LA PAROLA DI DIO
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28-34)
In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi». Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

MEDITIAMO
Uno scriba e Gesù si scambiano delle parole che possono sembrare banali per degli Ebrei, poichè costituiscono l’inizio della formula usata normalmente per la preghiera quotidiana di ogni buon ebreo. Ogni mattina infatti Israele prega dicendo: “Ascolta Israele…”. Ma queste parole hanno per questi due interlocutori una tale profondità che si scoprono intensamente vicini, partecipi della stessa passione per Dio e per il suo Regno. Quando la parola della preghiera diventa impegno di vita porta un frutto ricchissimo.

UNA PAROLA DI LUCE
In ogni piccola cosa c’è un angelo. (Georges Bernanos)

UNA STORIA PER RIFLETTERE

Un giorno un discepolo disse al suo maestro di spiritualità: «Se uno porge l’altra guancia, e se uno, a chi gli chiede il mantello, dà anche la tunica, non rischia, di passare per “fesso”?». «Sì, è così!», disse il maestro. «Rischia di essere preso per “fesso”!».
“E, allora?”. “Allora, gli può essere utile, pregare, con queste parole…”.
«Gesù, noi siamo i “soliti fessi”! Quelli che, “al dunque”… non si tirano mai indietro! Quelli che non trovano mai la scusa, per dire: “Non sono potuto venire!”. Quelli che: “Ormai, ci siamo impegnati: non possiamo, tirarci indietro!”. Quelli che si ritrovano, “sempre gli stessi”, a lavorare, e a “sgobbare”…
Quelli che devono inghiottire amari bocconi, perché gli altri, oltre a non lavorare, ti prendono anche in giro: e, magari, quando è tutto finito, dicono pure, che siamo stati noi, a voler fare da soli!
Gesù, è dura…
Siamo sempre in tanti, a proporre, progettare, programmare, ma, poi, a lavorare, chi scappa di qua, chi fugge di là, chi non può, chi non si ricorda;
chi si lamenta: “Potevi, anche, ricordarmelo!”.
E, noi, siamo i “soliti fessi”… Ci arrabbiamo! Giuriamo, che: “Questa, è l’ultima volta! Non ci cascheremo, più!”. Ma, poi, ci siamo ancora, anche se altri si sono presi il merito, anche se ci hanno riso dietro, anche se ci hanno pesantemente criticato…
Gesù, noi ci siamo ancora: ci siamo, sempre! Perché non siamo soli…
Ci sei, sempre, anche tu! Tu non hai mai tagliato la corda: non hai mai scaricato, sugli altri! Gesù, aiutaci, a stare in tua compagnia!
Aiutaci, ad essere i “soliti fessi”…».

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