Le testate di ispirazione cattolica sono in rete, ma quali sono gli effetti che suscitano? Una analisi obiettiva è stata offerta da Gigio Rancilio, social manager di Avvenire, durante il seminario sulla comunicazione digitale in corso a Roma, promosso da Retinopera. “Il nostro è un problema di linguaggio – ha detto -. Spesso non abbiamo lo stesso stile. Quando si parla di immigrazione, non possiamo fare le cartoline ‘clicca se vuoi mandarli tutti a casa’.

Avere uno stile significa anche non fare effetto. È ovvio che se ho delle cose da dire non posso contare sui grandi numeri.

Il modello a cui dovremmo tendere da comunicatori cattolici è simile a quel giornale on line olandese che ascolta la base e dà risposte ma offre solo quattro articoli al giorno. Le domande stanno tornando, vediamo per esempio gli assistenti virtuali. La Chiesa deve esserci per dare risposte”. Per Rancilio, ad esempio, “una sfida che abbiamo davanti è portare al popolo di Instagram il comunicato finale della Conferenza episcopale italiana”. E aggiunge: “Abbiamo una serie di problemi e cominciare ad ammetterlo significa andare avanti”. Secondo l’esperto, “l’odio non è nato sui social. Già nella tv e nei talk show si parlava di odio, ma i social hanno fatto emergere l’odio delle persone. La cosa che più mi fa male è chi scrive: ‘Sono un abbonato e mi avete deluso’. Dobbiamo iniziare a fare rete, troppo spesso i cattolici sono gelosi del loro orticello – ha criticato -. Proviamo a portare il contenuto fuori anche a chi ci odia. Il problema è che la Chiesa non ha dei dati aggregati per rispondere alle provocazioni, non riusciamo a comunicare le cose belle che fa. Possibile che con tutti gli uffici che abbiamo non riusciamo a farlo? Non lamentiamoci che fuori ci sono i cattivi ma iniziamo a chiederci se offriamo contenuti interessanti”.
Al seminario ha portato la sua recente esperienza Luciano Regolo, condirettore di Famiglia Cristiana. “Dopo il titolo di copertina ‘Vade retro Salvini’ siamo stati provocatori ma corretti – ha ricordato -. Sono arrivati attacchi anche personali perché sono stato anche direttore di Novella 2000. Ho evitato di rispondere perché volevo che il dibattito fosse sul valore della accoglienza. Ho dedotto che chi fruisce del mezzo dovrebbe sempre indagare le fonti. Sugli immigrati in questo periodo noto molta superficialità. Da tutto questo guazzabuglio negativo esce un input positivo perché si può usare la forza della comunicazione digitale per organizzare dei dibattiti e cercare di combattere la violenza verbale”. “È fondamentale per noi rendere positivo questa forma di comunicazione”, ha concluso.

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