In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, sabato 2 aprile alle ore 12 presso il Museo della Scuola «Paolo e Ornella Ricca» di Macerata è stato presentato l’incontro dal titolo «Un ponte per l’autismo», promosso dall’Università di Macerata in collaborazione con lo stesso Museo della Scuola, la Comunità di Capodarco di Fermo e il Centro Pedagogico Internazionale P.R.O.F.

Il confronto è iniziato con i saluti e una breve introduzione da parte di Anna Ascenzi, direttrice dello stesso Museo della Scuola. Sono successivamente intervenuti il Dott. Francesco Sagripanti, direttore Sanitario del centro Santa Elisabetta di Fermo, Francesco Cucchi, coordinatore del centro diurno stesso, don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco di Fermo, e la professoressa Catia Giaconi, docente associato di pedagogia speciale del Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo dell’Università di Macerata. Ha partecipato anche Aldo Caldarelli, film/editor dell’Università di Macerata; tra il pubblico era presente anche il Magnifico Rettore Luigi Lacchè.

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I relatori dell’evento

L’incontro, basato sugli interventi dei diversi soggetti coinvolti, è stato intervallato da alcuni spezzoni di video appositamente creati, attraverso cui si è voluto evidenziare il viaggio dei genitori, spesso per tutta l’Italia e per tutto il mondo, alla ricerca di una soluzione al problema dei loro figli. La realtà dimostra che, nonostante i casi di autismo siano in costante crescita anche qui nelle Marche, questa problematica risulta essere ancora poco conosciuta. A tal proposito, la stessa Prof.ssa Giaconi afferma che, a livello sociale e scolastico, bisogna intervenire in primo luogo sui bambini affetti da autismo, in secondo luogo sugli stessi diventati adulti e sulle loro famiglie. Bisogna formare in modo adeguato anche un personale scolastico ed educativo dei centri diurni o residenziali che conosca bene l’autismo. L’insegnante di sostegno assume quindi un ruolo centrale, divenendo un vero e proprio ponte sia con la realtà scolastica, sia con quella del territorio.

«L’immagine spesso utilizzata del bambino dentro la bolla è uno stereotipo che abbiamo cercato di combattere – spiega la Giaconi – oggi, nella Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, la prima consapevolezza, appunto, deve essere che l’autistico non è in un mondo tutto suo, ma ha soltanto un modo diverso di concepire la realtà che noi dobbiamo comprendere, al fine di creare dei supporti e delle strategie appropriate per migliorare la qualità della sua vita e per aiutare la sua famiglia.

«L’autistico non è in un mondo tutto suo, ma ha soltanto un modo diverso di concepire la realtà che noi dobbiamo comprendere»

È una vera sfida – prosegue – soprattutto perché le famiglie di oggi hanno paura del domani; spesso infatti si chiedono: cosa faremo? E cosa faranno i nostri figli quando noi non ci saremo più? Per questo bisogna guardare oltre, al momento della conclusione del percorso di studi, affinché tutti siano informati sulle borse lavoro e sui centri diurni e questo momento di “vuoto” li colga impreparati».

In una società sempre più informatizzata ed orientata al digitale, non si può certamente trascurare l’utilizzo delle tecnologie, anche per dinamiche come l’autismo. La sfida di questo progetto è quella di avviare dei percorsi riabilitativi, accanto ai quali progettare la costruzione di sistemi domotici che permettano ai ragazzi di muoversi in autonomia e di esprimere i propri bisogni e le proprie emozioni.

Al termine del dibattito interviene anche don Vinicio Albanesi, affermando che certamente si tratta di una situazione difficile da gestire, perché questi “ragazzi” sono adulti, e da tali hanno bisogno della loro autonomia; ma allo stesso tempo i genitori pensano: come faccio a lasciarlo? Mio figlio non è in grado di gestirsi da solo. Per questo bisogna intervenire anche sui genitori.

Conclude esprimendo la volontà di creare un centro a Macerata: «Bisogna partire qui, a Macerata, grazie al coinvolgimento delle famiglie con figli autistici, all’Università di Macerata e alla collaborazione con la sanità locale.  Ci piacerebbe chiamare il centro AUTAD (Autismo Adulti); sarà una sede senza scopo di lucro e a stile familistico, in modo da poter prestare attenzione sia ai ragazzi adulti, che hanno bisogno di essere integrati nella società, sia alle loro famiglie».

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