Acqua ad alta quota per gli allevamenti: presentato il progetto

Uno studio di fattibilità del progetto funzionale al rilancio dell’Alto Nera, colpito duramente dal terremoto del 2016, al centro del quale c’è un bacino d’acqua con una portata da 20 mila metri cubi a 1.765 metri di quota a Castelsantangelo sul Nera (Macerata) per abbeverare il bestiame degli allevamenti, per l’innevamento artificiale e come presidio antincendio.

L’iniziativa, presentata in Regione Marche nei giorni scorsi, è fortemente voluta da Cia -Confederazione agricoltori e Copagri Marche, dal sindaco e appoggiata dall’assessore regionale Angelo Sciapichetti, e potrebbe costare un milione di euro tra impermeabilizzazione del bacino e servizi.

“Siamo orgogliosi di poter presentare un progetto che vuole risollevare una parte del nostro territorio martoriato da una serie di eventi sismici e metereologici che si sono abbattuti su di noi in modo davvero drammatico ripetuto e inedito – spiega Mirella Gattari presidente Cia Marche -. Un progetto che ci consente di portare una ulteriore e necessaria boccata di ossigeno alla speranza, alla tenacia di un popolo attaccato al territorio, alle proprie radici, elementi necessari per continuare ad avere una zona montana ancora viva”. Lo studio di fattibilità, ha spiegato l’arch. Andrea Prosperi, uno dei tecnici che vi hanno lavorato, mostra che il progetto non ha impatto ambientale e sfrutta una fonte situata 30 metri al di sopra del bacino, con l’acqua che lo alimenterebbe in caduta.

Il progetto nasce da una necessità: acqua in alta quota per gli allevamenti -prosegue la presidente Gattari -. Appena sciolta la neve, durante la primavera scorsa gli allevatori hanno evidenziato immediatamente la mancanza di acqua alle fonti, con il terremoto la maggior parte di queste non erogano più acqua. Grazie agli studi effettuati dal geologo Pierpaolo Rinaldelli dall’architetto Andrea Prosperi e dal geometra Mauro Gagliardini presentiamo questo progetto che risponde non solo alla necessità urgente degli allevatori, ma il bacino è un ottimo strumento di prevenzione antincendio e può essere utilizzato in inverno per attingere acqua per un impianto di innevamento artificiale degli impianti di risalita, il tutto con bassissimo impatto ambientale”. Un bacino che ridona la funzionalità del pascolo ad alta quota, condizione necessaria non solo per gli allevatori che hanno trascorso il periodo estivo a bordo dei propi pik up a trasportare acqua ad alta quota per soddisfare le naturali necessità del bestiame, ma alla manutenzione del territorio.

Senza la presenza costante degli allevatori e del loro bestiame sulle nostre montagne non potremmo avere il panorama curato di oggi, lasciando spazio a sterpaglie alte e paesaggi selvaggi e poco ospitali, con tutti i rischi idrogeologici connessi. Fatto non secondario, non possiamo permetterci il lusso di disperdere la poca acqua disponibile, soprattutto alla luce dei forti cambiamenti climatici e degli eccessi siccitosi a cui siamo sottoposti sempre più spesso -conclude la presidente della Cia Marche Gattari -. Per la realizzazione di questo progetto sarà necessario miscelare e concretizzare le opportunità contenute nel Psr marche attingendo ai fondi della solidarietà delle altre regioni, alle opportunità del POR Psr gestito del ministero per i grandi bacini, ai fondi POR FEsr marche per il turismo naturalistico ,oltre che ai fondi stanziati per le aree interne, la legge Barca per intenderci, per progetti pilota per queste aree, incaricando il Consorzio di Bonifica delle Marche per la realizzazione”.

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