Macerata. 75 anni di ANMIL: circa 300 persone ricevute dal Santo Padre

Macerata, 21 settembre – A conclusione dei festeggiamenti per i 75 anni dell’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi sul Lavoro), ieri mattina, 20.09.2018, una delegazione di circa 300 persone è stata ricevuta dal Santo Padre, nella Sala Clementina in Vaticano.
Papa Francesco ha elogiato l’impegno dell’Associazione, che raccoglie oltre 320.000 iscritti in tutta Italia che rappresentano circa il 50% di tutti i titolari di rendita INAIL e le è stata istituzionalmente riconosciuta la rappresentanza della categorie delle vittime del lavoro e dei superstiti dei caduti sul lavoro.

Dichiarazioni del Presidente ANMIL, Franco Bettoni,
al Capo dello Stato.

L’ANMIL è stata fondata nel 1933. Dopo lo scioglimento imposto durante il periodo fascista, l’Associazione è stata ricostituita il 19 settembre 1943. Nel 1958 venne riconosciuta come ente di diritto pubblico per l’erogazione di prestazioni previdenziali e assistenziali e dal 1979 è stata trasformata in ente morale di diritto privato, a seguito del trasferimento agli enti territoriali delle funzioni di interesse pubblico svolte dall’ANMIL. Ad oggi l’Associazione rappresenta oltre 320.000 soci in tutta Italia.
Negli anni l’ANMIL è cresciuta e si è sviluppata creando una vera e propria rete di servizi alla persona, rivolti ai propri soci e alla generalità dei cittadini. I risultati del nostro impegno sono tangibili e riconosciuti, ma la passione e la professionalità che mettiamo nel nostro lavoro purtroppo non sono sufficienti quando devono scontrarsi con le eccessive lungaggini della Pubblica Amministrazione nel far fronte ad i propri impegni finanziari, lungaggini che mettono a rischio la tranquillità di circa 250 lavoratori e delle loro famiglie.

Negli anni l’Associazione ha ottenuto importanti risultati rivendicativi, come ad esempio il riconoscimento di una rivalutazione annuale (anziché triennale) delle prestazioni INAIL, l’adeguamento automatico degli indennizzi per danno biologico, il riconoscimento della natura giuridica risarcitoria della rendita INAIL, gli interventi per il reinserimento lavorativo degli invalidi del lavoro.

La sensibilizzazione sul tema della prevenzione di infortuni e malattie professionali è tra le principali attività dell’Associazione, che conduce numerose campagne per la diffusione della cultura della sicurezza, sia nelle scuole che nelle aziende, e si impegna a sollecitare il miglioramento continuo della normativa e il suo rispetto. In questo momento, in particolare, l’attenzione deve essere massima in quei settori, come l’industria e la manifattura, nei quali alla ripresa economica e produttiva sta facendo da contrappunto un nuovo inasprimento del fenomeno infortunistico.

Sul fronte rivendicativo l’Associazione sta portando avanti numerose ed ulteriori battaglie per garantire alle vittime e alle loro famiglie la miglior tutela e presa in carico possibile. Tra le principali la revisione del Testo Unico per l’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali del 1965, per adeguarne l’impianto complessivo alla società attuale, alle funzioni via via attribuite nel tempo all’INAIL e ai mutamenti intervenuti nel sistema economico e produttivo.

Discorso Presidente Nazionale ANMIL, Franco Bettoni
nell’Udienza con il Santo Padre

