Abusi: mons. Sanna (Oristano), “non rispondere a carenza di preti abbassando la qualità”

Guardando alla formazione dei seminaristi, il presule segnala che “se la collaborazione tra seminaristi e educatori è sincera e trasparente si dispone di un lasso di tempo sufficiente per capire l’evoluzione della maturazione umana del seminarista”

“Il problema della carenza dei preti non va mai risolto abbassando la loro qualità. Semmai, proprio per il problema della scarsità dei preti, si dovrebbe rendere più seria e attenta la loro formazione umana e cristiana”. Lo dice mons. Ignazio Sanna, arcivescovo di Oristano, in un’intervista rilasciata al settimanale diocesano “L’Arborense” sulla formazione in Seminario e la maturazione psicoaffettiva dei candidati al presbiterato, alla luce degli abusi sessuali compiuti da ecclesiastici nel mondo. Guardando alla formazione dei seminaristi, il presule segnala che “se la collaborazione tra seminaristi e educatori è sincera e trasparente si dispone di un lasso di tempo sufficiente per capire l’evoluzione della maturazione umana del seminarista”.

“Se si tengono presenti i molti anni di vita di gruppo e di colloqui personali con gli educatori – spiega mons. Sanna – è difficile per i seminaristi dissimulare il proprio orientamento sessuale e affettivo”. L’arcivescovo reputa “non giustificabile” una separazione tra la formazione di un sacerdote e quella di un uomo maturo. E, in particolare, per quanto riguarda l’educazione sentimentale e sessuale, “è unica per tutti i ragazzi e le ragazze, qualsiasi sia il futuro orientamento di vita e di professione”. Così “l’educazione che riceve in Seminario il seminarista non è misogina né sessuofoba”. Inoltre, per essere ammessi come alunni i candidati devono “dimostrare una sufficiente maturità di vita ed equilibrio umano, una personalità matura ed un normale orientamento affettivo”.

A proposito dei vescovi che scoprono di abusi compiuti da sacerdoti della propria diocesi, mons. Sanna spiega che “le linee guida della Cei prevedono che il vescovo che riceve la denuncia di un abuso deve essere sempre disponibile ad ascoltare la vittima e i suoi familiari, assicurando ogni cura nel trattare il caso secondo giustizia e impegnandosi a offrire sostegno spirituale e psicologico, nel rispetto della libertà della vittima, di intraprendere le iniziative giudiziarie che riterrà più opportune”.

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