I libri donati

A Treia il Gioco del Pallone col Bracciale valorizzato anche dal punto di vista bibliografico “Gli azzurri e rossi”, il prezioso volume di Edmondo De Amicis, insieme alla donazione di altri volumi, ha arricchito la sezione Gioco del Pallone col Bracciale della biblioteca dell’Accademia Georgica di Treia. La biblioteca antica dell’Accademia Georgica di Treia, grazie ad una iniziativa del locale Archeo “Luigi Lanzi”, ha arricchito la sezione gioco del pallone col bracciale con ulteriori quattro preziosi volumi dedicati a questo antichissimo gioco di cui la Città di Treia ne sostiene sia la tradizione che lo stesso gioco praticato oggi da tantissimi giovani anche di ambo i sessi.

Le quattro preziose opere tra cui “Gli azzurri e i rossi” di Edmondo De Amicis acquistate dall’Archeo “Luigi Lanzi” attraverso una pubblica sottoscrizione a cui hanno aderito diversi treiesi e donate alla nostra Accademia sono state subito catalogate in OPAC per essere messe a disposizione dell’utenza. I volumi donati e che arricchiscono la biblioteca dell’Accademia sono: “Gli azzurri e i rossi” di Edmondo De Amicis, pubblicato a Torino presso F. Casanova nell’anno 1897; “Il giuoco del pallone e gli altri affini: giuoco del calcio (foot ball), della palla a corda (lawn tennis), della palla al muro (pelota), della palla a maglio e dello sfratto” di Giulio Franceschi, pubblicato a Milano presso U. Hoepli nell’anno 1903; “Il più classico dei giochi” di Antonio Zecchini, pubblicato a Faenza presso lo Stabilimento Grafico F.lli Lega nell’anno 1956; “I terzini della borghesia: il gioco del pallone nell’Italia dell’Ottocento” di Stefano Pivato, pubblicato a Milano presso Leonardo nell’anno 1991.

Trattato Scanio

Già nell’anno 2014 l’Archeo “Luigi Lanzi” ha donato all’Accademia, secondo le stesse modalità, un prezioso testo antico denominato “Trattato del giuoco della palla” di Messer Antonio Scaino da Salò, pubblicato a Venezia nella prestigiosa officina di Gabriel Giolito de’ Ferrari et fratelli nel 1555. Un volumetto raro e considerato un testo generativo di altri scritti normativi del genere e che fa parte integrante di quei testi utili a definire la storia del costume di una società, quella rinascimentale, che al gioco aveva improntato una parte non modesta della propria civiltà. L’intento era anche quello di illuminare compiutamente gli aspetti tecnici delle varie discipline, che mai prima di allora erano stati documentati in maniera sistematica. L’esemplare treiese – completo di tutte le tavole incise tra cui una delle prime raffigurazioni iconografiche di bracciale già conosciuto nel cinquecento – è stato prestato alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino per l’allestimento della mostra “Giochiamo! Giochi e giocattoli dal Rinascimento al Barocco” che si tenuta dal 26 ottobre 2016 al 5 febbraio 2017.

Il gioco del pallone col bracciale, cominciò ad affermarsi in Italia già a partire dal XVI secolo; per quattro secoli è stato il protagonista indiscusso degli sport sferistici in Italia: una componente sportiva che ha contribuito a far crescere e unificare, nel periodo risorgimentale, la nuova nazione italiana. In questo secolo furono costruiti appositi impianti di gioco, detti sferisteri, che potevano ospitare migliaia di persone. Numerosi sono stati i campioni professionisti e i personaggi importanti del secolo che hanno scritto su questo popolare gioco: Treia ricorda in particolare Carlo Didimi, a cui lo stesso Giacomo Leopardi dedicò l’ode “A un vincitore nel pallone”. Nella nostra provincia sorsero impianti dedicati a questo gioco: uno dei più importanti è lo Sferisterio di Macerata progettato nel 1823 dall’architetto neoclassico Ireneo Aleandri e inaugurato nel 1829, costruito con finanziamenti di privati grazie a 100 consorti appassionati di questo sport.

