In ricordo di Fratel Salvatore Angelo Mura

di Elisabetta Nardi

Sono Elisabetta Nardi e son venuta dalle Marche, precisamente da Pollenza, in provincia di Macerata per dare l’ultimo saluto a Fratel Salvator Angelo Mura, il mio Fratellino, così lo chiamavo affettuosamente. Conobbi questo Angelo, di nome e di fatto, al Gesù Nuovo di Napoli, credo nel 2003, mi fu presentato dai miei amici Fratel Egidio Ridolfo e Padre Giuseppe Samà, ora entrambi appartenenti alla Compagnia Celeste. La prima cosa che mi rimase impressa di Fratel Mura fu il suo sorriso angelico.
Frequentandolo occasionalmente e telefonandogli più volte a settimana, ebbi modo di conoscere quanto fosse grato a Dio per tutto ciò che aveva ricevuto dopo aver lasciato il lavoro da impiegato, proprio nel momento in cui stava ottenendo un passaggio di grado e quindi migliori condizioni economiche.
Aveva scelto alla sicurezza economica … di seguire Gesù! E gli si era spalancato un mondo che lui non avrebbe mai immaginato: autista personale del Superiore Provinciale Padre Bergoglio, la missione in Argentina, l’arrivo in Italia, il servizio al Cardinal Dezza, l’incontro e l’amicizia con le personalità più di spicco della Compagnia, compreso P. Arrupe. A tal proposito mi piace ricordare, quando mi mostrò con la soddisfazione di chi ha reso un bel servizio, di essere stato immortalato anche lui nel libro dei Cardinali.
Infine era arrivato il servizio alle stanze di S. Ignazio, qui si sentiva un po’ il padrone di casa che accoglieva tutti con gentilezza ed amicizia. Poi, con l’avanzare dell’età, la malattia lo costrinse a lasciare tale incarico per ritirarsi al Canisio, proprio in questo momento di grande dolore, arrivava inaspettata la gioia di vedere il suo amato connazionale e superiore diventare … Papa Francesco!
Quando gli telefonai per dirgli: «Io so per le preghiere di chi è stato eletto un Papa argentino!» Fratel Mura era emozionatissimo e non riusciva a parlare. Più tardi un suo confratello mi raccontò che il Fratellino, conosceva benissimo il nuovo Papa!
Ricordo a tal proposito quando nel novembre 2015, il mio Fratellino era ricoverato all’ospedale S. Spirito, lo andai a trovare e gli chiesi se potevo essergli utile in qualche modo. Lui mi disse: «Non ho bisogno di nulla, Elisabetta. Anzi sì, ho bisogno solo di un’Ave Maria!».
Abbiamo recitato insieme la preghiera … pensavo che fosse per lui, e invece, come se mi avesse letto nel cuore, aggiunse: «E’ per il Papa, per tutti i suoi impegni, per tutti i suoi problemi!» Neanche sofferente com’era il Fratello pensava a se stesso, ma a servire quell’Amico Papa che tanto amava e rispettava!
Il secondo tratto della personalità del mio Fratellino, che apprezzavo tantissimo, era l’estrema discrezione e l’inossidabile fedeltà. Aveva vissuto a contatto con il Papa, l’uomo più potente del mondo e non raccontava nulla, se non la straordinaria stima che nutriva per Sua Santità!
La preghiera continua e fervorosa, legata ad una incrollabile fiducia in Dio era un altro caposaldo dell’amabile gesuita.
Ogni volta che lo contattavo per i miei problemi, lui mi ripeteva sempre la stessa frase: «Tranquilla Elisabetta, ma lei lo sa che siamo nelle mani di Dio?».
Un giorno, sfinita dalle continue scosse di terremoto che stavano devastando i luoghi di culto a me cari, le proprietà della mia famiglia e i miei nervi…telefonai al mio Fratellino e lui come al solito mi rispose che dovevo stare tranquilla perché ero nelle mani di Dio. A me venne da rispondere un po’ sconsolata: «Sì, ma queste mani tremano tanto!» E lui, null’affatto sorpreso rispose: «Sì, ma sono sempre le mani di Dio!».
E la tranquillità ritornò a prendere possesso della mia anima!
Grazie Fratellino mio per tutte le volte che e ti sei fatto carico dei miei problemi, ora da lassù, continua la tua missione di Angelo e … di Salvatore!

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