di Alberto Baviera

I nuclei famigliari italiani sono in evoluzione nella composizione, abitano in case colme di elettrodomestici anche di ultima generazione ma corrono il rischio di vivere convivenze senza relazioni. È la fotografia scattata nel “1° Rapporto Auditel-Censis – Convivenze, relazioni e stili di vita delle famiglie italiane” presentato oggi pomeriggio a Roma.

Il rapporto si basa sulla Ricerca di base Auditel, effettuata su un campione di 41.000 individui, con un aggiornamento ben 7 volte l’anno. Si tratta però di un approccio particolare, visto che – come ha spiegato il presidente di Auditel, Andrea Imperiali – “consideriamo famiglia chi vive più di 6 mesi l’anno nello stesso appartamento”. Quindi, alla famiglia tradizionale si aggiungono, ad esempio, gli anziani che vivono con una badante o studenti universitari fuori sede in affitto nello stesso appartamento.

Più donne capofamiglia, ma è l’uomo a comandare. Il primo dei dieci risultati messi in luce è quello delle persone che vivono sole: sono 5,7 milioni, mentre 1,3 milioni vivono o con parenti o con altre persone con cui non hanno relazioni di coppia o genitoriali.

A balzare agli occhi è poi il dato relativo alle donne con ruolo di capofamiglia che sono ormai 6,3 milioni, pari al 25,7% del totale delle famiglie.

Oltre alle donne che vivono in solitudine – capofamiglia per definizione – ce ne sono 2,9 milioni in coppie con o senza figli, di cui ben 1,7 milioni che assolvono da sole al ruolo di genitore: “Una straordinaria esperienza di esercizio della responsabilità femminile nel quotidiano di cui troppo poco si parla”, rilevano gli estensori del Rapporto.

D’altra parte,nella gran parte dei casi i capofamiglia sono gli uomini. Il loro potere decisionale su settori vitali della vita familiare è prevalente fatto salvo per gli acquisti quotidiani e di elettrodomestici, ambiti a prevalente potere decisionale femminile.

Sotto lo stesso tetto. Aumentano poi le coabitazioni che includono anche persone senza legami di parentela, salite a 2,3 milioni (9,3% del totale): diverse le cause, ma ciò succede anche per ragioni economiche “che spingono ad affittare o subaffittare stanze”. C’è una netta propensione a convivere con persone del proprio gruppo sociale, per livello di scolarità e per professione svolta. Le donne, più degli uomini, tendono a fare coppia con partner che svolgono attività professionali dello stesso livello; e sono più propense ad accettare uomini con minore capitale culturale. Ma a prevalere, confermando una mobilità sociale bloccata per ceti, è l’omogeneità socioeconomica e professionale delle coppie.

Case superaccessoriate. Ad impressionare poi è il fatto che, nonostante in questi anni gli italiani abbiano dovuto “stringere la cinghia” a causa della crisi, le case siano stracolme di elettrodomestici tradizionali o di ultima generazione. Tra tutti, spicca il televisore: ve ne sono oltre 43 milioni (il 97,1% delle famiglie ne possiede almeno uno) a fronte di 14 milioni di pc portatili, 7,4 milioni di tablet e 5,6 milioni di pc fissi.

Che il rapporto tra italiani e nuove tecnologie sia ormai consolidato lo dimostrano anche altri dati: il 19,3% delle famiglie dispone di almeno un televisore connesso a Internet mentre i telefoni cellulari sono presenti in oltre il 95% delle famiglie a fronte di un 60% circa che possiede un telefono fisso.

Connessi tutti, sempre e ovunque. La connessione al web è ormai capillare e coinvolge anche gli anziani. “Internet – ha notato Francesco Maietta, responsabile Area Politiche sociali del Censis – è ormai un elemento costitutivo del quotidiano degli italiani”. L’82,2% delle famiglie italiane è connesse ad Internet e il 49,6% delle famiglie dispone di una connessione a banda larga ma c’è una “forte oscillazione territoriale” che penalizza il Sud e “sociale” che penalizza chi ha un basso livello socioeconomico.

L’invasione delle nuove tecnologie. In questo contesto, il Rapporto conferma che i minori sono autentici precoci digitali: nella fascia d’età 4-10 anni il 17,6% ha il cellulare, il 6,7% utilizza il pc fisso, il 24,2% il portatile, il 32,7% il tablet e il 49,2% è connesso al web. I nati dal 2000 in avanti sono il banco di prova tangibile degli effetti sociali, anche sulle relazioni familiari, dei nuovi strumenti tecnologici. È questa una delle criticità sottolineate nel corso della presentazione del Rapporto. Per Giuseppe De Rita, presidente del Censis,

“aumenta la crisi della relazione”.

In generale, “il vero problema è la rottura delle relazioni”, ha proseguito, e “il Rapporto dimostra che si somma ad un’ulteriore individualizzazione”. Il rischio, ha evidenziato Maietta, è che “la famiglia diventi solo più una sommatoria di persone che convivono”.

Fruizioni individuali e convivialità minacciata. Il riferimento è al fatto che la tv è stata, fin dalla diffusione in Italia, un elemento aggregante mentre la fruizione di contenuti attraverso lo smartphone isola.

Due i campanelli d’allarme: il fatto che la fruizione su device digitali è precoce nei bambini e adolescenti italiani dai 4 ai 17 anni e la prepotente intrusione dello smartphone nella vita degli italiani. Sono 28 milioni le persone che lo usano smartphone di notte nel proprio letto; per 11,8 milioni lo smartphone è all’origine di conflittualità famigliari mentre per 3,4 milioni si è rivelato detonatore di crisi famigliari.

Contributo all’economia. Un altro aspetto messo in evidenza dal Rapporto è che i figli sono un formidabile moltiplicatore dei consumi. “È vero – notano Censis e Auditel – che le famiglie con figli sono quelle che più soffrono per le difficoltà economiche; e che il terzo figlio è in molti casi una delle determinanti della povertà” ma “emerge – con nettezza – che la famiglia con figli ha una propensione al consumo maggiore”. Altra conferma, è quella relativa al fatto che le famiglie monogenitoriali sono le più in sofferenza sul piano economico.

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