Web: Ruffini (DpC), «capace di dare una tribuna a chiunque, ma anche di produrre maggioranze feroci e minoranze fanatiche»

«Il web è uno strumento potente, grandioso e terribile. Capace di dare una tribuna a chiunque, ma anche di produrre maggioranze feroci e minoranze fanatiche. Capace di unire, ma anche di scavare divisioni profonde. Trasparente, ma anche opaco». Lo scrive Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, nel numero di gennaio di Vita pastorale, anticipato al Sir, commentando il tema della prossima Giornata mondiale delle comunicazioni «Dalle community alle comunità».

«La rete che, in teoria, ci dovrebbe unire, rischia prima di dividerci e poi di imprigionarci», ammonisce il prefetto. Dopo aver osservato che «la rete è diventata la dimensione globale della nostra esistenza, il crogiuolo dove si fondano e si evolvono le nostre identità, le nostre relazioni, le nostre memorie, le nostre scelte», Ruffini indica un rischio «quello di ridurre tutto a un dualismo feroce: mi piace non mi piace». «Anche la democrazia è vulnerabile; e la radicalizzazione violenta diventa una tentazione facile, nutrita da identità fondate sulla negazione dell’altro, sulla gogna astiosa».

Il prefetto legge l’invito a passare dalla community alla comunità come un invito a «cambiare prospettiva». «Dobbiamo stare attenti a non trasformare la rete in quel che essa per sua natura non è: un luogo dove più ci si addentra più si perde la propria unicità, la propria identità personale. Dobbiamo ripartire dalla verità di relazioni non disincarnate, per riscoprire la bellezza di comunità fondate sull’amore e non sul rancore».

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