Grande guerra: il sacrificio della Brigata Macerata

di Paolo Serafini

La Brigata Macerata è stata una delle Brigate più combattive del Regio Esercito, ma le sue vicende non sono sufficientemente conosciute e studiate.

Occorre precisare che la mancata conoscenza dei fatti e delle esperienze che hanno caratterizzato la presenza dei fanti della “Macerata” prima sul fronte isontino, poi su quello trentino ed infine lungo il Piave, deriva probabilmente dal fatto che la storia militare viene considerata come una storia “minore”, storia relegata a pura e semplice ricostruzione di battaglie, o di vicende connesse con la guerra.

Negli ultimi decenni fortunatamente la storia militare è stata riconosciuta come parte integrante della Grande Storia e, quindi, cento anni dopo i fatti che hanno visto i militari della Brigata combattere sanguinose battaglie sui fronti del Nord-Est della penisola, è doveroso riflettere riguardo le vicende militari della “Macerata”, la cui esperienza risulta ancora largamente inesplorata.

Nei luoghi dove ha combattuto la Brigata Macerata sono ancora ben visibili le drammatiche tracce lasciate dall’immane conflitto: monumento e memoria dei sacrifici di coloro che hanno combattuto e molti anche donato la vita.

I fronti sui quali furono impegnati i soldati della Brigata Macerata furono tre:
1) Isonzo e Carso: i due reggimenti della Brigata Macerata (121° e 122° Reggimento di Fanteria) furono impegnati sul fronte del Basso Isonzo dal 26 luglio 1915 fino al 4 novembre 1916, quando esausta e stremata per le sanguinose offensive ordinate da Cadorna, la Brigata fu trasferita in Trentino fra Pilcante (Ala), Brentonico e Passo Buole (le Termopili Italiane);
2) Trentino: sul fronte trentino-tirolese la Brigata Macerata operò dal mese di novembre 1916 fino alla primavera del 1918, pagando un tributo di vite umane non solo per il fuoco nemico, ma anche per le malattie causate dal freddo, dagli eventi atmosferici e dagli incidenti sui sentieri alpini;
3) Fiume Piave: la Brigata fu schierata sulla riva destra del fiume Piave il 18 giugno 1918 e si distinse per eroismo nella battaglia del Solstizio, quando insieme alle altre unità italiane bloccò l’offensiva austro – ungarica. Infine partecipò all’ultima battaglia della Grande Guerra attraversando il fiume Piave nella notte tra il 27 e il 28 ottobre 1918, gettandosi all’inseguimento delle truppe imperial – regie, con una condotta definita dal Capo Supremo A. Diaz “valorosissima”.

Il comportamento eroico della Brigata Macerata è testimoniato da due episodi che hanno drammaticamente caratterizzato la Grande Guerra sul fronte italo – austriaco:
1) l’attacco austriaco con i gas (29 giugno 1916);
2) l’apocalisse di neve che sconvolse il fronte alpino nell’inverno 1916/17.
Il 29 giugno 1916 fu uno dei tanti giorni segnati in nero per la Brigata Macerata.
Dal 18 al 25 Giugno dagli Austriaci furono portate in prima linea e installate 6000 bombole di gas.
All’alba del 29 Giugno molti soldati italiani si trovavano a ridosso delle prime linee nella zona di Bosco Cappuccio e delle trincee del Monte San Michele. Le vedette della Brigata Macerata rimasero sorprese dal pesante bombardamento notturno sulle prime linee e sulle retrovie italiane, ma alla sorpresa fece subito seguito lo sbigottimento per gli effetti dei gas sui soldati di prima linea.

È doveroso ricordare che i soldati della Brigata Macerata non avevano mai adoperato la maschera antigas e che molti militari furono colti nel sonno dalla nube tossica. Inoltre, la maschera in dotazione alle truppe italiane era un modello assai rudimentale (consistente in un tampone di forma conica con dieci strati di garza a difesa della parte inferiore del viso) mentre gli occhialini erano a parte. Il difetto più grave era rappresentato dal filtro monovalente, che proteggeva i soldati dal cloro ma non dal fosgene.

Come sottolineò il sottotenente P. Storari «i cadaveri erano in gran parte di colore verdastro dal potente gas che improvvisamente li aveva colpiti, quelli che rimasero tramortiti fra i quali un Maggiore furono barbaramente massacrati con mazze ferrate, delle quali di una ne sono in possesso che la tengo per ricordo di guerra».

