Con papa Francesco in un’epoca tra «resilienti» e cercatori di verità

Un grande segno dei tempi è che i” cercatori” sia nel campo dei credenti che in quello degli atei stanno aumentando

Proponiamo un articolo apparso sul sito dell’Unità Pastorale 03 Immacolata – Santa Croce a firma di Luigi Taliani

Ho ancora nella mente e nel cuore la “vicenda” dei Magi che abbiamo celebrato recentemente. Anche oggi è un’epoca di “cercatori”. Due grandi papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, hanno concluso degnamente una lunga epoca della storia della Chiesa. Papa Francesco ha ricevuto l’impegnativo compito di guidare la Chiesa in questo nuovo “crocevia” di incontro di civiltà e di culture diverse in un momento in cui non è ancora chiaro se questa interconnessione alla fine porterà al dialogo o a lungo uno scontro apocalittico di civiltà.

Sono convinto che Papa Francesco abbia udito la stessa frase del suo omonimo otto secoli fa: “Francesco va e ripara la mia Chiesa”. Papa Benedetto ha fatto di tutto perché la casa della Chiesa, come il tempio di Gerusalemme, includesse il “Cortile dei Gentili” dove coloro che hanno fede in un “Dio sconosciuto” possano in qualche modo alla vita della grande famiglia della Chiesa. È stato in un certo senso un ulteriore passo avanti sulla via tracciata da Giovanni Paolo II con con lo storico incontro dei rappresentanti delle religioni di tutto il mondo ad Assisi: papa Benedetto ha invitato anche gli agnostici e “i nostri fratelli atei” e ha suggerito di accettare Dio almeno come ipotesi, di vivere “come se Dio fosse”.

Il cardinale Bergoglio, poco prima di essere eletto Papa, ha parlato di Cristo che secondo la Scrittura “sta alla porta e bussa” ma oggi, ha detto Bergoglio, Cristo sta bussando alla porta della Chiesa dall’interno, vuole uscire fuori. Indubbiamente la casa della Chiesa necessita di molte riparazioni. Ma la riforma più importante deve avvenire nella mentalità dei cristiani: bisogna uscire fuori, non solo passando i confini istituzionali della Chiesa ma aprendo le porte del nostro pensiero e della nostra immaginazione, incontrando coloro che “non camminano con noi”. “Lasciare la pecora devota per cercare le altre 99″.

Gesù parla del pastore che deve lasciare 99 pecore per andare a cercare una sola pecora perduta: papa Francesco aggiunge che il pastore di oggi deve lasciare una sola pecora devota per andare a cercare le 99 che si sono perdute. Fino ad oggi, la Chiesa ha preparato i suoi servitori soprattutto alla cura pastorale del suo gragge disciplinato o alle missioni per ricondurre al gregge le pecore perdute. Nel futuro nel quale siamo ormai entrati, la Chiesa avrà un terzo compito, completamente diverso: accompagnare coloro che cercano.

I “cercatori” sono la categoria in crescita.

Secondo alcuni sociologi, oggi la maggiore linea di divisione non è tra “credenti” e “non credenti” ma tra”residenti” e “cercatori”. Un grande segno dei tempi è che i” cercatori” sia nel campo dei credenti che in quello degli atei stanno aumentando. Coloro “che non camminano con noi”, che hanno lasciato la casa della Chiesa o che non l’hanno mai trovata, non possono essere affrettatamente definiti atei, non credenti o “cattivi credenti”. Molti di loro sono cercatori. Tuttavia noi non possiamo presentarci a questi cercatori come “detentori della verità”.

Potremo intenderci solo quando prenderemo sul serio l’immagine della Chiesa come comunità di pellegrini. Non si tratta di cercare di integrare i “cercatori” nei confini istituzionali e mentali della forma attuale della Chiesa. Forse, per provvedere alla necessaria riparazione della casa di Dio bisogna aprire in modo radicale i confini mentali dei cristiani e prima di tutto ascoltare con attenzione e rispetto, senza un frettoloso e zelante proselitismo, le esperienze di coloro che camminano lungo sentieri per noi nuovi e sconosciuti.

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