Che cosa ha cambiato il Papa con la sua esortazione post-sinodale Amoris Laetitia? Di fatto non ha cambiato nulla nella legge della Chiesa, ma domanda a tutti noi di cambiare molto nel nostro modo di affrontare certe decisioni e certi problemi pastorali. È quella “Conversione pastorale”, prima di tutto una conversione di mentalità, che ha chiesto alla Chiesa fin dai suoi primi discorsi: ispirarsi in maniera più chiara e coraggiosa allo stile di Gesù che il Vangelo ci mostra.

Ispirarsi in maniera più chiara e coraggiosa allo stile di Gesù

La legge generale non cambia: il matrimonio conserva il suo valore di impegno sacro, indissolubile, aperto alla crescita dell’unione tra gli sposi e alla vita. Il Papa però ci ricorda che la nostra fede non è una chiamata, una vocazione alla mediocrità, né semplicemente alla legalità: il Signore ci esorta e ci incoraggia a tendere alla santità (LG 39). Questo vuol dire che in ogni situazione e di fronte a ogni scelta, non dobbiamo orientarci verso la soluzione più facile e che ci scomoda meno, né semplicemente a obbedire senza responsabilità, ma dobbiamo imboccare la via di un “discernimento responsabile personale e pastorale”(AL 300) che cerchi il maggior bene possibile in quella concreta realtà di vita.

La legge non cambia, ma va sempre cercato il maggior bene possibile in ogni concreta realtà di vita

Questo ha sempre insegnato la Chiesa, almeno in teoria, mentre una prassi più comoda per tutti ci ha portato tante volte a credere che l’obbedienza senza responsabilità a una legge generale fuori di noi fosse una virtù cristiana. Invece obbedire scaricando su altri o su una legge astratta e generale la nostra responsabilità personale (e per i preti e vescovi anche la responsabilità pastorale), non è una virtù cristiana, perché non è una virtù umana. Una obbedienza che non nasca dalla coscienza e dalla libertà e sia perciò responsabile e matura ricerca del bene, non è una virtù umana, ma una comoda dipendenza.

Obbedire a Dio significa cercare responsabilmente qual è il bene migliore, la più chiara volontà divina

Obbedire a Dio per un cristiano significa cercare responsabilmente come persona ed ancor più come pastore di anime, qual è il bene migliore, la più chiara volontà divina, alla luce del Vangelo, in una situazione concreta fatta di persone con le loro storie, i loro limiti, tutta la concretezza della loro vita e delle loro reali possibilità. Non si può essere dei funzionari che applicano i regolamenti scaricando la responsabilità su chi li ha scritti, o sul “capoufficio”, se vogliamo essere dei pastori secondo il cuore di Cristo. Obbedire alla norma senza caricarci della responsabilità di cercare il bene maggiore è comodo per tutti, anche per i fedeli, ma è una tentazione che ci allontana dal Vangelo. Provo a spiegarlo con un esempio, anche se so bene che ogni esempio teorico è imperfetto, perché il discernimento va fatto nella vita e la vita è concreta e dinamica e non fissa ed astratta.

Poniamo il caso di un uomo che conviva e che chieda al parroco di fare da padrino di Battesimo al figlio di una coppia di suoi amici. La via della obbedienza senza responsabilità è semplice: il parroco gli risponde, anche oggi, che la legge non è cambiata e che lui non può farlo perché non ha i requisiti richiesti a un padrino, cioè una situazione matrimoniale regolare. Il parroco non si prende responsabilità perché applica la legge e magari è certo che: non gli si possa chiedere di più, visto che così obbedisce. L’uomo se ne va arrabbiato e si arrabbiano i suoi amici, ma non è scomodato più di tanto: la Chiesa per lui sbaglia e perciò continuerà a convivere e a sentirsi a posto. Non può fare il padrino, ma non è sua la responsabilità, lui ha obbedito alla legge e al parroco; tutto sommato ritiene di essersi comportato bene. La gente della parrocchia, che si sforza di essere buona e obbediente alla legge di Dio, si sente confortata, si è di nuovo ribadito che loro sono buoni e gli altri sbagliano.

Ma ecco che papa Francesco viene a rompere a tutti le uova nel paniere con la sua domanda: prendendo ognuno le sue responsabilità, non si può obbedire meglio allo spirito del Vangelo?

Così l’aspirante padrino si potrebbe chiedere: cosa può cambiare nella sua vita per dare a questo figlioccio una testimonianza più positiva e credibile di fede. Il parroco si potrebbe domandare se sta facendo un discernimento attento e responsabile del caso obbedendo responsabilmente a queste parole del Papa: «Il discernimento dei Pastori deve sempre farsi “distinguendo adeguatamente”, con uno sguardo che discerna bene le situazioni. Sappiamo che non esistono “semplici ricette”» (AL 298). E soprattutto chiedendosi quale percorso di “accompagnamento, discernimento ed integrazione” proporre a questo aspirante padrino per valutare insieme se è il caso che svolga questo compito per il bene del bambino. Ricordando che il compito di padrino non è né un diritto, né un onore, ma un servizio per il bene del piccolo e della comunità cristiana, da accogliere con umiltà, fede e preghiera. Infine i cristiani di quella parrocchia, davanti a questo cammino di discernimento responsabile e di impegno serio, invece di giudicare sentendosi già buoni, dovrebbero chiedersi: se quest’uomo ha fatto un passo avanti nella fede e nell’impegno di conversione, ognuno di noi quale passo verso la santità dovrebbe fare?

Infatti il Papa insegna che sarebbe una illusione credere che la gente sia rassicurata e consolidata nei valori solamente perché si insiste nel predicare la dottrina senza dare adeguato «spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle» (AL 37).

Amoris Laetitia: un percorso esigente che profuma di Vangelo più di ogni soluzione “pratica e comoda”

Come si vede bene, accogliere il percorso di conversione pastorale che la Amoris Laetitia propone a tutta la Chiesa e tutt’altro che facile. Però non riesco a togliermi dalla mente che proprio questo percorso esigente per tutti, profumi più di Vangelo rispetto alla soluzione pratica e comoda che molti, sia dalla parte dei pastori e dei “regolari” che da quella degli “irregolari” si aspettavano e magari ancora ricercano. Il guaio è che noi italiani ci lagniamo sempre della legge, ma poi vogliamo che tutto sia regolato per legge, per obbedire senza caricarci di responsabilità e magari perché sappiamo che: “fatta la legge scoperto l’inganno”… una qualche scorciatoia poco impegnativa la potremo sempre trovare. Ma questo pensiero, è certo, non profuma di Vangelo.

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