Il rettore di Unimc, Francesco Adornato

«L’unica crisi che il nostro ateneo sta patendo è di crescita»: se l’università è quella di Macerata, con alle spalle i terremoti del 2016 e le vicende tragiche di Pamela Mastropietro e Luca Traini, le parole del rettore Francesco Adornato non si catalogano certo come espressioni di circostanza. «Il terremoto ha inferto molti danni alle strutture impedendo anche l’uso dei luoghi simbolo come l’Aula magna, l’antica biblioteca, ma dopo la micidiale scossa di magnitudo 6.5 del 30 ottobre, già il 7 novembre sono riprese lezioni, sedute di laurea e convegni».

Poi c’è stato il secondo “terremoto”, quello segnato dai nomi di Pamela Mastropietro e di Luca Traini.
Macerata è stata a lungo una città tranquilla che ha conosciuto una crescita armoniosa senza fratture e tensioni sociali, ma non ha colto in tempo i segnali della crisi, partita dal tessile, sfociata nella vicenda di Banca Marche, col parallelo prosciugarsi del pubblico impiego (chiusura del Provveditorato agli studi, della Banca d’Italia, riduzione di ruolo della Provincia…). All’improvviso la città si è vista privata di punti di riferimento decisivi. I colpi di pistola di Traini sono stati – fatte le debite proporzioni – come quelli di Gavrilo Princip a Sarajevo nel 1914. Hanno fatto scoppiare il sommerso, il non detto, i problemi irrisolti.

E cosa ne è seguito?
La città ne è stata segnata e non ha avuto la possibilità di reagire come comunità. Da allora l’impressione è che manchi ancora una nuova visione del suo avvenire. L’università pensa di poter offrire un riferimento di fiducia alla comunità cittadina, sentendosene parte, portando coi suoi giovani freschezza, vitalità, futuro e coinvolgendo sia la comunità UniMc sia quella maceratese in un percorso di riflessione su democrazia, migrazioni e cultura della convivenza.

Anche quest’anno starete certo seguendo con particolare attenzione l’andamento delle iscrizioni…
Da tempo abbiamo superato i 10mila iscritti entrando così a far parte degli atenei di media grandezza. I segnali che riceviamo da questi primi due mesi di iscrizioni sono molto incoraggianti: immatricolati e iscritti stanno crescendo del 7%. Siamo fiduciosi che il trend si consolidi e di poterci quindi attestare ben al di sopra di quota 10mila.

Cosa c’è alla base di questo risultato?
Credo che derivi dalla nostra proposta formativa centrata sull’umanesimo e le sue declinazioni; e dall’attenzione che mettiamo nell’offrire agli studenti un’esperienza educativa, culturale, di cittadinanza, di relazioni con il territorio, il mondo del lavoro e delle imprese. Tutto questo è “certificato” dall’Anvur e dal Miur con il riconoscimento di “eccellenza” a due nostri dipartimenti. Stiamo attivando le procedure per entrare nei ranking internazionali: è questa la nostra prossima sfida. Su altro versante, la crescita comporta la necessità di maggiori spazi. Chiediamo che questa esigenza sia considerata con lungimiranza; il tempo ha già dimostrato che la città cresce se cresce l’università, e viceversa.

Non si può parlare di cultura a Macerata senza citare quel grandissimo intellettuale che è stato padre Matteo Ricci.
Padre Matteo Ricci si è immedesimato nella cultura cinese confrontandosi da pari, proponendo i valori cristiani senza supponenze culturali. Noi siamo l’università che di questo grande gesuita fa un volano di apertura al mondo. Oggi, a Macerata, gli studenti si calano già in una dimensione internazionale con i corsi in inglese e la presenza di studenti stranieri provenienti da 66 Paesi. È un segnale di accoglienza e inclusione. Come lo è la nostra politica a favore delle persone con disabilità, alle quali riusciamo a garantire, attraverso strumentazioni tecnologiche di avanguardia, un pieno diritto allo studio. Accogliere, sconfinare, contaminarsi: questa, la visione di futuro del nostro Ateneo.

(intervista ripresa da “Avvenire” del 20 ottobre, pagina 13)

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