di Paola Chinellato
Sala piena al Teatro Filarmonica di Macerata, dove il giornalista Ezio Mauro ha presentato il suo ultimo libro, “L’Uomo Bianco”, edito da Feltrinelli: un’inchiesta sulla situazione socioculturale italiana alla luce di quella che viene presentata come “la più simbolica storia dell’Italia recente”, il raid razzista di Luca Traini dello scorso 3 febbraio. Insieme a Ezio Mauro, già direttore della “Stampa” dal 1992 al 1996 e di “Repubblica” dal 1996 al 2016, hanno dialogato il sindaco di Macerata, Romano Carancini, e l’avvocato di Traini, Giancarlo Giulianelli. Ha moderato l’incontro Lina Caraceni, professoressa presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Macerata. L’incontro si è aperto con l’intervento di Carancini, secondo il quale il libro avrà un impatto positivo sulla città di Macerata, aiutandola ad acquisire maggior consapevolezza perché ha vissuto un fatto significativo che però non le ha fatto perdere, e non le deve far perdere, la sua identità. Anche l’avvocato Giulianelli ha espresso un giudizio favorevole nei confronti del libro perché aiuta a comprendere meglio la figura di Traini, la sua storia, le sue debolezze e le ossessioni.
Tema centrale del saggio è la cosiddetta “mutazione” in atto nel nostro paese: “Siamo tutti immersi in una metamorfosi antropologica,” dice Mauro. “Oggi permettiamo a noi stessi cose che non ci saremmo concessi solo qualche anno fa, in primis nel linguaggio che usiamo. Il caso di Traini è un caso limite, ma non isolato.”
Vengono infatti ricordati altri due episodi significativi: quello di Rosarno, in Calabria, del 2010, e quello di San Calogero del 2 giugno 2018, conclusosi con l’uccisione del sindacalista maliano Soumayla Sacko. “Il caso di Traini, però, è emblematico – continua Mauro – perché rivela tutto quello che c’è dietro, la vita precedente del personaggio, la situazione di autoisolamento, l’emarginazione.” Spetta al lettore giudicare Traini per quello che è: il libro non lo dipinge come uomo buono, ma neanche come uomo cattivo. “Lo
stesso Traini non cerca di edulcorare quello che ha fatto: lui rivendica tutte le sue azioni.”  “È in corso una ridefinizione del concetto di libertà: non verso un suo allargamento, ma piuttosto un restringimento. La libertà non è più vista come emancipazione, ma come una licenza: una libertà privatizzata.” Così viene spiegato da Mauro  il concetto di egolibertà introdotto nel libro: la libertà nella stagione dell’egoismo. Ne segue che anche la società si sta rinchiudendo in se stessa tra muri di paure. “Ma non possiamo chiudere gli occhi alle radici delle paure. Stiamo facendo precipitare tutte le paure sui migranti, ma le inquietudini degli italiani hanno origini molto diverse, una fra tutte l’incertezza del futuro causata dalla mancanza di lavoro stabile, ma anche la sensazione di esposizione e precarietà derivata da un problema di rappresentanza politica.”

Di fronte ai numerosi simboli fascisti adottati da Luca Traini (il cero con le fattezze di Mussolini acceso sul luogo del ritrovamento del corpo di Pamela, la resa al monumento dei caduti, il Mein Kampf), dobbiamo considerarci a rischio di un rigurgito fascista? chiede nel dibattito la Prof. Caraceni. “No,” risponde Mauro, “Non ci troviamo di fronte al fascismo con la F maiuscola. I personaggi sono fortunatamente sproporzionati. Ma stiamo pagando il prezzo di una banalizzazione del fascismo avvenuta nel corso dell’ultimo decennio. Non abbiamo conservato con sufficiente cura il significato della Resistenza, di una carta costituzionale e di una democrazia non concessa dagli alleati, bensì riconquistata da un moto di ribellione autonoma, patriottica, di rifiuto armato della dittatura fascista. A questo non è stata data sufficiente importanza, e oggi ne paghiamo le conseguenze attraverso la comparsa di questi episodi sciolti di fascismo.” Osservazioni, queste ultime, particolarmente apprezzate e applaudite dal pubblico folto e composto anche da molti volti giovani.

 

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