Film. The shape of water: quando la paura prevale sull’amore

“The shape of water” è ambientato a Baltimora nel 1962, l’anno dell’assassinio di Kennedy, nel pieno della Guerra Fredda, tra la paura di un lancio missilistico e dei pregiudizi razzisti

«Credo che la fantasia sia un genere estremamente politico, ma la prima scelta politica è scegliere l’amore sulla paura. Viviamo in un momento in cui la paura e il cinismo sono utilizzati in un modo estremamente persuasivo. Il nostro primo dovere quando ci svegliamo la mattina è credere nell’amore». Sono le parole di Guillermo del Toro durante la conferenza stampa alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia dove con il suo film “The shape of water – La forma dell’acqua” ha vinto il Leone d’oro.

Elisa, interpretata da Sally Hawkins, è la “principessa senza voce”, orfana, affetta da mutismo e con delle strane ferite sul collo. Ha due amici, il vicino di casa Giles, un dolce Richard Jenkins, con il quale guarda i musical degli anni ‘50 con Doris Day e Zelda, il premio Oscar Octavia Spencer, insieme alla quale lavora come donna delle pulizie in un centro di ricerca aerospaziale. Una notte, al laboratorio, viene portata una creatura marina antropomorfa catturata da qualche parte in Amazzonia e sottoposta ad esperimenti da parte del Dr Hoffstetler e di torture da Strickland, il capo della sicurezza.

Durante un turno, di nascosto, Elisa si avvicina alla vasca in cui è imprigionata la creatura, gli porge un uovo sodo e gli insegna a comunicare con il linguaggio dei segni.
Nasce così tra i due un sentimento d’amore. Le musiche di Alexander Desplat escono dal film come un flusso d’acqua, costruiscono una bellissima favola fatta anche di colori, come dice il regista: «La casa di Elisa ha dei colori subacquei, il verde, l’azzurro, i muri sono corrosi dall’acqua mentre nell’appartamento di Giles, indipendentemente dall’ora, la luce è dorata».

Elisa e Giles sono due mondi diversi uno accanto all’altro, come due parti dello stesso cervello. “The shape of water” è ambientato a Baltimora nel 1962, l’anno dell’assassinio di Kennedy, nel pieno della Guerra Fredda, tra la paura di un lancio missilistico e dei pregiudizi razzisti, ma è una di quelle storie senza tempo e come dice del Toro «parla dei problemi che abbiamo oggi, in cui si sceglie la paura invece che l’amore».

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