Papa a Palermo: incontro clero, “la vita parla più delle parole”. “Preti si, funzionari no”

“La vita parla più delle parole. La testimonianza contagia”. Lo ha detto il Papa, declinando durante l’incontro col clero l’ultimo verbo da lui scelto come simbolo dell’eredità di don Puglisi: testimoniare. “Nell’appartamento dove viveva Padre Pino risalta una semplicità genuina”, ha fatto notare Francesco evocando la sua visita di poco prima alla casa in piazza Anita Garibaldi: “È il segno eloquente di una vita consacrata al Signore, che non cerca consolazioni e gloria dal mondo. La gente cerca questo nel prete e nei consacrati”. “Davanti a Don Pino chiediamo la grazia di vivere il Vangelo come lui”, l’invito del Papa: “Alla luce del sole, immerso nella sua gente, ricco solo dell’amore di Dio. Si possono fare tante discussioni sul rapporto Chiesa-mondo e Vangelo-storia, ma non serve se il Vangelo non passa prima dalla propria vita. E il Vangelo ci chiede, oggi più che mai, questo: servire nella semplicità. Questo significa essere ministri: non svolgere delle funzioni, ma servire lieti, senza dipendere dalle cose che passano e senza legarsi ai poteri del mondo. Così, liberi per testimoniare, si manifesta che la Chiesa è sacramento di salvezza, cioè segno che indica e strumento che offre la salvezza al mondo”. “La Chiesa non sta sopra il mondo, ma dentro al mondo, per farlo fermentare, come lievito nella pasta”, ha ricordato Francesco chiedendo ancora una volta di bandire “ogni forma di clericalismo: non abbiano in voi cittadinanza atteggiamenti altezzosi, arroganti o prepotenti. Per essere testimoni credibili va ricordato che prima di essere preti siamo sempre diaconi; prima di esser ministri sacri siamo fratelli di tutti”.

“Lo scandalo per la gente è un prete mondano”, ha aggiunto a braccio: “Preti sì, funzionari no!”. “Anche il carrierismo e il familismo sono nemici da estromettere – l’altro monito del Papa – perché la loro logica è quella del potere, e il prete non è uomo del potere, ma del servizio. Testimoniare, poi, vuol dire fuggire ogni doppiezza di vita, in seminario, nella vita religiosa, nel sacerdozio”. “Non si può vivere una doppia morale: una per il popolo di Dio e un’altra in casa propria”, la denuncia: “Il testimone di Gesù appartiene a lui sempre. E per amore suo intraprende una quotidiana battaglia contro i suoi vizi e contro ogni mondanità alienante”. Infine, “testimone è colui che senza tanti giri di parole, ma col sorriso e con fiduciosa serenità sa rincuorare e consolare, perché rivela con naturalezza la presenza di Gesù risorto e vivo”. “Vi auguro di essere testimoni di speranza”, l’augurio finale sulla scorta di don Pino.

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