Dal rapporto dell’XI Corpo d’Armata emergeva l’entità della strage causata dall’attacco chimico: le vittime italiane ammontavano a 182 Ufficiali e 6.250 Militari di truppa.

La Brigata Macerata seppe resistere nonostante le gravissime perdite subite e, come è stato sottolineato dallo Storari, gli Austriaci furono additati come truppe barbariche e sleali non solo per l’utilizzo dei gas ma soprattutto per l’uso delle mazze ferrate per finire i moribondi: l’uso massiccio di quest’arma di foggia medioevale suscitò sgomento non solo nel sottotenente del 121° Reggimento ma anche nell’opinione pubblica interna, fortemente impressionata dal salto di qualità degli scontri sul fronte carsico.

Altra tragedia vissuta dalla Brigata Macerata fu quella verificatasi in Trentino, nel Comune di Ala. Il 13 dicembre 1916 una valanga distrusse la baracca del 122° Reggimento della Macerata, situata in Val di Gatto: la caserma rappresentava un importante avanposto sulla mulattiera per Cima Mezzana e Passo Buole e nella tragedia persero la vita 36 soldati (ora le salme dei caduti riposano nel Sacrario di Rovereto dopo lo smantellamento del cimitero attiguo alla baracca).

Le ultime giornate di guerra videro la Macerata impegnata nella pianura friulana, dove aveva iniziato la terribile esperienza bellica nell’estate del 1915. Il 2 Novembre la Brigata Macerata occupò Fagnigola sul Sile (Azzano Decimo), il 3 raggiunse Taiedo e Sbrojavacca e, infine il 4 Novembre 1918, alla cessazione delle ostilità tra i due eserciti, i fanti biancoazzurri si trovavano tra San Vito e San Floriano sulla riva destra del Tagliamento.

Con tale azione la Brigata Macerata aveva riportato sul campo un’indiscutibile vittoria e come ha sottolineato il Prof. F. Minniti «il premio immediato per tutti, militari e civili, consenzienti e dissenzienti fu la fine degli incubi che il conflitto aveva pur rappresentato, quelli del distacco, dell’impoverimento, della fatica, del dolore fisico e morale, della mutilazione, della morte sempre possibile, per lunghi periodi probabile, in parecchi momenti certa» (Il Piave, pag. 95).
Nell’ultima battaglia le perdite della Macerata furono 9 Ufficiali e 552 Militari di truppa.

Riassunto delle perdite subite dalla Brigata Macerata (4.000 uomini) dal 26 luglio 1915 al 4 Novembre 1918 la Brigata Macerata:
Morti: 70 Ufficiali, 1.813 Militari di truppa.
Feriti: 227 Ufficiali, 6.308 Militari di truppa.
Dispersi:22 Ufficiali, 1.528 Militari di truppa.

Nel corso della guerra, per sopperire alle perdite patite, fu necessario per due volte ricostituire la Brigata. Al termine dell’immane conflitto le fu attribuita una medaglia d’argento per il valore e la tenacia dimostrati con la seguente motivazione: «con costanza pari all’ardimento, sostennero, per più giorni, violenti poderosi attacchi del nemico e si distinsero brillantemente nella controffensiva, onde l’invasore fu ricacciato al di là del Piave. La loro fede nella vittoria e la saldezza morale delle loro truppe rifulsero ancora al passaggio glorioso del fiume, nonostante la violenta reazione avversaria (Piave 19 – 26 Giugno 1918; Piave – Livenza – Tagliamento, 24 Ottobre – 3 Novembre 1918)» (Boll. Uff. 1920, Disp. 47ª).

Oggi, cento anni dopo i tragici eventi vissuti dai soldati della Brigata Macerata occorre una nuova memoria, che sappia superare quella nazional-popolare del primo e del secondo dopoguerra, rimuovendo l’oblio che ha ricoperto queste immami tragedie.
I numeri dei morti, dei feriti, dei dispersi, dei militari e dei civili che hanno vissuto la vicenda della Grande Guerra segnalano che è necessario riequilibrare la memoria partendo dalle storie personali, come indicato sia da A. Gibelli (La Grande Guerra degli Italiani 1915 – 1918, pagg. 344, 345) sia da M. Isnenghi e G. Rochat (La Grande Guerra, pagg. 511, 512): l’immane carneficina non ha inghiottito individui indistinti, bensì persone.

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