Dopo voto: lo scenario è cambiato, ma tanti nodi resistono

Se oggi rischiano di andare al governo dei partiti di plastica, con un leader e un gruppo di alleati in affari, oppure partiti costruiti al computer a base di voti elettronici facilmente manipolabili, non li si contrasta per il bene dell’Italia mettendosi al loro livello … Aiutiamoci ad ascoltare e poi a dare voce alle situazioni vere… Aiutiamoci a dare una voce sincera al nostro territorio, a comunicare di più, non solo con messaggini e Facebook dando subito giudizi taglienti e saccenti, ma raccontando cosa accade e cosa la gente chiede. Fare Politica significa prestare attenzione all’altro che vive con noi e al creato datoci in custodia, a partire dal sottopassaggio imbrattato, nel piccolo mondo che ci circonda».

Non si tratta di cose scritte dopo il 4 marzo; risalgono allo scorso novembre, a una lettera che ho indirizzato alla nostra Azione cattolica, ma mi sembra che il recente ribaltone elettorale ne confermi l’attualità. Resto convinto che molti nelle urne abbiano reagito alla percezione di essere stati “dimenticati” nella rappresentazione mediatica e politica del terremoto e poi, dopo i fatti delittuosi, di essere stati “usati” come palcoscenico elettorale. Così la gente ha cercato qualcuno che apparisse vicino, normale, interessato ai problemi quotidiani più che a disquisizioni ideologiche. E questo ha fatto sì che, come in passato ci si turava il naso prima di votare certi impresentabili, molti non abbiano dato peso alle sparate razziste o alla strumentalizzazione di simboli sacri fatta da Salvini, come a promesse assistenzialistiche esagerate, incompatibili con la reale situazione dei conti pubblici, che hanno strumentalizzato il profondo disagio del Sud Italia da parte dei 5 stelle.

Credo che siamo alla fine di una classe politica e di un pensiero politico, e i partiti legati a una Europa collocata sul confine tra Oriente e Occidente non ci sono più.

Anche se i caratteri di una nuova politica non appaiono ancora definiti, alcuni elementi mi sembrano acquisiti: bisogna ripartire dal territorio, dalle sue potenzialità, dal confronto con le persone, dalla trasparenza nelle decisioni, da una semplificazione delle burocrazie e dall’apertura a un mondo che si è fatto grande e con cui dobbiamo trovare vie di dialogo. Va superato un sistema sociale basato sul sospetto e sul giustizialismo, quello che nel nostro Paese ha affidato alla magistratura un potere eccessivo.

La politica – che come diceva Paolo VI è «l’arte del possibile» – è lo spazio delle decisioni per far funzionare le cose, consapevoli di limiti e rischi. Rincorrere sempre la perfezione e la purezza rischia di non far realizzare nulla. In questo tempo segnato dal terremoto ho visto decisioni forse non perfettissime, ma decisive per rispondere alle urgenze, bloccarsi perché un funzionario non voleva rischiare di essere poi accusato di non aver rispettato minuziosamente il dettaglio di norme “bizantine” quando non contraddittorie. Sogno un’Italia in cui si possa provare a fare le cose e si venga giudicati con verità e misura sui fatti. Il Vangelo dice che: «l’albero si giudica dai frutti», non da quante marche da bollo ci sono sul tronco.

Non credo nelle bacchette magiche, né che fino a ora il mondo sia stato popolato di imbecilli. I problemi sono complessi e le soluzioni vanno cercate assieme, ascoltandosi reciprocamente.

Il nostro è un territorio che deve decidere cosa vuol diventare. Il capoluogo non è più una città amministrativa perché i sistemi amministrativi degli anni 50 non ci sono più. Non può essere solo un campus universitario. Non può diventare solo un centro turistico e artistico “chic”: non è Firenze! Senza coltivare illusioni, si cominci col potenziare i collegamenti, migliorando gli accessi stradali. Si porti rapidamente ovunque la fibra ottica accelerando i programmi già avviati. Si incentivi il sorgere di spazi condivisi di lavoro con strumentazioni tecnologiche avanzate, favorendo esperienze di coworking… Se ai giovani laureati si facilitasse tutto questo dentro centri storici di città e borghi, questi ne trarrebbero beneficio e il nostro territorio ne ricaverebbe una spinta positiva.

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