Papa Francesco: a Santa Marta, la testimonianza «sempre rompe un’abitudine», no alla “mormorazione” nelle parrocchie

La testimonianza, la mormorazione e la domanda. Sono le tre parole su cui si è soffermato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta. «Testimoniare è rompere un’abitudine, un modo di essere», ha spiegato il Papa, secondo quanto riferisce Vatican news: «Rompere in meglio, cambiarla. Per questo la Chiesa va avanti per testimonianze.

Quello che attrae è la testimonianza, non sono le parole che, sì, aiutano, ma la testimonianza è quello che attrae e fa crescere la Chiesa. E Gesù dà testimonianza. È una cosa nuova, ma non tanto nuova perché la misericordia di Dio c’era anche nell’Antico Testamento. Loro non hanno capito mai – questi dottori della legge – cosa significasse: “Misericordia voglio e non sacrifici”. Lo leggevano, ma non capivano cosa fosse la misericordia. E Gesù con il suo modo di agire, proclama questa misericordia con la testimonianza». La testimonianza «sempre rompe un’abitudine» e anche «ti mette a rischio», ha ribadito il Papa:

«La testimonianza di Gesù provoca, infatti, la mormorazione.

I farisei, gli scribi, i dottori della legge dicevano: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Non dicevano: “Ma guarda, quest’uomo sembra buono perché cerca di convertire i peccatori”. Un atteggiamento che consiste nel fare sempre “il commento negativo per distruggere la testimonianza”».

«Questo peccato di mormorazione è quotidiano, sia nel piccolo sia nel grande», ha osservato Francesco rilevando che nella propria vita ci si trovi a mormorare «perché non ci piace quello e l’altro» e, invece di dialogare o «cercare di risolvere una situazione conflittuale, di nascosto mormoriamo, sempre a bassa voce, perché non c’è il coraggio di parlare chiaro». Così avviene anche «nelle piccole società», «in parrocchia». «Quanto si mormora nelle parrocchie? Con tante cose», ha detto il Papa mettendo in evidenza che quando c’è «una testimonianza che a me non piace o una persona che non mi piace, subito si scatena la mormorazione»: «E in diocesi? Le lotte “intradiocesane”… Le lotte interne delle diocesi; voi conoscete questo. E anche nella politica. E questo è brutto. Quando un governo non è onesto cerca di sporcare gli avversari con la mormorazione. Che sia diffamazione, calunnia, cerca sempre. E voi che conoscete bene i governi dittatoriali, perché avete vissuto questo, cosa fa un governo dittatoriale? Prende in mano prima i media di comunicazione con una legge e, da lì, incomincia a mormorare, a sminuire tutti coloro che per il governo sono un pericolo. La mormorazione è il nostro pane quotidiano sia a livello personale, famigliare, parrocchiale, diocesano, sociale…».

Secondo il Papa, si tratta di «una scappatoia per non guardare la realtà, per non permettere che la gente pensi»: Gesù lo sa, ma è buono e, «invece di condannarli per la mormorazione», fa una domanda. «Usa lo stesso metodo che usano loro», cioè quello di fare domande. Loro lo fanno per mettere alla prova Gesù, «con cattiva intenzione», «per farlo cadere»: ad esempio con domande sulle tasse da pagare all’impero o sul ripudio della propria moglie. Gesù usa lo stesso metodo «ma – ha sottolineato Francesco – poi vedremo la differenza». Gesù dice loro: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?», come ricorda il Vangelo di oggi. E «la cosa normale sarebbe che loro capissero», invece fanno il calcolo: «Ne ho 99», se ne è persa una, «comincia il tramonto, è buio». «“Lasciamo perdere questa e nel bilancio andrà a guadagno e perdite e salviamo queste”. Questa – ha evidenziato il Papa – è la logica farisaica. Questa è la logica dei dottori della legge. “Chi di voi?”, e loro scelgono il contrario di Gesù. Per questo non vanno a parlare con i peccatori, non vanno dai pubblicani, non vanno perché: «Meglio non sporcarsi con questa gente, è un rischio. Conserviamo i nostri”. Gesù è intelligente nel fare loro la domanda: entra nella loro casistica, ma li lascia in una posizione diversa rispetto a quella giusta. “Chi di voi?”. E nessuno dice: “Sì, è vero”, ma tutti: “No, no io non lo farei”. E per questo sono incapaci di perdonare, di essere misericordiosi, di ricevere».

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