La festa di Pasqua, come tutte le feste tradizionali, porta con sé i ricordi dell’infanzia. Al centro delle celebrazioni pasquali di una volta c’era l’uovo, non l’uovo di cioccolato del consumismo contemporaneo, ma l’uovo di gallina, rassodato e colorato in vari modi. Al centro della tavola della colazione di Pasqua stava il cestino di vimini con le uova, colorate dorate o rossicce, grazie al trucco di rivestirle con le foglie della cipolla o di altre erbe, prima di immergerle nell’acqua bollente.

Dietro le nostre tradizioni popolari ci sono quasi sempre messaggi religiosi, simboli significativi della fede, che nel tempo vengono dimenticati. Gli studiosi ci dicono che nei Paesi cristiani il dono di uova vere, variamente decorate con disegni o dediche, è correlato alla festa pasquale sin dal Medioevo. Il motivo è intuitivo: l’uovo simboleggia la risurrezione di Gesù dal sepolcro. L’uovo infatti somiglia a un sasso e appare privo di vita, così come il sepolcro di pietra nel quale era stato sepolto Gesù. Dentro l’uovo c’è però una nuova vita, pronta a sbocciare da ciò che sembrava morto. Il cristianesimo riprese la simbologia dell’uovo, segno di vita che vince la morte, dalla cultura greca e romana.
Nel mondo antico alcune sette insegnavano il rifiuto del corpo e della vita materiale, per inseguire un superamento della condizione umana e personale giungendo a unirsi all’energia cosmica… stranezze che ogni tanto ritornano nella storia umana; l’uovo con la sua positiva carica di vita era considerato pericoloso, tanto che gli adepti non dovevano assolutamente cibarsene.

È invece soprattutto nel cristianesimo orientale dell’Ortodossia, molto appassionato al valore dei simboli, che l’uovo pasquale ha grande e positiva rilevanza. Dai nostri fratelli ortodossi abbiamo appreso anche l’usanza della “battaglia delle uova”. Aprendo la colazione di Pasqua ognuno sceglie un uovo sodo e prova a rompere con quello le uova degli altri commensali; si giunge così a trovare l’uovo più robusto, segno di forza e di benedizione, perché la vita risorta vince sulla morte.

Questa ricchezza simbolica delle antiche tradizioni cristiane spiega perché le uova vengono benedette a Pasqua e solitamente nel Sabato santo. Il benedizionale per questo rito propone la lettura di un brano della lettera di san Paolo ai Romani (Rm 6,4) che lega la simbologia delle uova alla vita nuova che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che scegliamo di confermare e rafforzare nella celebrazione della Veglia pasquale. Dice infatti l’Apostolo: «Per mezzo del Battesimo siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova».

È questo l’augurio più bello che mi sento di fare anche all’Italia in questo momento carico per molti di incertezze e timori: che il nostro popolo possa camminare in una vita nuova, rinnovata nel bene e nella capacità del dialogo e della costruzione comune del futuro.

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