Proponiamo un articolo apparso sul sito dell’Unità Pastorale 03 Immacolata – Santa Croce a firma di Luigi Taliani


In un interessante libro letto questa estate, dal titolo “Senza preti?” l’autore Giorgio Campanini, attento studioso del pensiero politico cattolico e del laicato, analizzando la costante diminuzione da alcuni decenni a questa parte dei sacerdoti attivi nella pastorale, si domanda quali scenari e problematiche si porranno alla Chiesa di domani a fronte della progressiva riduzione del clero. Come reagire a questa crisi, i cui segnali già si manifestano e sulla quale anche nella nostra diocesi si discute?

Il libro di Campanini, con il suo titolo volutamente provocatorio, si riferisce in particolare alla realtà italiana e in modo ancor più preoccupante a quella europea, e attinge la sua previsione in elementi oggettivi ormai riscontrabili in tutte le chiese locali. Tale studio ha soprattutto il pregio di indicare alcune vie percorribili, affinché la mancanza di preti non coincida con la mancanza del Vangelo: ad esempio il ricorso al diaconato permanente, al ministero delle religiose, alla promozione della missione dei laici. Proprio quest’ultima realtà si impone all’attenzione di tutti per l’insostituibile compito che i laici battezzati hanno nella vita della Chiesa e della società, in un mondo come l’attuale in cui il costante declino dei sacerdoti è direttamente proporzionale a quello del cristianesimo. Del resto, come molti fatti stanno a dimostrare, siamo entrati in un vero e proprio cambiamento d’epoca, determinato da un profondo processo di diversificazione religiosa con il quale, volenti o nolenti, dobbiamo fare i conti fin da ora.

In effetti, secondo un autorevole centro di ricerche americano sulle religioni (Pew Research Center Religion and Society), nel 2050 i cristiani passeranno dal 74.5% al 65.2% della popolazione mondiale ,mentre coloro che si dichiarano senza religione, aumenteranno dal 19.8 al 23%.

Anche se questi numeri disegnano un futuro a tinte fosche, non bisogna mai dimenticare che statistiche e previsioni sono fatte apposta per essere confutate. Se poi si trascura il fattore X dell’agire di di Dio nella storia, allora si rischia di fare i classici conti senza l’Oste. Tuttavia quel che sarà il futuro religioso, e soprattutto la sorte del cristianesimo a casa nostra come nel resto dell’Europa, è una questione che riguarda non tanto il domani, ma l’oggi!

Del resto già da ora constatiamo un progressivo calo di interesse del cristianesimo ed un costante aumento dell’indifferenza religiosa. La diminuzione di sacerdoti e la sua ripercussione nella vita della Chiesa devono certamente preoccuparci, poiché sono una conseguenza della più ampia crisi della cristianità e soprattutto della famiglia, ma anziché vederla come una sciagura occorre guardarla come una opportunità, una sfida per una rinnovata presenza dello Spirito, che deve scuotere dal torpore tutta la comunità cristiana e non solo gli addetti ai lavori (vescovi, preti e suore). Un’occasione per promuovere nelle comunità parrocchiali la vocazione e la missione dei laici, senza correre il rischio di “clericalizzarli” a causa della mancanza di preti, e per sperimentare insieme la bellezza dell’essere cristiani, che solo la vita cambiata dall’incontro con Cristo produce. È ciò che succede più facilmente nelle Associazioni dei laici, nei Movimenti ecclesiali, nei numerosi cammini di fede riconosciuti dalla Chiesa, ai quali oggi si guarda con minor sospetto di un tempo, per trarre dalla comunione di tutti linfa vitale per un rinnovata testimonianza del Vangelo.

Anche in diocesi, attraverso l’esperienza delle Unità Pastorali, stiamo camminando in questa direzione promuovendo esperienze di condivisione tra sacerdoti e laici di parrocchie vicine, per una più fruttuosa azione di unità pastorale e per far fronte al minor numero di sacerdoti di cui la diocesi dispone e disporrà in futuro. Un po’ come succede da tempo ad esempio nelle terre di missione, condizione nella quale noi stessi ci troviamo.

Quello che si presenta ai nostri occhi non è quindi una minaccia ma una bella opportunità per aiutare le famiglie cristiane a divenire il primo soggetto dell’annuncio e della trasmissione della Fede, poiché senza di esse non ci sarà futuro credibile per la chiesa.
Ma come “trasmettere la fede in Cristo”, cioè “testimoniarla” in un’epoca in cui il cristianesimo non sembra più interessante per l’uomo del nostro tempo, e in una società multiculturale che mette sempre più a confronto religioni, etnie e culture di diverse estrazione?

Il rimedio non potrà certo venire da una strategia di marketing o da tecniche sociologiche che rendano il cristianesimo più appetibile!

Citando Benedetto XVI, Papa Francesco ci ricorda spesso che “la fede della Chiesa non si diffonde per proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per “attrazione”. È ciò che ha fatto Gesù e che il Vangelo ci costringe sempre a guardare. Egli si proponeva alla libertà dell’uomo per lo sguardo d’amore con il quale lo accoglieva, facendogli sentire il bisogno di essere salvato.

Per tale ragione Papa Francesco ci costringe a tornare agli inizi del Vangelo, all’essenziale del cristianesimo che solo se vissuto e sperimentato si può comunicare. Non solo le nostre comunità e le nostre famiglie ma anche ciascuno di noi, se torniamo a respirare Cristo, può svolgere questo compito.

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