Beatissimo Padre,
è per me una grande emozione portarLe il mio saluto e quello delle vittime del lavoro in una giornata tanto significativa per l’ANMIL, e Le siamo profondamente grati per averci concesso questo incontro.
La nostra Associazione è nata, in effetti, nel 1933, ma venne sciolta dal regime fascista e per questo, fu ricostituita con lo stesso fervore il 19 settembre 1943.
Quest’anno festeggiamo, dunque, 75 anni di attività: anni che hanno visto l’ANMIL protagonista di lunghe battaglie portate avanti grazie al supporto degli associati – arrivati a superare i 300.000 iscritti -, che hanno contribuito a far crescere ed evolvere la coscienza sociale sul problema della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche sulla scarsa tutela delle vittime e delle loro famiglie.
Guardando al nostro passato non possiamo che domandarci se l’impegno da tutti noi volontari profuso, le fatiche e gli ostacoli affrontati negli anni abbiano, almeno in parte, raggiunto il loro scopo.
E, se oggi siamo qui, è perché questa nostra missione è stata il motore di azioni positive, ha riunito migliaia di persone accomunate dalle stesse esperienze di vita in una grande famiglia, ha contribuito, pur come una goccia nel mare, a richiamare l’attenzione sul problema e a migliorare la situazione, quantunque lentamente e a piccoli passi.
Mi riferisco naturalmente alla piaga che continua a rappresentare l’insicurezza nei luoghi di lavoro. Un tema sul quale – con nostro profondo apprezzamento – Sua Santità ha sottolineato, in più occasioni, la stretta correlazione tra il lavoro e la dignità della persona: un binomio spesso dimenticato, nella logica del profitto e dell’interesse economico che segna i nostri tempi e che mette l’individuo da parte, come pedina da utilizzare all’occorrenza e di cui fare a meno quando non serve più.
Un atteggiamento che mortifica la persona, che produce insicurezza e precarietà, che svilisce chi, per sopravvivere, si trova a dover accettare condizioni spesso ingiuste senza poter pretendere alcun rispetto.
Ma ancor più grave è la solitudine in cui si ritrovano coloro che da un infortunio riportano un’invalidità permanente dalla quale non riescono a risollevarsi e a ricostruire una vita sociale, affettiva e di relazioni che li faccia sentire uguali agli altri, e non donne o uomini di “serie B”.
Il nostro auspicio è che le parole più volte da Lei espresse giungano con forza alle coscienze di tutti: degli imprenditori, affinché sappiano coltivare anche e soprattutto l’aspetto umano del lavoro; dei lavoratori, affinché abbiano la forza di combattere per il rispetto dei propri diritti; delle Istituzioni, affinché siano garanti dei valori su quali è stato fondato il nostro Paese.
Concludo quindi ringraziando nuovamente Sua Santità per questa opportunità e per l’attenzione che oggi ha voluto dedicare all’ANMIL e alle sue battaglie, affinché il lavoro e la tutela dei più deboli abbiano sempre un posto nelle Sue preghiere e nei Suoi moniti.
Per questo spero voglia gradire due modesti ma sentiti doni in ricordo di questo importante anniversario: un volume che, attraverso documenti e immagini, racconta le origini e la storia che abbiamo scritto in questi anni e l’altro, consiste in una medaglia – realizzata appositamente dall’artista Fausto Maria Franchi – che rappresenta quanto il peso, la forza ottusa di un sinistro, possa prevaricare e schiacciare l’etica del lavoro e la sofferenza causata dagli infortuni sul lavoro.

