Infermieri. Sandro Di Tuccio, presidente ipasvi Macerata: «Con l’Ordine professionale aperte nuove prospettive»

Intervista al presidente della Federazione Nazionale Collegi Infermieri per la provincia di Macerata, dopo la recente approvazione dell'istituzione della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi)

È stata approvata lo scorso 22 dicembre dalla legislatura uscente l’istituzione dell’Ordine professionale per gli infermieri, fino ad oggi organizzato in un collegio di più figure professionali; a tal proposito abbiamo intervistato Sandro Di Tuccio, presidente recentemente riconfermato del collegio Ipasvi per la provincia di Macerata.

Dopo una decina d’anni di impegno con le istituzioni, per gli infermieri, nasce la Fnopi, Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche. Cosa significa per la vostra professione?
Siamo in attesa della pubblicazione sulla gazzetta Ufficiale di tutti i decreti attuativi che ci diranno come organizzarci, anche se in decreto è abbastanza semplice e sappiamo già la l’elezione dei nuovi ordini entrerà in vigore nel 2020 quindi per questo triennio saremo ancora organizzati con la vecchia normativa. Ci sarà sicuramente una rappresentanza più ampia a livello nazionale, 15 consiglieri e non più solo 7; per votare i nostri rappresentnati non avremmo più l’obbligo del quorum al 10%, e verranno istituiti un maggior numero di seggi per permettere la maggior affluenza possibile tra i professionisti votanti. La possibilità di abbassare il quorum perfette una facilitazione durante le elezioni perché si tratterà comunque di ordine particolarmente numeroso e quindi con molti iscritti. Sarà possibile inoltre l’utilizzo del voto elettronico, il che potrà agevolare ancora di più l’elezione del consiglio direttivo.

L’attuale consiglio direttivo, eletto lo scorso novembre ha confermato la sua presidenza Ipasvi per il Collegio di Macerata. Quale sarà l’impegno in questo triennio e quali gli obiettivi già raggiunti?
L’infermiere viene visto come la figura classica dell’ambiente ospedaliero, all’ombra del medico; noi invece vogliamo far capire al cittadino che in realtà la nostra figura è utilmente presente in molti spazzi della vita comune. Il compito dell’infermiere non è solo quello di assistere il malato, ma anche di fare prevenzione: è fondamentale la nostra presenza nelle scuole, nei consultori, ecc..; pensiamo ad esempio alla problematica dei vaccini, l’infermiere è senz’altro una figura alla quale ci si può rivolgere per comprendere meglio la realtà della situazione, in grado di fornire informazioni scientificamente corrette.

Tra le diverse iniziative promosse da Ipasvi mi fa piacere ricordare la nostra presenza tra i bambini e ragazzi delle scuole, abbiamo donato dei libri alle biblioteche scolastiche, incontrando i bambini anche per far capire loro che l’infermiere è na figura loro amica e non è solo quello che “ti fa la puntura”. Abbiamo anche istituito un bando dedicato ai nostri colleghi colpiti dal terremoto e rimasti senza casa o senza lavoro, per poter accedere a dei contributi a fondo perduto. Per il futuro il nostro impegno è rivolto a raggiungere il maggior numero di persone per mettere in evidenza come la nostra professione sia importante non solo a livello sanitario ma anche sociale; vogliamo fare corsi gratuiti alla cittadinanza e diffondere materiale informativo scientifico attraverso i canali delle scuole, delle associazioni di volontariato, le parrocchie, ecc.. Vogliamo investire sulla ricerca e aiutare i giovani infermieri a trovare sbocchi lavorativi in Italia, perché troppi colleghi neo laureati vanno all’estero.

Che consiglio pratico può dare a un giovane che vuole oggi intraprendere la vostra professione?
Abbiamo la fortuna di avere a Macerata un polo didattico del corso di laurea in infermieristica, la sede distaccata dell’Università politecnica delle Marche. Ogni anno c’è la possibilità per 65 studenti di iscriversi al primo anno e negli ultimi anni c’è stato sempre un’aumento delle domande di partecipazione; questo ci dice che i giovani hanno capito che l’infermiere non è una figura minore in ambito sanitario, ma un professionista che studia tre anni, che compie master di ricerca, quindi una figura che in prospettiva può crescere moltissimo. Tra le attività del collegio c’è la promozione nelle scuole superiori di questo corso di laurea. A un giovane farei presente che il lato umano ed empatico della nostra professione è molto importante e non va mai abbandonato ma non esiste solo quello; oggi le nuove tecnologie richiedono una conoscenza e un livello tecnico molto elevato. L’infermiere non deve solo assistere fisicamente o emotivamente il paziente ma essere sempre pronto a evolversi ed adeguarsi a progressi della scienza.

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