Infanzia. Save the Children: nel mondo 1 bambino su 6 vive in zone colpite dai conflitti

Siria, Afghanistan e Somalia – emerge dal rapporto – si trovano in cima alla classifica dei 10 paesi segnati dalla guerra dove è più difficile essere bambini e dove le conseguenze sulla loro vita sono ancora più gravi

Mentre proseguono i bombardamenti dell’area di Ghouta in Siria, l’Organizzazione lancia il nuovo rapporto “Guerra ai bambini”: tra il 2005 e il 2016, oltre 73mile minori uccisi o mutilati; circa 50.000 costretti a unirsi a gruppi o forze armate; 17.500 casi verificati di stupri e violenze sessuali contro i bambini; oltre 14.000 casi di rapimenti e sequestri e più di 15mila attacchi contro scuole e ospedali. Nel mondo, 27 milioni di minori tagliati fuori dall’educazione a causa dei conflitti.

Più di 357 milioni di bambini – 1 su 6 al mondo – vivono attualmente in zone colpite dai conflitti, un numero cresciuto di oltre il 75% rispetto all’inizio degli anni ’90, quando i minori in tali contesti erano 200 milioni. Circa 165 milioni– quasi la metà del totale – si trovano in aree caratterizzate da guerre ad alta intensità, costretti a fare i conti con sofferenze inimmaginabili. La Siria è il paese in cui è più difficile vivere per i bambini che si trovano in aree di conflitto, come testimoniato dall’ennesimo attacco che in queste ore si sta svolgendo nell’area di Ghouta, dove stanno perdendo la vita centinaia di civili, tra cui molti bambini.

Bambini e bambine che vengono uccisi, mutilati, rapiti, stuprati, che vedono le loro scuole e le loro case distrutte dai bombardamenti, che vengono reclutati forzatamente nei gruppi e nelle forze armate e che sono tagliati fuori dall’educazione e dall’accesso a cure mediche. Questa la denuncia del nuovo rapporto di Save the Children “Guerra ai bambini”, lanciato dall’Organizzazione che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro, in collaborazione con il Peace Research Institute di Oslo.

La crescente urbanizzazione delle guerre, l’utilizzo di armi esplosive in aree popolate e la natura più complessa e protratta dei conflitti moderni, che hanno messo civili e in particolare i bambini in prima linea, rappresentano le cause principali del peggioramento delle condizioni dei bambini nei conflitti. In particolare, vengono utilizzate tattiche sempre più brutali per colpire i più piccoli, come i bombardamenti diretti alle scuole o sugli ospedali, o l’utilizzo sempre più intenso di bombe a grappolo, a barile o ordigni esplosivi improvvisati, che vedono i bambini essere le prime vittime.

Siria, Afghanistan e Somalia – emerge dal rapporto – si trovano in cima alla classifica dei 10 paesi segnati dalla guerra dove è più difficile essere bambini e dove le conseguenze sulla loro vita sono ancora più gravi. A seguire Yemen, Nigeria, Sud Sudan, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, Sudan e Repubblica Centrafricana, mentre Medio Oriente e Africa risultano le macro-regioni che registrano i tassi più alti al mondo di minori che vivono in aree colpite da conflitti (più di 1 su 3 – 39% – nella regione mediorientale, 2 su 5 – 21% – nel continente africano).

Il rapporto “Guerra ai bambini” è disponibile al link: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/war-children.

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