Di seguito il messaggio del Papa:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Rivolgo il mio affettuoso saluto a tutti voi, al Presidente, che ringrazio per le parole che mi ha rivolto, e a tutti i membri della vostra Associazione. Riunendo e sostenendo quanti hanno subito mutilazioni o invalidità nel lavoro, e sforzandosi di promuovere una cultura e una prassi attente alla salute e alla sicurezza, l’ANMIL svolge una funzione sociale molto importante, per la quale, a nome del popolo di Dio, vi manifesto stima e gratitudine.
Quanti, sul lavoro, si sono infortunati con conseguenze permanenti e debilitanti, vivono una situazione di particolare sofferenza, soprattutto quando l’handicap che portano impedisce loro di continuare a lavorare e di provvedere a sé e ai loro cari, come un tempo facevano. A tutti costoro esprimo la mia vicinanza. Dio consola chi soffre avendo Egli stesso sofferto, e si fa vicino ad ogni situazione di indigenza e di umiltà. Con la sua forza, ognuno è chiamato a un impegno fattivo di solidarietà e di sostegno nei confronti di chi è vittima di incidenti sul lavoro; sostegno che deve estendersi alle famiglie, ugualmente colpite e bisognose di conforto. Facendo questo, l’ANMIL svolge un compito nobile ed essenziale, e richiama a tutta la società il dovere di riconoscenza e aiuto concreto verso quanti si sono infortunati nello svolgimento dell’attività lavorativa. La scarsità delle risorse, che giustamente preoccupa i governi, non può certo toccare ambiti delicati come questo, perché i tagli devono riguardare gli sprechi, ma non va mai tagliata la solidarietà!
L’indispensabile dimensione assistenziale non esaurisce i compiti della società e dell’Associazione stessa, che nello Statuto (cfr art. 3) prevede che si miri all’inserimento o reinserimento professionale e sociale, ed è attenta a che la solidarietà si coniughi sempre con la sussidiarietà, che ne rappresenta il completamento, in modo che ad ognuno sia permesso di offrire al bene comune il proprio contributo. L’insegnamento sociale della Chiesa, al quale vi esorto a ispirarvi sempre, richiama costantemente questo equilibrio tra solidarietà e sussidiarietà. Esso va ricercato e costruito in ogni circostanza e ambito sociale, in modo che, da un lato, non venga mai a mancare la solidarietà e, dall’altro, non ci si limiti ad essa rendendo passivo chi ancora può dare un importante contributo al mondo del lavoro, ma lo si coinvolga attivamente, mettendo a frutto le sue capacità.
Lo stile sussidiario, che ora ho richiamato, aiuta tutta la comunità civile a superare la fallace e dannosa equivalenza tra lavoro e produttività, che porta a misurare il valore delle persone in base alla quantità di beni o di ricchezza che producono, riducendole a ingranaggio di un sistema, e svilendo la loro peculiarità e ricchezza personale. Questo sguardo malato contiene in sé il germe dello sfruttamento e dell’asservimento, e si radica in una concezione utilitaristica della persona umana.
Proprio per questo è preziosa l’instancabile attività dell’ANMIL a favore dei diritti dei lavoratori, a partire dai più deboli e meno tutelati, quali non di rado sono le donne, i più anziani e gli immigrati. Il nostro mondo ha bisogno qui di un sussulto di umanità, che porti ad aprire gli occhi e vedere che chi ci sta davanti non è una merce, ma una persona e un fratello in umanità.
Non posso che rallegrarmi, a questo proposito, per l’impegno che profondete in collaborazione con le istituzioni civili, e in particolare con il Ministero del Lavoro e con quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Avete dato vita a moltissimi progetti di formazione, rivolti agli studenti delle scuole e ai lavoratori, ai dirigenti e ai responsabili delle aziende, in modo che si prenda maggiormente coscienza delle esigenze della sicurezza e della tutela della salute dei lavoratori. Tale sinergia ha anche prodotto, ormai dieci anni fa, l’importante Testo unico sulla sicurezza, sulla cui piena attuazione siete chiamati a vigilare. Questa costante attenzione all’ambito legislativo, oltre che all’impegno solidale, rivela da parte vostra la consapevolezza che la creazione di una nuova cultura del lavoro non può fare a meno di un più adeguato quadro legislativo, che risponda alle reali esigenze dei lavoratori, oltre che di una più profonda coscienza sociale sul problema della tutela della salute e della sicurezza, senza la quale le leggi resterebbero lettera morta.
Al perfezionamento del piano legislativo, oltre che alla formazione di una cultura più attenta alla sicurezza del lavoro, mira il dettagliato e prezioso Rapporto sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, che avete presentato pochi giorni fa. Esso testimonia la vostra dedizione e concretezza e rivela, a chiunque lo prenda in mano, che le battaglie che portate avanti da 75 anni con impegno e determinazione, non riguardano solo chi è stato vittima del lavoro o svolga lavori pericolosi e usuranti, ma ogni cittadino, perché insieme alla cultura del lavoro e della sicurezza è in gioco la sostanza stessa della democrazia, che si fonda sul rispetto e la tutela della vita di ognuno.
Cari amici, vi esorto a portare avanti questa nobile missione, che contrasta l’indifferenza e la tristezza e aumenta la fraternità e la gioia. Vi accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione. E anche voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.

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