Il vescovo: per un Natale buono facciamo nostro lo sguardo di Maria

Per spedire agli amici gli auguri di un Santo Natale 2017, ho scelto un capolavoro del mio autore preferito, Caravaggio: è la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi. È un’opera che nessuno può più vedere dal vivo, perché fu rubata a Palermo dalla mafia nel 1969. Le ricerche e le indagini susseguitesi negli anni non hanno portato a nulla; l’ipotesi più probabile, suffragata dalla testimonianza di vari pentiti, è che i ladri, incapaci di comprendere il valore e la delicatezza di ciò che avevano tra le mani, l’abbiano prima danneggiata e poi irrimediabilmente distrutta. Ne restano solo delle belle foto scattate per pubblicizzare l’ultimo restauro realizzato poco prima del furto, e che sono così una specie di messaggio di speranza: perché per quanto il male si accanisca ciecamente contro il bene, la vera bellezza trova sempre il modo di non scomparire del tutto.

Il mistero del Natale vi è tutto racchiuso in uno sguardo luminoso, posto al centro della composizione, che lega Maria e Gesù. Il pittore sembra suggerire che Maria ha profondamente compreso, come noi potremo fare solo in cielo, la grandezza del fatto che Dio assuma la nostra carne e si metta nelle nostre mani. Questo è il Natale, ed è un messaggio sempre contemporaneo: Dio oggi si incarna nella debolezza dell’uomo, come mostra Caravaggio ritraendo Maria, Giuseppe e il bambino con i volti e gli abiti dei popolani che incontrava ogni giorno per la strada. Dio nasce per la strada, in mezzo alle nostre case, anche se noi spesso non ce ne accorgiamo.

Davanti alla grandezza di questo mistero siamo tutti piccoli e immaturi, facili a distrarci perdendo di vista ciò che è davvero essenziale. Caravaggio lo dice attraverso una delle sue provocazioni artistiche: violando le regole della composizione classica della natività, ritrae un San Giuseppe molto giovane, vestito con un giaccotto e una calzamaglia, come un garzone di bottega. E inoltre, Giuseppe si volge di lato, quasi distratto da una voce o un rumore, a simboleggiare quanto sia facile avere sotto gli occhi la grandezza del mistero che si compie e invece lasciarci distrarre dal mondo e dalle sue voci.

Infine, con la presenza nell’azione, come due “strani” pastori appena giunti, di san Lorenzo e san Francesco, viene proposto un ulteriore messaggio. Essere santi, ci dice così Caravaggio, è entrare nella vita di Cristo, vivere con Lui, al ritmo dei suoi passi, come questi san Francesco e san Lorenzo ritratti dentro la stalla di Betlemme.

Infine l’angelo, fulgido di una luce soprannaturale, irrompe dall’alto e annuncia, nel cartiglio che tiene in mano, che la gloria di Dio, quella che sta nel più alto dei cieli, è scesa in terra, si è fatta umile come un bambino steso sull’impiantito di una stalla.

Questa è la grandezza del Natale che auguro a tutti di vivere nella serenità e nella pace.

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