Arena del Bracciale a Treia

Anche a Treia, per poter avere a disposizione uno spazio in cui praticare il gioco del pallone, “lodevole esercizio della Gioventù”, nel 1815 alcuni cittadini amanti di tale sport decisero di realizzare a proprie spese un campo sotto le mura della piazza e per questo venne stipulato un contratto con tal Giuseppe Noè per eseguire uno sterro di tale profondità in modo da avere un piano di “centodieci passi di lunghezza e quattordici di larghezza” per il prezzo di scudi trentasei. I lavori iniziarono il 4 settembre 1815 e dovevano essere portati a termine il 15 ottobre successivo. Nonostante fosse iniziata anche l’opera di consolidamento del muraglione, il basso livello dello sterro indebolì le mura, provocandone il 3 giugno 1816 il crollo con la completa “rovina” dei sovrastanti locali dell’Accademia Georgica ed il conseguente trasferimento delle pubbliche scuole per motivo di sicurezza. Il 25 ottobre dello stesso anno si ricominciò la costruzione di un muraglione più consistente ed i lavori si protrassero fino a sabato 9 maggio del 1818. Finalmente il lunedì di Pentecoste, cioè l’11 maggio, si giocò nel nuovo campo la prima partita a pallone “con grande concorso di spettatori”. L’opera, eseguita dal mastro muratore treiese Patrizio De Mattia, venne a costare scudi 2669 e baiocchi 50.

L’arena treiese fu modificata nel 1963 quando per delibera dell’Amministrazione comunale fu trasformata in quello che attualmente è un parcheggio. Tale spazio, così modificato ed ancora oggi denominato Arena “Carlo Didimi”, è tuttora utilizzato per il Gioco del Pallone con il Bracciale, dove il muro è componente indispensabile per lo svolgimento del gioco. La rilevanza nazionale di tale sport è testimoniata ancora oggi allo Stadio dei Marmi di Roma con la presenza di una statua del Pilibulus, ossia il giocatore del Pallone col Bracciale, realizzata dallo scultore Bernardino Boifava di Forlì. In questo contesto è da ricordare che anche lo scultore maceratese Giuseppe De Angelis che nel 1929 venne invitato a partecipare al bando di concorso per la realizzazione delle statue di coronamento dello Stadio dei Marmi nel Foro Italico: gli artisti dovevano presentare per ogni statua un modello alto circa due metri, pronto per essere tradotto in marmo di Carrara nei modelli definitivi. Nello specifico l’opera avrebbe rappresentato la Provincia di Macerata raffigurando proprio un giocatore di bracciale.

Il De Angelis realizzò la sua proposta di statua in gesso alta 2 metri e la commissione giudicatrice presieduta dall’architetto Cesare Bazzani ritenne che tale modello della Provincia di Macerata era idoneo ad essere presentato alla commissione centrale. Purtroppo la fede socialista del De Angelis non gli rese la vita facile durante il ventennio: la sua opera venne scartata e fu preferita quella di Bernardino Boifava di Forlì mentre a rappresentare la Provincia di Macerata fu scelta una statua di atleta intento nel lancio del martello.

Tutti i testi donati sono attualmente a disposizione per la consultazione da parte degli utenti della biblioteca dell’Accademia e sono stati trattati, dal punto di vista della catalogazione e della digitalizzazione, nel rispetto di quelle direttrici essenziali che caratterizzano gli standard di conservazione del patrimonio culturale dell’Accademia Georgica di Treia: Migliore fruibilità dello stesso anche da parte di un’utenza non specificamente qualificata; Messa in sicurezza da eventuali calamità naturali terremoti, incedi e da eventuali furti. Questa ulteriore donazione evidenzia ulteriormente come la collaborazione tra cittadini e istituzioni e la moderna custodia di beni culturali, quali archivi e biblioteche antiche, favoriscono la comunicazione dei fatti storici non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra i comuni cittadini interessati: uno degli scopi dell’Accademia treiese.

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