Giornata di festa, ieri ad Urbisaglia. Al termine della Messa della domenica don Marino Mogliani ha benedetto gli animali ed i loro padroni accorsi numerosi: la piazza del paese si è riempita dei latrati dei cani, che coprivano i miagolii dei pochi gatti portati dai padroni ben felici di ricevere la benedizione del santo sui loro compagni di vita. Alcuni fedeli avevano con sé anche un cavallo e addirittura un acquario portatile con alcuni pesci. Tutti sono stati raggiunti dall’acqua schizzata dall’aspersorio di don Marino, in un clima di gioia e condivisione davvero generale.

Si è così festeggiato con qualche giorno di anticipo sant’Antonio Abate, il fondatore del monachesimo d’Occidente, da sempre venerato – soprattutto nelle campagne – come protettore degli animali.

Il 17 gennaio, festa canonica, la parrocchia di Urbisaglia celebrerà la messa alle 7 del mattino, cui seguirà la benedizione dei pani di sant’Antonio e loro distribuzione ai fedeli.

Narra il martiriologio che l’accostamento di sant’Antonio agli animali deriva dal fatto che gli Antoniani solevano curare le alterazioni della pelle (e precisamente l’Herpes zoster , ancora non conosciuto scientificamente) con il grasso di maiale. Per tale motivo era concesso ai monaci di allevare questi animali, che potevano girare liberamente fra cortili e strade, senza che nessuno li toccasse se portavano una campanella di riconoscimento. Di lì, il grande santo fu dapprima considerato il protettore dei maiali e successivamente, per estensione, di tutti gli animali da cortile e da compagnia.

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