Don Alberto Forconi (Centro Diocesano Missionario): «A Macerata due tipi di immigrazione»

Il parroco di Santa Croce spiega come in città si affianchi la realtà di famiglie integrate da anni e la difficile gestione dei nuovi sbarchi

Alcuni passaggi dell’intervista a don Alberto Forconi, parroco di Santa Croce a Macerata e direttore del Centro Diocesano Missionario, concessa ai microfoni di EmmeTv domenica 4 febbraio.

Don Alberto, che domenica è stata per la città di Macerata e per la sua parrocchia?
Abbiamo svolto una riflessione molto ampia, perché la prima parte degli avvenimenti cruenti si sono svolti proprio qui, nella zona della parrocchia, con l’uccisione di Pamela Mastropietro in Via Spalato, e poi la sparatoria. La comunità parrocchiale ha partecipato in maniera più profonda alla celebrazione di oggi proprio perché si celebrava la Giornata della vita che è stata preceduta da avvenimenti contro la vita: l’uccisione di questa ragazza e poi il ferimento dei sei stranieri. Nelle nostre celebrazioni abbiamo ricordato la frase di Gesù in croce: “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”. Abbiamo pregato perché il mondo sappia svegliarsi e, logicamente, per le vittime.

Che tipo di immigrazione può notare e come può descrivere, in tal senso, la realtà maceratese che lei conosce da vicino?
Riguardo alla realtà dell’immigrazione devo precisare che si tratta di due ambienti diversi. C’è una parte di immigrati che sono qui da vari anni che lavorano, che mandano i figli a scuola, che hanno una famiglia e che si ritrovano nella comunità cattolica, perché c’è un sacerdote nigeriano che celebra la Messa per loro tutte le domeniche, come pure altri gruppi come anglicani. Poi ci sono le persone provenienti dagli ultimi sbarchi, che sono arrivati da qualche mese e in attesa di una documentazione. Nono sono integrati e non c’è simbiosi, sia per il problema della lingua, ma anche della cultura e della mentalità. Questo crea diffidenza, una distanza che non è facilmente superabile.

I fatti successi a macerata, partendo dall’omicidio di Pamela, indirizzano verso la semplificazione “immigrato-illegalità”…
Sarebbe difficile generalizzare e saremmo in errore se generalizzassimo tutto. Il fatto di ieri (sabato, ndr.), della sparatoria compiuta da una persona fuori di sé, come il fatto del giovane che ha squartato questa povera nostra sorella, è qualcosa di anomalo e al di fuori di ogni fantasia, di ogni immaginazione. Per questo non possiamo generalizzare due cose che sono di per sé fuori dal normale, dal comune, dall’accettabile.

Quali soluzioni si sente di suggerire alla città di Macerata per non alimentare l’odio?
È una sfida difficile. Questi due avvenimenti portano a domandarci se stiamo facendo qualche cosa di efficace e cosa dovremmo fare domani, anche come comunità parrocchiale. Mi auguro che questi fatti, pur negativi sveglino un po’ in tutti verso qualcosa di serio da fare insieme, gli uni insieme agli altri, mai gli uni contro gli altri.

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