Lunedì della quinta settimana – San Giuseppe

19 marzo

LA PAROLA DI DIO
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,16.18-21.24)
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo.

MEDITIAMO
Giuseppe è qualificato come “Giusto” perché si sforza, in una situazione molto complessa, di trovare il comportamento retto. Vuol rispettare la legge di Dio, ma non vuol condannare Maria in mancanza di prove certe. Giuseppe è l’uomo che cerca la verità e perciò sta perennemente in ascolto della Parola di Dio. È così attento a tutto, che sa riflettere anche su ciò che ascolta in un sogno e trova così la via del bene e della salvezza.

UNA PAROLA DI LUCE
Chi si pente ama, ed amando appartiene già a Dio. (Fëdor Dostoevskij)

UNA STORIA PER RIFLETTERE
C’era una volta, un narratore! La sua giornata era fatta di tanti impegni, vissuti senza lasciarsi vincere dagli affanni e dalle preoccupazioni. Felice di niente, con la testa sempre piena di sogni. Ma il mondo gli pareva grigio, brutale, arido di cuore, malato d’anima… E ne soffriva!
Un mattino, mentre attraversava una piazza assolata, gli venne un’idea! «E se raccontassi loro delle storie? Potrei raccontare il sapore della bontà e dell’amore, li porterei sicuramente alla felicità!».
Salì su una panchina, e cominciò a raccontare, ad alta voce. Anziani, donne, studenti, bambini, si fermarono un attimo ad ascoltarlo, poi si voltarono e proseguirono per la loro strada…
Il narratore, ben sapendo che non si può cambiare il mondo in un giorno,
non si scoraggiò! Il giorno dopo tornò nel medesimo luogo, e di nuovo lanciò al vento le più commoventi parole del suo cuore. Nuovamente della gente si fermò, ma meno del giorno prima. Qualcuno rise di lui! Altri, cinicamente, commentarono tra sé: «Che illuso ed ingenuo, non ha ancora capito che, tutti questi bei discorsi, non si possono vivere! Che si svegli, la vita è tutt’altra cosa!». Qualcun altro lo trattò da pazzo, fanatico. Ma lui continuò, imperterrito, a narrare.
Ostinato, tornò ogni giorno sulla piazza per parlare alla gente, offrire i suoi racconti d’amore e di quelle voci che abbiamo dentro, e che ci parlano di cieli azzurri e aria pulita, di sogni e di batticuori, di voglia di abbracciarsi e piangere insieme…
Ma i curiosi si fecero rari e, ben presto, si ritrovò a parlare solo alle nubi e alle ombre frettolose dei passanti, che lo sfioravano appena. Ma non rinunciò! Scoprì che non sapeva, e non desiderava far altro che raccontare le sue storie, anche se non interessavano a nessuno.
Cominciò a narrarle ad occhi chiusi, per il solo piacere di sentirle, senza preoccuparsi di essere ascoltato. La gente lo lasciò solo dietro le palpebre chiuse! Passarono degli anni…
Una sera, d’inverno, mentre raccontava una storia prodigiosa nel crepuscolo indifferente, sentì qualcuno che lo tirava per la manica. Aprì gli occhi, e vide un ragazzo!
Il ragazzo gli fece una smorfia beffarda: «Non vedi che nessuno ti ascolta, non ti ha mai ascoltato, e non ti ascolterà mai? Perché diavolo vuoi perdere, così, il tuo tempo?». «Amo i miei simili!», rispose il narratore. «Per questo, mi è venuta voglia di renderli felici!». Il ragazzo ghignò: «Povero pazzo, lo sono diventati?». «No!», rispose il narratore, scuotendo la testa. «Perché ti ostini, allora?», domandò il ragazzo, preso da una improvvisa compassione.
«Continuo a raccontare! E racconterò fino alla morte! Un tempo, era per cambiare il mondo…». Tacque, poi il suo sguardo si illuminò. E disse ancora: «Oggi racconto, perché il mondo non cambi me!».

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