprattutto le ristrutturazioni, mentre la compravendita di immobili resta stabile rispetto al 2016.

In totale, nelle Marche la compravendita del mercato immobiliare ha registrato lo scambio di 5.383 abitazioni nel primo semestre 2017. Stabile anche il mercato del credito: in leggera diminuzione i prestiti chiesti dalle imprese (–1,1 %), compensati dalle maggiori richieste delle famiglie (2,2%). Però i minori prestiti non rallentano gli investimenti delle aziende: aumenta infatti la liquidità delle imprese (8,6% in più di depositi in conto corrente) che saranno utilizzati per spese in conto capitale.

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