Enzo Bianchi ci propone una riflessione sulla condizione giovanile. Quasi dieci anni fa Armando Matteo pubblico’ un libro dal titolo : “La prima generazione incredula”.

Non si sono certo rarefatti i luoghi comuni sui giovani, a cominciare dalla stessa definizione di una categoria di persone legate tra loro solo dall’appartenenza a una fascia di età inesistente fino a pochi decenni orsono: una serie di condizioni sociali e culturali faceva si che non ci fosse “Tempo per essere giovani”, in quanto l’età di passaggio dall’adolescenza al mondo adulto durava talmente poco da essere sociologicamente quasi insignificante. Eppure oggi si sente continuamente parlare di giovani, delle loro attese e frustrazioni, del loro futuro. Sentiamo continuamente parlare che “i giovani sono il futuro della società (o della chiesa)” e non ci rendiamo conto che questa affermazione da un lato tende a emarginarli dal presente quasi esorcizzando il loro già esserne parte, mentre dall’altro lato ignora pericolosamente il dato che più affligge oggi chi ha tra i venti e i trent’anni: la mancanza di speranza per il futuro.

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