di Denise Tanoni

«Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche» (dal 19 ottobre al 20 febbraio 2019) è il titolo della mostra aperta a Macerata presso i Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi. Una mostra di respiro internazionale, a “doppio binario” come l’hanno definita gli organizzatori, che ha permesso il ritorno di opere di atelier dislocate nel mondo, e la riscoperta di quelle, numerose, ancora presenti nel territorio marchigiano. Dopo l’esposizione aperta in due dei più importanti Musei del mondo, il Prado di Madrid e la National Gallery di Londra, dedicata ai ritratti, genere in cui Lorenzo Lotto era maestro, con composizioni ricche di simbolismo e profondità psicologica, il pittore “inquieto del Rinascimento”, torna a essere valorizzato dalla terra a cui era legatissimo, tanto da definirla, dopo Venezia, sua seconda patria.

La mostra maceratese si propone come punto di partenza per una visita delle 25 opere disseminate nel territorio, ad Ancona, Cingoli, Jesi, Loreto, Mogliano, Monte San Giusto, Recanati, Urbino: un itinerario turistico, sulle verdi e dolci colline marchigiane. Una mostra/ museo diffusa, insolita ma di successo, come è risultata sin da subito, che permette di esplorare il patrimonio artistico e naturale delle Marche.

Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557) è un artista ancora da scoprire, uomo riservato e solitario dal temperamento inquieto, con una vita nomade svolta principalmente tra Venezia e le Marche, dove ha lasciato il maggior numero di opere. Infatti, dopo aver tentato di lavorare a Venezia dove sembra incapace di competere con Tiziano e con gli altri pittori locali, si allontana per lunghi periodi. Dal 1513 al 1525 risiede principalmente a Bergamo, in una delle fasi più felici della sua carriera, dove dipinge importanti pale d’altare, a Treviso nel 1542, per soli tre anni a causa del poco lavoro, a Roma, e nelle Marche dove fa vita itinerante fino alla soglia dei settant’anni, quando entra nella Santa Casa di Loreto, si fa oblato e rimane fino alla morte nel 1556. Questo è il periodo delle opere più intensamente spirituali.

La mostra allestita nelle undici sale del suggestivo Palazzo nobiliare della famiglia Bonaccorsi, attraverso disegni, documenti e opere provenienti da collezioni private e pubbliche indaga la pittura del Lotto, fatta di luci e ombre, ricca di una numerosa gamma di influenze da Giovanni Bellini a Raffaello con cui lavorò brevemente in Vaticano intorno al 1508. Una mostra che permette di scorgere tutte le evoluzioni dall’inizio alla fine della sua carriera artistica, registrata dal 1538 nel suo diario di lavoro visibile nell’esemplare originale conservato normalmente presso l’Archivio della Santa Casa di Loreto, e nella copia anastatica consultabile dai visitatori.

Opere mai esposte in precedenti mostre, provenienti da collezioni lontane difficilmente visitabili, la più eclatante è la grande tavola raffigurante Venere adorna dalle Grazie, oggetto di un recente restauro oltre a disegni preparatori per le tarsie del coro di Santa Maria Maggiore di Bergamo, lo studio di apostolo per la pala dell’Alabarda ad Ancona, ora al British Museum.

La Madonna col Bambino del Quirinale, fatta risalire a una committenza marchigiana, due “notturni”, specialità del maestro, che si ispirava a modelli nordici. Opere provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, da Berlino, dal Musée des Beaux–Arts di Strasburgo, per citarne alcune.

Interessanti i numerosi documenti che attestano la presenza del pittore sul territorio, segno di un’indagine attenta ai dettagli e all’esattezza delle informazioni.

Da non perdere le opere del territorio recuperate dagli edifici danneggiati dal sisma, come la Sacra Famiglia per la prima volta attribuita a Lotto e San Vincenzo Ferrer, nella Chiesa di San Domenico in Recanati, unico esempio di affresco realizzato dall’artista nelle Marche, risalente al periodo immediatamente successivo all’esperienza romana. San Vincenzo è raffigurato in posa raffaellesca, con il dito puntato verso l’alto, vestito con l’abito domenicano, che annuncia il suo messaggio mentre gli angeli, con squilli di tromba, annunciano il Giudizio finale e i flagelli che seguiranno l’apertura del settimo sigillo, come recita la profezia dell’Apocalisse le cui parole sono riportate nel libro aperto.

Una mostra completa che non poteva mancare in un panorama internazionale così fortemente rivolto al pittore Veneto–Marchigiano.

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