Sinodo 2018: Enzo Bianchi, «ora comincia nelle Chiese locali»

“Un’assemblea che ha messo in movimento quella sinodalità tanto invocata dal Papa per tutta la Chiesa”. Così il fondatore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi, si pronuncia sul Sinodo concluso un mese fa nel numero di dicembre di “Vita pastorale”, anticipato al Sir.

Invitato da Papa Francesco a partecipare ai lavori, Enzo Bianchi vi ha partecipato come uditore. Era la sua terza partecipazione a un Sinodo. “L’immagine che resta impressa – sostiene – è quella di una Chiesa che non vuole né arretrare né sentirsi paralizzata nel presente, ma che vuole camminare nella consapevolezza di essere un corpo plurale oggi più che mai”. La sua convinzione è quella che “il Sinodo, terminato a Roma, inizia veramente e concretamente nelle Chiese locali” e “sarà proprio là che si potrà misurare se si è trattato di un evento di svolta o di una semplice messa a fuoco della situazione dei giovani nel mondo”. Guardando alle differenze con i Sinodi precedenti, il fondatore della Comunità di Bose segnala che “gli interventi si succedevano su punti precisi dell’Instrumentum laboris, favorendo così una più adeguata focalizzazione sui singoli temi via via in discussione”.

“Proprio dagli interventi dei padri è emersa con evidenza la diversità, la pluralità e la complessità delle situazioni giovanili”. Infine, un appunto. “La martellante campagna ‘pretofobica’, che investe un intero corpo ecclesiale a causa dei delitti di una piccola minoranza, di fatto ha inibito una certa audacia e una libertà nell’indagare su temi decisivi per le nuove generazioni”.

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