Un’Europa solidale e inclusiva: la sfida è per tutti

Questa volta gli eventi non mi sorprenderanno. Non mi farò trovare impreparato. Sto facendo esercizi di respirazione profonda, confido nel mio karma. Per una singolare congiunzione astrale, il prossimo 26 maggio si sovrapporranno nello stesso giorno la conclusione del campionato italiano di calcio e lo svolgimento delle elezioni europee. Mentre per l’assegnazione dello scudetto ho già raggiunto un sufficiente livello di rassegnazione, per quanto riguarda le elezioni mi ostino a pensare che nel segreto dell’urna qualche forma di riscatto sia ancora possibile. Cerco di convincere amici e colleghi di lavoro ad approfondire gli argomenti che riguardano l’Europa e le sue istituzioni. Per dare il buon esempio, sebbene non comprenda quasi nulla di economia, mi interesso alle politiche di bilancio dei paesi dell’Eurozona, studio la governance comunitaria.

Partecipo al dibattito sui social; accetto anche qualche colpo di clava, se questo poi mi consente di diffondere informazioni corrette. Lo ritengo necessario, sopratutto in un momento in cui, come ha sottolineato Glauco Giostra, già docente di diritto all’università di Macerata, all’inquinamento cognitivo causato dalle fake news si aggiunge la diffusione martellante di fake truth (false verità, ndr). Notizie in sé vere, dilatate e ripetute ossessivamente fino ad ingigantire la loro effettiva rilevanza.

Forse anche a causa di questa infosfera distorta, si è radicata l’idea di una Europa matrigna, nei confronti della quale sarebbe necessario che l’Italia gonfiasse i poderosi muscoli sovranisti. Eppure è del tutto evidente (lo abbiamo verificato con il problema dell’immigrazione) come la prospettiva del “tutti contro tutti” sia destinata inevitabilmente a fallire. Va contro i nostri interessi, e rischia seriamente di fare implodere la stessa Unione. Continuo invece a pensare che sia possibile favorire la creazione di una opinione pubblica europea: donne e uomini di diversa provenienza che si riconoscano in una cornice di valori condivisi, e operino per costruire una Europa solidale e inclusiva. Per questo motivo, con la determinazione visionaria di un personaggio di Cervantes, sto cercando di contattare via Skype amici stranieri e italiani che vivono all’estero. Vorrei avviare con loro uno scambio di idee, condividere progetti.

Contro un uso della religione come collante nazionalista, ho mandato a memoria le parole del filosofo Mauro Bonazzi: «Il cristianesimo è una religione orientale, che ha lentamente e inesorabilmente invaso le coste del Mediterraneo. Così è stato e così sempre sarà: le persone e le idee si muovono». I muri non possono fermarle. E il principio cristiano per cui tutti gli esseri umani appartengono ad un’unica famiglia, trasformato dall’illuminismo nell’ideale dei diritti umani, è diventato uno dei valori fondanti della civiltà europea.
Stiamo affrontando sfide decisive, nessuno può tirarsi indietro. In ogni caso, al netto di possibili ripensamenti dell’ultima ora, ho preso una decisione dolorosa: nella prossima vita rinascerò juventino. Qualora dovesse ripetersi la preoccupante congiunzione astrale che ci attende tra sette mesi, avrei già dimezzato – comunque vada – la fonte delle mie preoccupazioni.

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