di Maria Antonella Marino

Anche quest’anno il 27 gennaio, molte famiglie e giovani hanno partecipato a Recanati (Parrocchia Cristo Redentore) alla 18^ Marcia della Giustizia e della Pace Recanati-Loreto, organizzata dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e del lavoro e da alcune associazioni (ACI, Acli, Sermit, Sermir, Agesci), patrocinata dal Consiglio Regionale, con il grande impegno di don Rino Ramaccioni che l’ha ideata, con la collaborazione della comunità di Sant’Egidio, segno e testimonianza di un’esperienza di condivisione dei valori della solidarietà, della fraternità, della verità, della giustizia, della pace.

Il tema conduttore è stato il Messaggio di Papa Francesco pubblicato in occasione della Giornata Mondiale della Pace, che ricorre nel mese di gennaio, da 51 anni per volere del beato Paolo VI, dal titolo: «Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace».
Alla partenza in chiesa Cristo Redentore di Recanati, dopo il saluto del vescovo diocesano Nazzareno Marconi e del Sindaco del comune di Recanati Francesco Fiordomo, si sono succedute le testimonianze del prof. Alberto Quattrucci, segretario generale di «Uomini e Religioni», che per la Comunità di Sant’Egidio è impegnato nella missione umanitaria, con aiuti di emergenza ai profughi Rohingya in Bangladesh, e di Antoine Dengayeh un giovane di Aleppo (Siria), con un esperienza drammatica segnata dalla guerra, giunto da tre mesi in Italia attraverso i corridoi umanitari, definiti da Quattrucci «un sogno possibile e intelligente», perché consentono l’ingresso in sicurezza di persone in condizioni di vulnerabili, evitando viaggi rischiosi per la vita.

A fare da intermediazione all’arrivo di Antoine per la comunità di Sant’Egidio è stata una giovane recanatese Sara Fioretti, anima appassionata della Marcia. Ha commosso e fatto gioire tutti i partecipanti l’espressione di gratitudine di Antoine a lei rivolta, strappato dalla sua storia buia e ora carico di futuro.

Alla rotonda dell’Istituto Tecnico Industriale, dopo il lancio dei palloncini colorati da parte dei tanti bambini intervenuti, i pellegrini si sono uniti alla staffetta di lettura dall’alba al tramonto del diario di Anna Frank, iniziativa promossa, nel giorno della memoria della Shoah, dal Comune di Recanati, dall’Istituto di Storia Patria di Macerata, dall’ANPI, con il Patrocinio della Regione Marche, ascoltando la toccante lettura della lettera di Anna Frank del 15 luglio 1944, affidata alla voce di Asia, una giovane liceale della parrocchia.

Il cammino dei pellegrini verso la santa Casa di Loreto guidato da Graziella Mercuri, già delegata regionale dell’Azione cattolica, è stato illuminato dai falò e dai quattro verbi, “i pilastri” indicati dal papa nel Messaggio per giungere alla pace, che sono stati i temi delle testimonianze: “accogliere” con la testimonianza di Giacomo Sabbatini, un giovane imprenditore edile volontario in una delle Case famiglia della comunità Papa Giovanni XXIII a Tolentino; “proteggere” con la testimonianza di Sammy Kounon dell’ANOLF di Macerata; “promuovere” con la testimonianza di Fabrizio Bulleri, un giovane venezuelano del progetto Policoro di Fermo; “integrare” con la testimonianza di Anna Lisa del Bello, sindaco di Camerano e anche assessore ai servizi sociali.

A Loreto in Basilica, presente anche il Sindaco di Loreto, i pellegrini si sono uniti prima in preghiera, guidati da don Giordano Trapasso, assistente ecclesiastico dell’azione cattolica, poi hanno ascoltato la testimonianza di Asmae Dachan (giornalista siriana) che ha sottolineato il valore ecumenico della marcia, e la meditazione del Prof. Alberto Quattrucci [Cfr. Apocalisse 21,1-4] che ha squarciato il silenzio della Basilica, facendo memoria degli orrori della Storia di ieri e di oggi, ma con il cuore infiammato dal sogno della pace.

«In questo giorno della memoria di Auschwitz – ha detto Quattrucci -, abisso del male e simbolo drammatico della sofferenza umana, noi ricordiamo di fronte al Signore tutti color che soffrono e subiscono la forza del male in questo mondo, ieri come oggi perché il domani sia diverso, sia un domani di pace per tutti, nessuno escluso»

E il racconto e l’esperienza esistenziale di Quattrucci, ha condotto i pellegrini nei luoghi del Myanmar, dove recentemente si è recato anche il Papa, nei campi profughi Rohingya, quasi un milione di persone fuggite dal Myanmar per salvarsi la vita. Nei campi profughi i Rohingya vivono in ripari fatti con canne di bambù e pezzi di plastica, dove scarseggiano l’acqua potabile e il cibo. Uomini e donne, anziani e tanti bambini (500.000), un popolo senza cittadinanza, il più numeroso popolo di apolidi nel mondo, che non esiste, che non ha diritti, “si tratta della pulizia etnica del nostro secolo”. Di fronte al panorama di sofferenze, di violenze, di guerre e conflitti, al cammino faticoso del popolo di migranti e rifugiati del nostro tempo che cerca pace e futuro, la Parola di Dio ascoltata, dall’Apocalisse di san Giovanni apostolo, ha donato ai pellegrini parole di luce e di speranza. Luce, come sottolineato da Quattrucci, che non evita, ma guarda al Male e che tocca le corde del cuore di ognuno, perché nessuno resti insensibile al grido dei tanti poveri, oppressi e sofferenti nel mondo, “profeti del nostro tempo”. Luce che spinge ad abbattere muri e confini, che sola potrà metterà all’opera gli uomini, rendendoli cooperatori di pace di quel Dio che “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”, che farà ritrovare ad ognuno l’essenziale: l’amicizia, la solidarietà, la fraternità, e la convivenza pacifica per la costruzione della grande famiglia umana.

E il sogno e la visione di san Giovanni di un “ un cielo nuovo e una terra nuova” diventerà realtà. Con questa meditazione nel cuore, consapevoli di essere responsabili del bene di tutti, i partecipanti alla “marcia” Recanati-Loreto, hanno sostenuto un gesto di solidarietà concreta a favore del popolo Rohingya, unendosi fraternamente agli amici della Comunità di Sant’Egidio.

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