Passo di Treia. L’abbassamento del Potenza fa riemergere i piloni del ponte romano

Il 28 giugno 1944, l'antica struttura venne distrutta, infatti, dal passaggio delle truppe tedesche in ritirata. Il nuovo ponte fu ultimato nel 1952

Hanno collaborato Ivano Palmucci e Francesco Renzi.

Un ponte storico sospeso tra il Molino di Pollenza e Passo di Treia, territori contesi e scenari di ritirate militari non senza conseguenze. L’abbassamento del livello del fiume Potenza, dovuto a una problematica della “chiusa” più a ovest e non certo per la mancanza d’acqua in queste ore di copiosa neve, ha fatto riemergere i vecchi piloni del ponte abbattuto dai nazisti durante la Seconda Guerra mondiale.

La storia di Passo di Treia è strettamente legata al fiume Potenza, che, con la Torre del Molino e il ponte, ha costituito un elemento determinante per lo sviluppo del paese, collocato sulla riva sinistra del Potenza, sulla confluenza anche di strade provenienti dai vicini centri di Trea, Pollenza, Septempeda, Helvia Recina e Tolentinum, con un guado quasi certamente, dicono le fonti, navigabile.

Foto Francesco Renzi

Arcangelo Caracini, poeta e ricercatore passotreiese, nonché marito di Elettra, fondatrice dell’Asilo tutt’oggi esistente nella via omonima, afferma come il ponte possa risalire al periodo romano, ai primi anni dell’Impero, e ne descrive così la forma: «Il suo arco centrale conserva i caratteri delle antiche costruzioni in pietra squadrata, del tutto simile all’arco del ponte di Marmone di Pioraco, fatto costruire da Cesare Augusto».

Durante il XIII secolo il ponte fu di proprietà del nobile Guglielmo dei Marchesi Marchionni, che ne riscuoteva il pedaggio. Lo stesso Guglielmo fu costretto al restauro nel 1282 da parte del giudice della Curia generale della Marca. Una pianta topografica del ponte è visibile poi in un contratto di vendita di alcuni beni del Monastero di Rambona del 1375. Passano pochi anni e i documenti dell’Accademia Georgica di Treia riportano dei contrasti con Monte Milone (l’odierna Pollenza) da parte della comunità di Montecchio (Treia) per il ponte sul fiume Potenza, detto “di Montefranco”.

Quello che non fecero i barbari, misero in atto i nazisti quasi sei secoli dopo. Il 28 giugno 1944, il ponte venne distrutto, infatti, dal passaggio delle truppe tedesche in ritirata.

La struttura del nuovo ponte

La struttura in pietra venne così necessariamente sostituita da una passerella in legno; ciò fino a quattro anni più tardi, il 3 giugno 1948, quando si decide di costruire il nuovo ponte sulla stessa posizione del vecchio, senza però poterne utilizzare i pilastri, riemersi oggi, visto il danneggiamento delle fondamenta.

La locandina della mostra del 2005 con la foto del ponte romano

A differenza del vecchio ponte, il progetto prevede una struttura a una sola arcata centrale di 40 metri e due archi laterali di 5 metri, per un costo di lire 23.770.000. I lavori vengono aggiudicati dall’impresa Giovanni Manoni di Senigallia, alla quale subentra nel 1950 la ditta Alessandro Girolomini, sempre di Senigalli, e termineranno nel 1952, con tre anni di ritardo rispetto a quanto previsto.

Da allora, anche il nuovo ponte ha visto passare molta “acqua” e, fortunatamente, nessun altro evento bellico, ma alla storia piace fare ogni tanto capolino. Anche stavolta lo ha fatto tra la neve, come quando questa si sciolse facendo ritrovare a don Otello Patrassi (leggi qui) il quadro della Madonna del Ponte, cara ai passotreiesi, dopo il furto sacrilego dell’11 gennaio 1942.

Fonti:
Documenti pubblicati durante la mostra “Passo Treia intorno al Ponte”, 2005;
Macerata e il suo territorio – Archeologia Urbanistica, a cura di M. Moretti e A. Bittarelli, 1984, Cassa di Risparmio di Macerata;
Arcangelo Caracini, Il Passo di Treia, s.d. Tip. Maceratese;
Perg. Archivio St. Treia, Accademia Georgica.

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