Rapito in Niger sacerdote italiano. Ecco una sua riflessione per la Pasqua: “Missione è fare esperienze forti di umanità”

La notizia è arrivata la notte appena passata. Padre Gigi Maccalli, classe 1961, originario della diocesi di Crema e missionario della Società missioni africane (Sma), è stato rapito nella sua missione di Bomoanga, in Niger. Ad avvisare il Centro missionario della diocesi lombarda è stato un sacerdote lodigiano, amico di padre Gigi, che opera nella stessa zona. La notizia, dopo le prime verifiche, è confermata. Insieme a padre Gigi, al momento del rapimento, c’era anche il suo confratello, un padre indiano, che è riuscito a fuggire. “Ancora non si sa – precisa il settimanale della diocesi di Crema (Il Nuovo Torrazzo) – se il rapimento è ad opera di jihadisti – quindi di matrice terroristica – o di una banda di ladri, ingolositi magari dal fatto che il missionario cremasco, rientrato in Niger da pochi giorni, potesse avere con se denaro o viveri freschi. Della vicenda sono stati informati la Farnesina e il Superiore provinciale della Sma in Africa. Anche il vescovo di Crema, monsignor Daniele Gianotti, subito informato, segue la situazione ed è in stretto contatto con le autorità competenti. Con lui anche padre Walter Maccalli, missionario e fratello di padre Gigi, che in questi giorni si trova in Italia”. Di seguito una riflessione di padre Gigi sul senso della missione preparata per la Pasqua 2018

Durante la lettura del Vangelo della Passione secondo Marco, la domenica delle Palme, eravamo in 3 lettori a raccontare gli ultimi momenti di vita di Gesù. Le mie ultime parole pronunciate, in persona Cristi, sono state: “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato”. Poi il silenzio.

Mi sono reso conto in quell’istante che queste sono in effetti le ultime parole di Gesù nel Vangelo di Marco. Parole di sconfitta che mi interpellano profondamente in questo tratto di vita missionaria. Per diversi mesi ha sanguinato la ferita del cuore per la dipartita della piccola Dawa Myriam, per la quale avevo tanto sperato e pregato.

Come un padre che ha perso una figlia, condivido da dentro il dolore e il dramma di tante persone che hanno perso un figlio/a. A Bomoanga purtroppo questa è una realtà che molti genitori sperimentano. Quando chiedo a una donna quanti figli ha messo al mondo… (metodo molto empirico per dare l’età approssimativa alle nostre donne, calcolando un figlio ogni due/tre anni, a partire da 16/17 anni) scopro sempre che almeno uno (se non più) sono morti in età relativamente basse.

La morte di Dawa mi ha portato in dono questa comunione profonda con tanti genitori sconfitti dalla malattia e dalla morte, nonostante l’aver tentato i più efficaci sistemi di cura possibili. La fede, la preghiera e il tempo leniscono le ferite; resta la cicatrice a ricordo della precarietà e del limite della vita umana.

Vivere la missione è fare esperienze forti di umanità e di paternità. È sempre tanta la sofferenza che bussa alla porta del cuore in cerca di una parola di consolazione e di un gesto di speranza. Yempaabu è un giovane quindicenne di Bomoanga che si è rotto la gamba cadendo in moto la settimana scorsa. È attualmente all’ospedale di Niamey per l’intervento e … naturalmente le spese sono totalmente a carico del paziente.

La vicenda di Monica sembra una storia infinita… dopo la quarta operazione all’occhio sinistro è subentrata una infezione da stafilococco. Fortunatamente ha reagito all’antibiotico, la ferita si è rimarginata, ma ha lasciato una forte aderenza della guancia allo zigomo. Il chirurgo che l’ha visitata recentemente ci ha detto di ritornare tra 3 mesi. Speriamo di non avere sorprese e che il tumore non recidivi da qualche altra parte.

Mentre sto scrivendo queste righe, bussa alla porta il piccolo Abdoulhadi di 3 mesi. Oggi è un bel pacioccone, ma la sua storia di vita ha rischiato di nemmeno cominciare. La mamma è morta durante il tragitto che la portava dal villaggio all’ospedaletto di Torodi per il parto. Il medico ne ha constatato il decesso, ma auscultando il battito di vita del bambino, li ha invitati a continuare la corsa fino alla capitale. Così il figlio è stato estratto in buona salute, alla maternità di Niamey.

Il mese scorso sono arrivati a Bomoanga per un seguito nutrizionale, grazie all’indicazione di una donna del loro villaggio che era passata da noi per le cure del figlio malnutrito. La nonna di Abdoulhadi ha così imparato a ben dosare il biberon e sono ripartiti con una scorta di 12 scatole di latte (abitano a più di 60 Km).

Tutte storie di risurrezione che hanno attraversato la Via Crucis. Mi sostiene la convinzione che la missione ed in particolare la prima evangelizzazione altro non è che umanizzazione. Un adagio di François Varillon dice: “Ciò che l’uomo umanizza, Dio divinizza”. Io la chiamo la pastorale del “con”: attraverso piccoli gesti di com-passione, com-unione, con-solazione e con-divisione, rinasce (e a volte risorge) la vita. Questo non elimina il sapore amaro delle sconfitte e non diluisce quel grido spezzato in croce: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”

Solo la risurrezione è la nostra forza: “Se Cristo non fosse risorto, vana è la nostra fede”. Ogni anno risuona il grido pasquale: è risorto! Cristo risorge ancora là dove c’è un gesto d’amore. Per questo le nostre decisioni, parole e azioni secondo il vangelo rivelano sempre il Cristo vivo, presente e operante nel mondo.

La missione continua e insieme continuiamo ad essere le sue mani, i suoi piedi e il suo cuore trafitto che trasuda vita e speranza. Affido alla vostra preghiera anche i 70 giovani e adulti che saranno battezzati a Bomoanga la notte di Pasqua.

Buona Pasqua!

P. Pier Luigi Maccalli, Bomoanga (Niger) – Pasqua 2018

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