Sabato 20 gennaio è iniziato il primo incontro del Cammino missionario aperto a tutti i giovani e, non solo, del territorio, proposto dall’Associazione Sermigo e dal Gruppo Eumega.

Quindici i nuovi volti che si sono affacciati all’esperienza, tutti ricchi di motivazione e interesse curiosi, pronti a mettersi in gioco con generosità e disponibilità. L’incontro, che si è svolto nella Parrocchia dei Frati Minori di Macerata, è iniziato con le parole di papa Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura».

Ogni nuova esperienza, infatti, è portatrice di emozioni contrastanti e spesso alla spontanea curiosità si mescola il timore dell’ignoto. Ma «non abbiate paura» è anche l’invito che in tutto il pomeriggio ha accompagnato i diversi momenti dell’incontro, perché ciò che sempre dà radici alla paura è l’assenza di conoscenza e la facile via del pregiudizio. Il senso del cammino missionario, il progetto proposto, è ben sintetizzato dalle parole di Dom Helder Camera, vescovo brasialiano che ha speso una vita per i poveri: «Missione è partire, camminare, lasciare tutto, uscire da se stessi, rompere la crosta di egoismo che ci chiude nel nostro Io. È smettere di girare intorno a noi stessi come se fossimo il centro del mondo e della vita. È non lasciarsi bloccare dai problemi del piccolo mondo al quale apparteniamo: l’umanità è più grande». La paura quindi si supera facilmente quando si esce da se stessi e ci si scopre parte dell’umanità intera.

Tre le parole che hanno tracciato il solco di questo primo incontro: conoscere, conoscersi e soprattutto non aver paura dei propri limiti, o dei bisogni che spesso ci legano a terra, perché la vita è davvero vissuta quando sa librarsi sulle ali delle proprie passioni. I ragazzi infatti dopo aver ascoltato la mission e la storia di ogni Associazione missionaria, sono stati invitati a presentarsi scegliendo degli oggetti messi a loro disposizione e confrontandosi sulle loro passioni.

Una candela costruita ad hoc con un bicchiere di vetro, dei sassolini, uno stoppino e della cera liquida, ha fatto da cerniera simbolica a tutto l’incontro: tutti noi siamo fatti di bisogni che ci limitano e di passioni che aprono strade a orizzonti. Sta a noi decidere se usare anche i nostri bisogni, per accendere la luce delle nostre passioni. “Il conoscimento e il possesso di se medesimo suol venire o da bisogni e infortuni, o da qualche passione grande, cioè forte; e per lo più dall’amore.” Con questa frase di chiara memoria leopardiana si è chiuso l’incontro, dando a tutti appuntamento al 3 febbraio, presso la struttura dei Salesiani, per continuare il cammino con un altro passo: “Partire è un po’ morire”.

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