di Marco Montecchiari

(foto Carlo Torresi)

Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Imparate che cosa vuol dire: misericordia io voglio e non sacrifici.

Se dovessi scegliere un’immagine per ricordare don Mario Ramaccioni, dopo i tanti anni trascorsi al suo fianco nell’animazione pastorale della parrocchia Sacro Cuore, mi

(foto Carlo Torresi)

soffermerei su questo versetto del Vangelo di Matteo (9,12-13), perché mi sembra che egli avesse fatto dell’accoglienza spirituale il suo tratto irrinunciabile.

Da seminarista seguiva di nascosto il quindicinale “Adesso” di don Primo Mazzolari e da giovane prete visse il fermento

(foto Carlo Torresi)

conciliare con grande partecipazione, cogliendone in pieno lo spirito di rinnovamento; la Chiesa della quale si sentiva parte era una Chiesa estroversa, che non temeva di confrontarsi con la contemporaneità, che desiderava incontrare tutti.

Seppur diretto nei modi, che gli provenivano da una modesta famiglia di paese, possedeva una grande apertura mentale; chi si rivolgeva a lui trovava un ascoltatore dal cuore buono, capace di farsi prossimo e in grado di alleviare il peso delle traversie della vita. Non faceva

(foto Carlo Torresi)

preferenza di persone, non condannava, invitava alla conversione: «Christianus alter Christus», secondo Tertulliano.

Don Mario, non posso tacerlo, era conosciuto da tutti per le sue prediche noiose ed interminabili: nonostante in tanti glielo facessero notare, egli tirava dritto per la sua strada:

(foto Carlo Torresi)

l’omelia doveva essere un tempo condiviso con la Parola di Dio, semplice, uno spazio nel quale leggere, rileggere, sostare con il Vangelo.

Ci sono momenti nella vita nei quali ci si ferma per esaminare la strada percorsa. Ringrazio il Signore per avermi messo accanto un parroco che mi ha mostrato come vivere il Vangelo significhi camminare tra la gente, senza inutili intellettualismi. Ringrazio don Mario per la pazienza e la misericordia che non si è stancato di

(foto Carlo Torresi)

esercitare con me.

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