Con «Futuragrà» l’Accademia di Belle Arti omaggia Sante Monachesi

L'allestimento è curato da Antonello Tolve e Marianne Wild, con il coordinamento scientifico di Nicola Maria Martino, Donatella Monachesi e Silvio Pasquarelli

Si terrà nella Gaba.Mc la retrospettiva «Futuragrà», promossa dall’Accademia di Belle Arti di Macerata e dedicata a Sante Monachesi: l’allestimento è curato da Antonello Tolve e Marianne Wild, e con il coordinamento scientifico di Nicola Maria Martino, Donatella Monachesi e Silvio Pasquarelli.

Dedicata all’ampio spettro creativo del maestro nato a Macerata nel 1910, la mostra offre una selezione di opere che mostrano oltre ad uno spessore culturale internazionale, anche un’attitudine riflessiva legata al movimento dell’opera, alla sua continua metamorfosi determinata dall’ambiente, al suo divenire azione nello spazio della vita.

Sante Monachesi
Sante Monachesi

Nel 1932, Sante Monachesi crea con Bruno Tano ed altri il Gruppo futurista Umberto Boccioni, Movimento futurista delle Marche. Nel dicembre dello stesso anno il Futurismo a Macerata mette radici più solide: viene costituito il Gruppo Futurista che prenderà il nome di Boccioni. È l’inizio di una vorticosa attività nel campo della pittura, della scultura, della grafica, della pubblicità, del cinema, che per oltre un decennio vedrà i membri del gruppo maceratese – Sante Monachesi, Bruno Tano ed altri – animare la scena artistica dell’intera regione tanto da essere promossi sul campo da Marinetti da «gruppo maceratese» a «gruppo marchigiano». Via via il gruppo si allarga. Molti giovani artisti sviluppano prevalentemente le loro linee di ricerca nell’ambito dell’aeropittura in tutte le sue declinazioni e alcuni di loro avranno occasione di esporre opere alle quadriennali romane, alle biennali di Venezia, a Torino, Roma, Parigi, Berlino New York.

Monachesi e Ivo Pannaggi furono sempre amici, erano amici da Macerata e lo sono rimasti sempre, poi a Roma e dopo il trasferimento di Pannaggi in Norvegia rimasero sempre in contatto. Sin da giovanissimo, Monachesi si avvicina alla scultura. L’intensità, l’accelerazione, l’accrescimento di vitalità, tutto spinto al parossismo, al color bianco, al momento di fusione: ecco ciò che sempre è stato sovranamente a cuore al grande Monachesi. Un’arte che eserciti un’azione di violento coinvolgimento emotivo sull’osservatore. Valgano per tutte tra il 1929 e il 1933 i titoli delle sue sculture spiraliche, precluso, dittatore, relazioni plastiche.

Partendo da una serie di esperienze legate all’areopittura e di allumini a luce mobile che evidenziano il profondo legame con il Futurismo e con Filippo Tommaso Marinetti, ad alcuni importanti lavori degli anni Quaranta e Cinquanta – Parigi, le sue vedute, i suoi muri ciechi, i suoi fiori e le sue Clownesses – campionature visive che si compenetrano tra loro grazie ad una costante ricerca d’infinito, i climi e le ricerche di un intellettuale la cui intelligenza non ha mai smesso di stupire.

Sante Monachesi e Ivo Pannaggi furono sempre amici. Lo erano da Macerata e lo sono rimasti sempre: anche quando le loro strade si divisero, i due artisti rimasero in contatto

In mostra due perspex che rappresentano il segno agrà sono testimonianza di una manovra che porta l’artista a fondare nei primissimi anni Sessanta il Movimento Agrà, frutto d’una forte aspirazione ad un mondo senza peso e senza gravità, «un mondo limpido, trasparente e rarefatto come la luce, un mondo nel quale si sia leggeri come l’aria epperciò si possa volare nello spazio, godendo della stessa agravitazionalità degli astronauti durante i voli spaziali». Sfilano, poi, alcune vele adriatiche che non solo si gonfiano con i venti degli anni Settanta, ma spingono lo spettatore verso tutta una serie di immagini permeate di cultura, dove il gesto polemico e la creazione plastica si fondono insieme per evidenziare la libertà di anticipatore straordinario.

opera monachesi

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