di M.L.R.

Le luci sfavillanti del mio piccolo paese sono da tempo accese e danno una nota di festa e di atmosfera natalizia. Poi quando il cielo è sereno e i monti si vedono da lontano, il paesaggio collinare assume i tratti di un piccolo presepe.

Per una persona vissuta in mezzo a squallore e povertà queste note gioiose danno allegria e inducono a passeggiare, ammirare, stupirsi. Tutti sembrano allegri, le
tragedie umane vengono come verniciate e imbellettate e vi è l’illusione che il tempo
si fermi e porti via la sofferenza, la malattia, le divisioni familiari.

Poi ci sono i regali da comprare, gli auguri da fare, una frenetica attività che ci
distrae.

Nelle mie solitarie passeggiate, nonostante tutto non riesco a dimenticare Lidia a cui
hanno da poco diagnosticato il tumore, Giuseppe la cui sposa è ancora in una crisi
tremenda e si batte per salvare la sua famiglia e proteggere i suoi figli, Adriana che in
continuazione mi chiede di pregare per lei, Vidalia che da lontano mi ha chiesto più
volte di non dimenticarla. La lista potrebbe prolungarsi ed io, quando entro in una
chiesa, cerco sempre quella fiammella dove so che vi è una presenza misteriosa che
non risolve i problemi con la bacchetta magica, ma può ascoltare la mia preghiera
balbettata per tutti i miei amici in difficoltà, per le loro sofferenze, per le loro
tragedie. Molto spesso questo coincide col giorno in cui vado a fare la spesa a un
supermercato dove lo spiazzale per parcheggiare è spazioso e comodo. Qui però da
tempo non vedo i visi noti di stranieri che salutavano con un sorriso e offrivano
calzini o qualche altro prodotto. Di colpo sono scomparsi. Non so se questo succede
solo nel mio piccolo paese. È accaduto come un tempo per le rondini: in autunno
dopo i primi freddi allineate sui pali della luce se ne andavano insieme in terre più
calde, partivano – e noi bambini sapevamo ormai che un’estate era passata e arrivava
l’inverno, la neve e soprattutto la scuola – allo stesso modo anche loro si sono come
volatizzati.

Così sono scomparsi gli stranieri dal piazzale del supermercato dove non ricevo più
un saluto. In cambio, tutto all’interno si colora di stelle filanti, di merce natalizia.
Tutto è pulito e ben arredato e invita ad acquistare cose che magari mai useremo e
alla cassa la commessa con un sorriso simpatico propone i prodotti in offerta.

Ci penso sopra e mi domando qual è il vero Natale. La storia è semplice, quasi
banale: una Donna incinta portata da un asinello e un padre in panico perché non
trova posto dove far nascere il Bambino. Un solo particolare: quel Bambino è Figlio
di Dio. Ma non ha posto dove nascere, è uno straniero in quel paese di Betlemme e
per lui non vi è nessun diritto di asilo, deve accontentarsi di paglia e fieno come culla.
Che ansia per la Madre, che sconforto per il padre!!!

Eppure nasce, ed è Natale. Un Mistero che tutti gli anni celebriamo, che però si è
talmente trasformato da non sapere più cosa celebriamo: se le luci, i dolci, i regali o
semplicemente la voglia di festeggiare qualcosa che non ha nulla a che vedere con
l’odore della paglia dove piange il Bambino che la Madre angustiata cerca di
proteggere e che il padre quasi ignaro contempla come un avvenimento che lo
sovrasta.

La domanda insistente mi interpella: ma oggi dove sono quel Bambino, quella Madre
e quel Padre, stranieri, senza il diritto neanche di nascere in una casa?

Quanti di quei bambini sono come Gesù? Tanti, troppi!!! Allora quel presepe che
abbiamo allestito? Quei pastori, unici testimoni di un Avvenimento Singolare e
Irripetibile che noi abbiamo sparso nel piccolo spazio adiacente alla grotta, che senso
hanno?

Natale è Natale solo se quel Gesù in cui diciamo di credere, prima di nominarlo lo
sappiamo riconoscere lungo le nostre strade, sul nostro cammino, non per gettargli
una monetina, ma per adoperarci affinché gli venga riconosciuta la dignità che
appartiene a ogni persona.

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments