Giornalisti maceratesi caduti nella Grande Guerra nel libro della Fondazione Murialdi

Un libro fresco di stampa, promosso dalla Fondazione Murialdi, raccoglie le storie di duecento giornalisti morti in guerra un secolo fa. Tra loro Filippo Corridoni ed Eugenio Niccolai di Corridonia, Arturo Mugnoz di Macerata e Gaetano Serrani di Tolentino

Cosa accomuna il famoso sindacalista degli inizi del Novecento, Filippo Corridoni, al suo meno noto concittadino Eugenio Niccolai ed ai suoi quasi coetanei Arturo Mugnoz e Gaetano Serrani? Sono tutti originari della provincia di Macerata, hanno tutti svolto attività giornalistica e sono tutti e quattro morti al fronte durante la Prima Guerra mondiale. Le loro storie sono state raccolte, per la prima volta insieme a quelle di altri duecento giornalisti italiani caduti nella Grande Guerra, in un libro dal titolo “Martiri di carta”. Il volume, presentato a Torino nella giornata inaugurale del “Salone internazionale del libro”, è stato curato dal giornalista Pierluigi Roesler Franz e da Enrico Serventi Longhi, assegnista di ricerca e professore a contratto alla Sapienza di Roma. Frutto di oltre sette anni di ricerche storiche in archivi di tutta Italia, il lavoro editoriale ha visto la luce con i tipi di Gaspari Editore di Udine per conto della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi”.

Oltre che dei quattro maceratesi nel libro sono presenti schede biografiche di altri sei giornalisti marchigiani caduti in guerra: Augusto Agabiti di Pesaro, Alberico Bacciarello, Lamberto Duranti e Manlio Marinelli di Ancona, Ennio Mancini di Iesi e Amilcare Mazzini di Mondolfo. Di tutti loro il libro riporta note esplicative, foto d’epoca, ritratti e mappe dei luoghi delle battaglie in cui “i martiri di carta” hanno perso la vita combattendo eroicamente per la patria. Si tratta di tutti giovani giornalisti che per professione o per passione avevano cominciato a scrivere su grandi e piccoli giornali o riviste dell’epoca, trovando poi la morte nella Prima Guerra mondiale. Personaggi in gran parte di assoluto rilievo storico e di notevole importanza, quasi tutti rimasti purtroppo fino ad oggi del tutto sconosciuti. Nel panorama storiografico e giornalistico mancava un lavoro capace di unire biografie, storia sociale, storia militare e storia politica. Il libro “Martiri di carta” è un contributo capace di interessare storici, giornalisti, appassionati e semplici lettori, anche in virtù della categoria scelta, quella dei giornalisti: storie vere, di uomini in carne in ossa, restituite grazie a una sistematica ricerca storica basata su un’ampia bibliografia, su centinaia di articoli di giornali e su documenti d’archivio.

Filippo Corridoni nacque a Pausula, oggi Corridonia, il 19 agosto 1887 e si trasferì nel 1905 a Milano per lavorare presso un’azienda metallurgica. Nella città lombarda divenne uno dei capi del sindacalismo rivoluzionario, guidando vittoriosamente importanti lotte per l’emancipazione dei lavoratori. Nel marzo 1907, fondò con Maria Rygier, giovane anarchica, il giornale Rompete le Righe, e scriveva sul giornale L’internazionale, organo della Camera del Lavoro. Successivamente fondò Bandiera Rossa e collaborava con altre due testate, Bandiera Proletaria e Bandiera del Popolo. Negli anni di Mussolini alla direzione dell’Avanti, Corridoni si convinse all’interventismo e, arruolatosi volontario, partì per il fronte il 25 luglio 1915. Morì sul Carso il 23 ottobre di quello stesso anno. Il suo corpo, scomparso nell’infuriare della battaglia, nonostante le ricerche dei compagni, non fu mai ritrovato. Dopo la morte fu decorato con medaglia d’argento, trasformata poi in oro alla memoria. Nel luogo dove è caduto, la Trincea delle Frasche, oggi lo ricorda un imponente monolite (alto 14 metri), progettato e realizzato dallo scultore di Latisana Francesco Ellero e dall’architetto Pietro Zanini, scolpito con la pietra del Carso.

