Alla scuola di un Natale di 1700 anni fa

L'augurio natalizio del vescovo

Lo scrigno della tradizione cristiana contiene testi antichissimi e scritti in lingue per noi quasi incomprensibili come il siriaco antico. In questo tempo di canti natalizi può essere bello andare a ricercare ispirazione nell’opera di uno dei primi autori di inni sacri cristiani: sant’Efrem il Siro.

Questo santo, nominato nel 1920 da papa Benedetto XV dottore della Chiesa per la bellezza del suo insegnamento e la profondità della sua sapienza di fede, fu autore di numerosi inni in lingua siriaca. Visse buona parte della vita nella città natale di Nisibis nella Turchia sud orientale, lavorando come maestro di teologia e poeta, infine fu esiliato a Edessa (in Turchia), dove morì nel 373.

I suoi inni, che venivano cantati nelle liturgie a cori alterni, per lo più femminili, usavano come base musicale arie popolari molto conosciute all’epoca, come canti di mietitura o di vendemmia o anche romanze nuziali cantate durante le veglie matrimoniali. Era il profondo senso della fede espresso nei testi, che rendeva sacra una musica quotidiana e semplice, particolarmente efficace per incoraggiare al canto tutto il popolo.

Questi inni esprimono così una fede cristiana ancora primitiva ma vibrante, poco influenzata dal pensiero occidentale, filosofico e astratto, e più vicina al modo di pensare orientale ricco di simboli evocativi, ma anche prossimo al sentire della gente semplice ed alle loro problematiche quotidiane.

Gesù vi appare come il maestro, ma soprattutto il modello da imitare, per vivere una vita piena e realizzata nel bene. Dobbiamo ad Efrem una bellissima serie di inni sul Natale, che sono insieme una preghiera e una poesia, tratteggiano il senso profondo di questa festa e ci indicano l’atteggiamento spirituale e pratico migliore per viverla in pienezza.
Nel primo di questi inni Efrem pone in contrappunto poetico le caratteristiche di ciò che Dio ha compiuto nella notte di Natale, per proporcelo come atteggiamento da imitare, come via che indica una spiritualità pienamente evangelica. Basta ascoltare le sue parole.

Questa è notte di riconciliazione,
non vi sia chi è adirato o rabbuiato.
In questa notte, che tutto acquieta,
non vi sia chi minaccia o strepita.
Questa è la notte del Mite,
nessuno sia amaro o duro.
In questa notte dell’Umile
non vi sia altezzoso o borioso.
In questo giorno di perdono
non vendichiamo le offese.
In questo giorno di gioie
non distribuiamo dolori.
In questo giorno mite
non siamo violenti.
In questo giorno quieto
non siamo irritabili.
In questo giorno della venuta
di Dio presso i peccatori,
non si esalti, nella propria mente,
il giusto sul peccatore.
In questo giorno della venuta
del Signore dell’universo presso i servi,
anche i signori si chinino
amorevolmente verso i propri servi.
In questo giorno,
nel quale si è fatto povero per noi il Ricco,
anche il ricco renda partecipe il povero della sua tavola.
Oggi si è impressa la divinità nell’umanità,
affinché anche l’umanità
fosse intagliata nel sigillo della divinità.

Riproporre questa perla preziosa della grande tradizione cristiana, mi sembra il modo migliore non solo per prepararci al Natale, ma anche per viverlo con un cuore giustamente concentrato sul suo messaggio.
Auguri.

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