Origine, identità e ideologia dei social media. Ha strutturato così il
proprio intervento la professoressa Stefania Garassini, presidente Aiart di Milano e docente di Editoria multimediale all’Università cattolica del Sacro Cuore, ospite nella sessione finale della tre giorni promossa dal Movimento cristiano lavoratori a Senigallia. Sviluppando ulteriormente la sfera comunicativa su cui si è chiuso il seminario di formazione, Garassini ha mostrato le fasi ‘embrionali’ che hanno portato allo sviluppo del Web dagli anni Ottanta fino ai giorni nostri. L’innovazione della conoscenza connessa tramite link, un’interazione che ci mette creativamente ‘in rete’ con gli altri, e il Web 4.0 in cui siamo noi i protagonisti nella produzione di contenuti: su questi punti si è concentrata prevalentemente la docente, sottolineando come dipende da noi il grado di “interesse” delle informazioni trasmesse facendo così “funzionare la forza dei molti: l’obiettivo dei social network, in fondo, è quello di costruire comunità”.

Come siamo arrivati, dunque, a far diventare “tossici” gli ambienti digitali? Garassini riparte nella sua argomentazione dalle ragioni della “crisi dell’informazione tradizionale” per arrivare a capire come si è arrivati a passare dalla “partecipazione in seno ad un
dibattito serio e pacato” ad un livello di “personalizzazione” estrema e superficiale in
cui, ormai, “Facebook si tramuta in Hatebook”, dove, una inequivocabile deriva,
“l’interesse compulsivo” si alterna a quella che l’esperta, citando casi di attualità
recente, definisce “economia dell’attenzione”. “I social media determinano la nostra
scala valoriale e la capacità di scegliere i contenuti: gli algoritmi premiano il semplice e
ciò che viene retwettato, quindi sta a noi ripartire da una formazione individuale”. La
ricetta non è utopica, spiega la responsabile Aiart tramite esempi della società
contemporanea, e – guardando anche alla prospettiva educativa dei giovanissimi utenti
che coinvolge anche la famiglia e il mondo della scuola – si dipana in poche ma fattive
mosse, ispirate da “una esigenza etica” consapevole dei limiti e capace di declinarsi in
“responsabilità mediale” da parte di adulti e ragazzi, ossia: “Contribuire a bonificare la
porzione di Rete in cui ci troviamo, coltivare la netiquette e gestire la propria
reputazione online, con quel realismo che ci porta a sapere come siamo fatti noi e
come sono fatti i mezzi”.

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