Rifiuti. Cresce il riciclo ed ora la sfida è la transizione dall’economia lineare all’economia circolare

Nel nostro Paese continua a crescere il riciclo dei rifiuti ed è ora di costruire la transizione verso l’economia circolare. Ma per salvaguardare un'industria che vale l'1% del Pil il governo deve ritirare l’emendamento End of waste e affrontare seriamente la questione. Se ne è parlato oggi a Roma, in occasione della presentazione del rapporto “L’Italia del riciclo 2018”

di Giovanna Pasqualin Traversa

Economia circolare. E’ questo il fil rouge che ha percorso la presentazione, oggi a Roma, del Rapporto “L’Italia del riciclo 2018” che fotografa lo sviluppo del riciclo dei rifiuti, filiera per filiera, ed evidenzia i nodi che dovranno essere affrontati e risolti dal decisore politico. La ricerca, giunta alla nona edizione, è frutto del lavoro di Fise Unicircular (Unione imprese economia circolare) e Fondazione sviluppo sostenibile ed è stata presentata, ha spiegato Antonio Cianciullo, giornalista de La Repubblica, mentre “si sta discutendo una norma che potrebbe rallentare l’intero meccanismo e causare danni al sistema delle imprese italiane impegnate sul fronte del recupero e del riciclo”. Il riferimento è alla decisione del Consiglio di Stato, lo scorso febbraio, di trasferire dalle regioni all’amministrazione centrale la competenza di definire le condizioni per le quali un rifiuto cessa di essere tale al termine del processo di riciclo (End of waste), tuttavia il ministero dell’Ambiente non ha ancora stabilito regole valide per tutti. Uno stallo che impedisce di fatto il rinnovo delle autorizzazioni esistenti per gli impianti di riciclo, o il rilascio di nuove, in mancanza di norme nazionali o europee. La questione è stata affrontata nella bozza del Decreto semplificazione. Nella versione definitiva approvata nei giorni scorsi, il relativo emendamento è stato stralciato, ma a gennaio sarà di nuovo sul tappeto, hanno annunciato le senatrici Maria Alessandra Gallone e Patty L’Abbate (Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali).

Secondo il Rapporto, anche

nel 2017 è cresciuta la raccolta differenziata, che ha raggiunto il 55,5% (+3% rispetto al 2016), e il riciclo dei rifiuti urbani, arrivato al 44% (+2% rispetto al 2016).

Il riciclo dei rifiuti di imballaggio ha confermato la propria crescita (8,8 milioni di tonnellate nel 2017, +3,7% rispetto al 2016), raggiungendo il 67,5% sull’immesso al consumo, superando anzitempo l’obiettivo del 65% che la nuova direttiva fissa al 2025. Secondo il report anche il riciclo delle singole filiere dei rifiuti d’imballaggio è in crescita: carta (+3,6%), plastica (+5,1%), vetro (+4,8%), legno (+3,4%), acciaio (+0,3%). La raccolta differenziata della frazione organica nel 2017 è aumentata del 3,2% e quella dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) è in crescita del 5%. L’Italia esporta in media ogni anno 3,5 milioni di tonnellate di rifiuti (soprattutto pericolosi, ceneri e scarti da gestione dei rifiuti) e ne importa circa 6 (in particolare metalli ferrosi). Gli impianti di riciclo sono soprattutto, nell’ordine, in Lombardia, Emilia, Veneto e Piemonte.

Il sistema continua dunque a crescere ma per Andrea Fluttero, presidente Fise Unicircular, l’Italia “che si appresta a recepire le nuove direttive del pacchetto europeo Circular economy deve

affrontare la sfida della transizione dal riciclo di rifiuti tipico di un’economia lineare ad un compiuto sistema di economia circolare”.

La sfida “parte dalle solide basi dell’industria del riciclo” ma richiede che sotto la guida ed il controllo di una “cabina di regia” per le diverse filiere coinvolte, “ogni anello della catena ripensi a se stesso in chiave di circolarità”. A partire dalla produzione:

ogni oggetto dovrebbe essere progettato per durare, essere riparato e riusato o riciclato alla fine della sua vita.

Il cambio di paradigma deve coinvolgere anche distribuzione e consumatori per finire con l’anello mancante del post consumo: “logistica di ritorno, raccolta, preparazione al riuso, riuso, riciclo, creazione del mercato delle materie prime e seconde, grazie ad adeguati strumenti modulabili di sostegno fiscale ed economico”.

Sul “blocco dell’End of waste” Fluttero lancia un allarme: “E’ una bomba contro il riciclo e l’economia circolare”. Sulla stessa linea Edo Ronchi, presidente Fondazione sviluppo sostenibile, che invita ad “evitare errori normativi che potrebbero causare difficoltà e battute d’arresto” e avverte: “Nel recepimento delle direttive europee occorre aumentare la raccolta differenziata e incentivarne la qualità rivedendo le tariffe dei rifiuti”. Occorre inoltre “aumentare e facilitare la riciclabilità dei prodotti a fine vita; sostenere e incoraggiare il miglioramento delle tecnologie per il riciclo; completare la rete impiantistica con attenzione per le regioni dove è carente e investire in tecnologia e innovazione”.

Secondo Stefano Ciafani, presidente Legambiente

“per avviare l’economia circolare occorre infrastrutturare tutto il Paese sul riciclo e semplificare le procedure.

L’economia circolare senza industria e senza impianti specializzati non esiste. Se vogliamo archiviare la stagione delle discariche ed evitare nuovi inceneritori bisogna costruire un’alternativa concreta. Le politiche di prevenzione e di riuso non bastano”. “Stiamo scontando i mesi di ritardo sull’approvazione dei decreti relativi all’End of waste”, aggiunge. Di qui l’auspicio che l’emendamento per ora stralciato dal decreto Semplificazione non venga reinserito tout court: “È preferibile un approfondimento e una riflessione seria e pacata sul tema”.

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