Dopo il successo di pubblico di venerdì scorso 2 novembre in occasione del concerto svoltosi nella Sala delle Cannoniere del Bastione Sangallo di Loreto, iniziativa realizzata in collaborazione con il Comune di Loreto e la Pro Loco “Felix Civitas Lauretana”, il Vox Phoenicis replica “Non ti ricordi… i canti della Grande Guerra” martedì prossimo, 13 novembre 2018, alle ore 18 a Macerata nella Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi-Borgetti.

L’importante occasione è data dalla conclusione del ciclo di incontri sul Centenario della Prima Guerra Mondiale (2015-2018) organizzati dalla sezione provinciale di Macerata dell’Associazione Nazionale fra mutilati ed invalidi di guerra in collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, il Comune di Macerata e il Comitato d’intesa delle Associazioni d’Arma di Macerata.

Alle ore 17 il Prof. Angelo Ventrone, docente di Storia contemporanea dell’Università degli Studi di Macerata, terrà una lectio magistralis su “Perché parliamo ancora della Grande Guerra“. A seguire, alle ore 18, il concerto “Non ti ricordi…i canti della Grande Guerra” del Vox Phoenicis diretto da Carlo Paniccià, accompagnato al pianoforte da Marco Mannini e con la voce recitante di Andrea Anconetani.

Verrà eseguita una suite di canti popolari italiani di montagna risalenti alla Prima Guerra Mondiale nell’elaborazione per coro misto e pianoforte di Mario Lanaro e Mauro Zuccante oltre all’esecuzione di due brani originali tra cui “Tutti avevano la faccia del Cristo” di Battista Pradal.

L’originale programma musicale ben si sposa in questo tempo di commemorazioni: gli Alpini hanno cantato durante le marce di trasferimento, nelle retrovie, nei rifugi, nei covi e nelle trincee; hanno cantato il terrore e lo sgomento che attanaglia l’animo dei soldati in prima linea. Il concerto “Non ti ricordi…i canti della Grande Guerra”, che prende in prestito il primo verso del canto degli Alpini “Monte Canino”, vuole ripresentare con un rinnovato arrangiamento musicale questi canti di dolore e spavalda e giovanile baldanza che sono nel repertorio dei cori alpini. Esso si avvale della maggiore ampiezza polivocale del coro di voci miste, ulteriormente dilatata dalla timbrica e dalla dinamica del pianoforte.

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