di Lucia Gentili
(Foto di Lucia Gagliesi)
E’ partita ufficialmente il 21 settembre scorso la causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo, nel giorno in cui avrebbe festeggiato dieci anni di matrimonio con il suo Enrico.
“Ma cosa ha fatto di particolare Chiara per diventare santa? Niente. Era una ragazza normale e non ha fatto niente che non sia possibile anche a ciascuno di noi”. Padre Vito D’Amato, padre spirituale di Chiara, ha aperto così l’incontro tenutosi a Tolentino lo scorso 13 settembre, nella tensostruttura di San Nicola, piena come non mai.
Invitato da padre Giuseppe Prestia insieme ai suoi confratelli, padre Vito ha raccontato attraverso la propria testimonianza e alcuni filmati la storia di Chiara, morta nel 2012 a 28 anni per un carcinoma alla lingua scoperto al quinto mese di gravidanza. E’ stato proiettato un video in cui era lei stessa, con il marito a fianco, a ripercorrere la sua esistenza durante l’ultimo viaggio a Medjugorje. Chiara aveva conosciuto lì, nella terra di Maria, l’amore della sua vita, all’età di 18 anni; ci era tornata nell’apice della crisi del fidanzamento, da sola, e poi con Enrico dopo la morte della loro primogenita, Maria Grazia Letizia, nata anancefalica e vissuta solo 30 minuti.
“Signore, o mi guarisci oppure mi dai la grazia di vivere questo momento. Mi devi però convincere se è molto meglio che io raggiunga i miei figli”, aveva chiesto Chiara al Padreterno, saputo di essere una malata terminale. Aveva già perso il secondo figlio, Davide Giovanni, pure lui salito al Cielo a 38 minuti dalla nascita per malformazioni gravissime. Ma Chiara, anche quando era più giovane, “borghese, un po’ viziata e capocciona”, come la descrive padre Vito, teneva sempre una relazione con Dio. “Cosa vuoi dirmi Dio con questo episodio che mi è capitato?”, chiedeva, cercando la grazia nascosta in ogni fatto della propria vita.
Il frate minore francescano, nella struttura di San Nicola (la basilica è inagibile ma dovrebbe riaprire a dicembre), ha spiegato che la santità di Chiara è una santità possibile. D’altronde lei diceva: “Per arrivare al Signore non devi correre né camminare troppo piano: devi avere un passo costante, continuo e soprattutto sul presente. Perché la stanchezza viene se pensi al passato e al futuro, mentre se cammini pensando soltanto al piccolo passo possibile che tu ora puoi fare, a un certo punto arrivi alla meta e dici: “Sono già arrivata! Incredibile, Signore, ti ringrazio!”.
“Piccoli passi possibili”, che tutti siamo in grado di fare. “Chiara non è morta serena, è morta felice. Vedeva la sua vita compiuta”, ha dichiarato il suo padre spirituale coinvolgendo i presenti, anche con battute divertenti. Ha spiegato in modo semplice e diretto, senza ipocrisie e retorica, la fede di Chiara, quella fede che l’ha portata ad accettare ogni istante della sua vita come un dono, ad accogliere, a lasciarsi consumare dall’Amore. “Attraverso il suo corpo è passato Gesù Cristo – ha concluso – vincendo la morte”. E ancora oggi, Chiara, continua a regalare fede.

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