Eugenio Niccolai nacque a Pausola, oggi Corridonia, il 13 Luglio 1895. Studente di giurisprudenza, si impegnò nel movimento nazionalista e si dedicò al giornalismo. Fece il corrispondente per “L’Ordine” e del “Resto del Carlino” e fu uno dei fondatori, a Macerata, dell’Associazione della Stampa. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolò e, dopo aver frequentato a Modena il corso alla Regia Scuola Militare di Fanteria, venne nominato Sottotenente e assegnato al 151° Reggimento Fanteria della Brigata “Sassari”. Per meriti fu promosso prima tenente e poi capitano di complemento.
Il 31 gennaio 1918, mentre guidava i suoi soldati, viene colpito al cuore. Il suo corpo viene recuperato solamente il giorno successivo e tumulato in un cimitero da campo. L’anno successivo gli viene concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria e nel 1924 la sua salma viene traslata nella tomba di famiglia a Macerata.

Arturo Mugnoz nacque a Macerata il 3 agosto 1889. Di temperamento esuberante e irregolare negli studi, nel 1908 Mugnoz si iscrisse alla facoltà di legge dell’università di Macerata, dove si laureò il 29 novembre 1914 con una tesi su “La riforma tributaria in Italia”. Il giornalismo per Mugnoz fu lo strumento per il proprio impegno intellettuale e politico, tanto che la parte più interessante della sua biografia si racchiude proprio nell’attività giornalistica condotta nell’arco di poco più di un quinquennio, tra gli anni dell’università e il breve periodo successivo alla laurea, fino al suo arruolamento. Le due “creature” di Arturo Mugnoz furono “L’Energia”, quindicinale fondato nel 1910 (quando era al secondo anno di Giurisprudenza) e “La Preparazione”, settimanale edito a partire dal 1913 con un più dichiarato fine politico, la collocazione nell’area laico-progressista e il duplice richiamo all’attiva partecipazione alla vita pubblica. I due giornali ambiscono, e in parte ci riescono (specie il primo), ad imporsi oltre l’ambito locale, in un periodo alquanto fiorente per la stampa maceratese. Collaborò anche al Fieramosca di Firenze, distaccandosi progressivamente dalle posizioni prezzoliniane, e seguì un gruppo di dissidenti che, guidati da Gaetano Salvemini, confluirono nel primo comitato redazionale dell’Unità. Sempre a Firenze contribuì alla nascita del foglio Risorgimento che però chiuse i battenti dopo soli sei numeri. Chiamato alle armi, raggiunse il fronte nell’ottobre 1916 e con il grado di sottotenente partecipò ai combattimenti tra l’Isonzo e il Carso. Il 28 maggio 1917 rimase gravemente ferito. In ospedale le sue condizioni peggiorarono improvvisamente e morì a Villa Vicentina (Udine) il 22 giugno 1917. Fu dapprima sepolto con gli onori militari nel cimitero di Ruda, piccola località sulla destra dell’Isonzo. Dopo la seconda guerra mondiale le sue spoglie sono state traslate nel cimitero di Treia, dove vivono i discendenti della famiglia Mugnoz-Speranza.

Gaetano Serrani nacque a Tolentino il 6 novembre 1882. All’età di 21 anni si trasferì a Roma per iniziare l’attività giornalistica, che proseguirà poi a Milano dove, dal 1914, sarà redattore de “Il Popolo d’Italia”, quotidiano fondato in quello stesso anno da Benito Mussolini per dare voce all’area interventista del Partito socialista italiano. Sposatosi a Milano, Gaetano Serrani ebbe cinque figli, tutti rimasti orfani in tenera età. Arruolatosi come sottotenente del 29° Reggimento fanteria, “Brigata Pisa”, rimase al fronte meno di dieci mesi. A seguito delle ferite riportate in un’azione bellica contro l’esercito austro-ungarico, morì il 17 marzo 1917, nell’ospedale da campo n. 76 a San Martino sul Carso, a ridosso del fronte isontino. È sepolto nel Sacrario militare di Redipuglia (tomba n. 34603). La città di Milano gli ha dedicato una via nel quartiere Greco, nel cosiddetto Villaggio dei giornalisti, una zona residenziale sorta a partire dagli anni Venti. Via Gaetano Serrani, parallela alla più nota via Lepanto, famosa per le sue case a igloo, si trova subito dopo aver percorso la via intitolata a Eugenio Torelli Viollier, fondatore del Corriere della Sera.

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