La necessaria utilità dei riti nella quotidianità

a cura di Lambert Ayissi

Nella Rivista Lasalliana, trimestriale di cultura e di formazione pedagogica, luglio-settembre 2018. anno 85-3 (325); è apparso un articolo interessante del professore Fillippo Sani « Il salvataggio del sé e l’eredità antropologica del rito». Ne pubblichiamo solo un estratto del quinto punto. È possibile leggere l’integralità dell’articolo nella Rivista Lasalliana, trimestriale di cultura e di formazione pedagogica. In fondo al presente articolo c’è un link della rivista.


L’autore analizza il contesto sociale attuale; illustrando come la cultura popolare include e integra gli individui attraverso la potenza simbolica del rito e della ritualità. L’etno-antropologo spiega che la moderna concezione spirituale dei movimenti religiosi contemporanei eredita i contenuti simbolico-culturali prodotti dalla cultura popolare e religiosa dei popoli. I riti di passaggio e d’iniziazione sono fondamentali nella crescita dell’essere umano. Rispondono a un desiderio interno dell’uomo. Oggi purtroppo questa dimensione viene meno. Perlomeno ne è particolarmente brillante monpo cattolico. Serve dunque riscoprirli per salvaguardare le generazioni future. È in gioco la loro identità profonda, il loro Sé. Il salvataggio del sé – scrive Filippo Sani- rappresenta verosimilmente la metafora esistenziale dello stato psicologico delle nuove generazioni, sempre più alla ricerca di un approdo, aspettando, come Telemaco nel poema dell’Odissea, un padre che sappia recuperare la testimonianza del desiderio per la vita. «La risposta alla domanda sull’identità viene rinviata nel tempo perché mancano momenti espliciti di passaggio, che permettano la prova e il confronto con il limite».

Tuttavia sappiamo che il bisogno di ritualità è innato in ogni persona e, anche se oggi la ritualità è molto compromessa, non si perde durante l’esistenza. L’impronta antropologica rimane, è latente, non è scomparsa del tutto, anzi potremmo considerare l’educazione stessa come un complesso di rituali. Uno degli esempi più richiamati in campo pedagogico a tale proposito è quello riferito al racconto della storia prima di dormire. Il rito permette di contenere la tensione emotiva e psicologica attraverso gesti e simboli carichi di significato. In fin dei conti i passaggi evolutivi sono presenti anche tra i preadolescenti e tra gli adolescenti. Negli interstizi dei legami sociali, anche il gruppo dei pari, infatti, «adempie a una funzione fondamentale, perché sostiene l’individuo nel proprio desiderio di fare carriera e di lasciarsi alle spalle lo stadio evolutivo precedente di bambino, di soggetto sociale senza identità…».

In realtà, i passaggi sono presenti anche in molte delle esperienze di separazione e allontanamento degli adolescenti dai genitori, quando la spinta evolutiva porta il giovane a cercare fuori dalla famiglia la propria individuazione e soggettivazione, la propria autonomia dagli adulti. Le strutture deputate alla ritualizzazione dei passaggi possono identificarsi negli ambiti esperienziali in cui il ragazzo e la ragazza possano fare esperienza di crescita, mettersi alla prova. Esempi possono essere le vacanze studio, i campeggi estivi, i tirocini, gli stage curriculari, la disponibilità di un parente (gli zii per esempio) per l’accoglienza del giovane in alcuni periodi dell’anno. Queste strutture offrono la possibilità di rielaborare simbolicamente l’allontanamento, mantenendo comunque i legami familiari e sviluppando la competenza sociale dello stare in comunità. In passato, come abbiamo visto, la comunità provvedeva ad accompagnare i passaggi di status, attraverso precisi rituali di passaggio, oggi, che le demarcazioni simboliche nell’arco della vita sono pressoché evaporate, risulta estremamente importante il ruolo che rivestono gli adulti, designati a presidiare ancora i passaggi. Questi ultimi non sono più inseriti nelle celebrazioni collettive e comunitarie dei riti, ma necessitano comunque di adulti competenti che assumano un ruolo di riferimento e testimonianza.

Testimonianza intesa come trasmissione dalla generazione degli adulti alla generazione dei figli, non solo del senso del limite, ma anche la possibilità dell’avvenire e del desiderio come fede nell’avvenire. «Oggi è un giorno molto importante per me!», mi ha esclamato recentemente un ragazzo di diciannove anni all’esordio di un primo colloquio di consulenza orientativa. «Come mai?», domando io. E il ragazzo: «Non so come spiegarle, è affascinante e stimolante entrare nel mondo degli adulti».

Per approfondire: www.lasalliana.com.

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