Ci sono tanti modi per nascondere o mascherare la realtà. Negli ultimi anni uno dei più usati è quello di far ricorso a espressioni inglesi. L’ultimo esempio è l’espressione «lost generation» usata ai primi di aprile da Mario Draghi nella conferenza stampa di presentazione del Rapporto annuale della BCE, la Banca Centrale Europea. Il presidente della BCE deve parlare in inglese, ma i nostri giornali e telegiornali hanno il dovere di chiarire il senso delle dichiarazioni di Draghi che, va detto, è uno dei pochi che continua a ricordare periodicamente il problema della condizione giovanile nell’Europa di oggi.

 
Che cosa ha detto, dunque, Draghi? Il presidente della BCE è stato lapidario: se non si affronta il dramma della disoccupazione giovanile, i giovani europei di oggi rischiano di diventare una «lost generation». Detto in modo più chiaro e traducendo in modo comprensibile per gli italiani: la disoccupazione sta trasformando i giovani di oggi in una “generazione perduta”, perduta non solo per il lavoro, ma anche per i loro Paesi.

 
È un inconcepibile spreco di risorse umane, tanto più grave se si tiene conto che quella attuale – sono ancora parole di Mario Draghi – è «la generazione più istruita di tutta la storia dell’umanità». Se questo vale per l’Europa, vale ancora di più per l’Italia: nel nostro Paese, infatti, la percentuale della disoccupazione giovanile è doppia rispetto alla media dell’Europa.

 
È una realtà inaccettabile. Dobbiamo dirlo e ripeterlo con forza. Occorre privilegiare (e con misure concrete, a partire da quelle fiscali) il lavoro e l’economia reale rispetto alla rendita finanziaria. Serve un diverso modello di sviluppo, più equilibrato e più sostenibile dal punto di vista sia ambientale che sociale. E soprattutto è estremamente urgente lanciare un Piano straordinario per l’occupazione giovanile. Senza un intervento straordinario i giovani italiani rischiano davvero di diventare una generazione perduta.

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments