Nato nell’Ermo Colle, approdato nell’Europa rinascimentale, gloriosa e tormentata da guerre sanguinose, riscoperto grazie alla tenace curiosità di un suo conterraneo.

È Matteo Zampini, nella sua parabola di vita, l’affascinante figura protagonista del convegno «Un recanatese nella Francia delle Guerre di religione», promosso dall’Università di Istruzione Permanente «Don Giovanni Simonetti» e in programma per domani, venerdì 15 aprile, presso la Sala del Granaio di Villa Colloredo Mels, alle ore 17.30. L’evento è inoltre patrocinato dalla Regione Marche, dalla Provincia di Macerata e dal Comune di Recanati.

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«De gli Stati di Francia», il testo conservato nelle memorie storiche a cura del giurista Zampini

Dello studioso, venuto al mondo, nel 1519 (anche se l’anno è incerto) nella stessa città che diede i natali a Gigli e morto a Roma nel 1600, dopo essere rientrato in Italia, facendo però perdere di sè le memorie storiche, non si hanno ritratti ufficiali: il suo cursus honorum, tuttavia, è in grado di parlare da sè, e racconta di un’esperienza decisamente eccezionale e meritevole di approfondimento.

Aurora Mogetta
Aurora Mogetta

A presentare l’evento, dopo i saluti istituzionali di Francesco Fiordomo e Rita Soccio, rispettivamente sindaco e assessore alle Culture del Comune di Recanati, sarà il rettore dell’Università di Istruzione Permanente, la professoressa Aurora Mogetta, a cui farà seguito l’introduzione di Andrea Marinelli, esperto conoscitore del periodo storico di riferimento, che introdurrà i temi e il contesto nel quale Zampini ha sviluppato il proprio pensiero politico.

La relazione principale sarà affidata ad Alberto Clerici, docente di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università delle Scienze Umane «Niccolò Cusano» di Roma (Uniso), che, nel 2009 in «Storia e Politica», unico dopo lo studio di Raybaud Leon-Pierre del 1965, ha pubblicato una ricerca incentrata proprio sull’illustre recanatese.

Ritratto di Caterina de' Medici
Ritratto di Caterina de’ Medici

Ma come si è arrivati a “tracciare” vita e opere di Matteo Zampini, politico di spicco nella Francia dei Valois, portandone a riscoprire l’eccellente valore storico e culturale?

La fortunata intuizione si deve in buona parte al lavoro appassionato del marito della professoressa Mogetta, Vincenzo Buontempo, che ad Emmausonline spiega l’iter della sua ricerca.

«Attraverso l’emergere di serie di documentazioni – spiega il recanatese Buontempo, impegnato nel settore grafico-pubblicitario, oggi in pensione – si è pian piano delineato il percorso di questo personaggio degno di nota, che ebbe il prestigio di vivere in uno dei periodi storici più intensi, alla corte di Caterina de’ Medici, godendo della stima di Enrico III. Colto giurista, si laureò a Siena, dove, attorno il 1545 ottenne il titolo di dottore utroque iure, giungendo quindi in Francia, all’apice del Rinascimento. Zampini non amava la ribalta, ma di lui sappiamo che condusse studi molto interessanti e che fu un ottimo e fervido autore – suo lo scritto «De gli Stati di Francia et della loro possanza», che gli diede la notorietà fino alla metà del XVIII secolo -, nonchè abile consigliere politico: il nostro concittadino, inoltre, era un sostenitore dell’area cattolica dello Stato di Francia per ciò che concerneva la gestione del governo. Matteo Zampini – aggiunge – fu diretto testimone di una parentesi temporale complessa, vivendo tutto il periodo delle Guerre di religione, compresa la strage degli Ugonotti, da un osservatorio privilegiato. Sul finire del Cinquecento se ne perdono le tracce, fino alla morte, avvenuta a Roma. Con questo evento si intende riportare alla luce la memoria di una figura che rischierebbe di scivolare nell’oblìo, anche se l’opera di ricerca sui suoi scritti meriterebbe ulteriore impegno. Zampini, tra l’altro, fu anche Priore del popolo e chissà che all’Università senese non siano conservate altre preziose informazioni sulla sua valente carriera».

Zampini, filocattolico, dall’Italia alla Francia fu diretto e privilegiato testimone di un periodo storico particolare: la sua memoria merita di essere riconsegnata alla città che gli diede i natali

Il giurista, infatti, partecipò attivamente alla vita politica della città toscana. Desideroso di incarichi più prestigiosi, aiutato dall’ambiente romano, tramite la conoscenza di un vescovo francese, raggiunse Parigi nel 1555. Qui, protetto da Caterina de’ Medici, appunto, seppe sviluppare un percorso politico di rilievo. Rimane, tuttavia, ancora molto da indagare sulla figura di Matteo Zampini, specialmente per la prima e l’ultima parte della sua vita, che lo vide ospite in un convento gesuita (al quale sembrerebbe aver lasciato una importante biblioteca).

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Inoltre, è ignoto se da parte del funzionario di governo vi fossero stati altri contatti con Recanati, sua città natale che, nel tempo, ha sempre goduto di una posizione di rilievo grazie alla celebre fiera annuale che vi si svolgeva già dagli inizi del XIV secoli e che, con i suoi costanti scambi, contribuiva alla crescita della città, favorendo dunque la possibilità che dalle famiglie recanatesi nascessero figure di spicco nelle arti e nelle professioni. Nel 1300 è attestato che Recanati vantava una popolazione che superava le 15mila unità tra cui capitani valorosi nelle armi, podestà consegnati a città di spicco, letterati, pittori, architetti e giuristi che valicarono per fama i confini italici dell’epoca.

Un patrimonio di tutto rispetto, da ricostruire e tutelare, a partire da Matteo Zampini. «Da parte dell’Amministrazione comunale – dichiara l’assessore Soccio – è forte il desiderio di riscoprire personaggi come questi, così decisivi nel passato e capaci di trasmettere un messaggio valido al nostro presente. Questo, pertanto, è il primo appuntamento di un percorso volto a ricordare, appunto, le figure locali dimenticate, ma che hanno lasciato un segno nella storia italiana. Tra i progetti in fieri c’è anche la pubblicazione di una collana di libri a loro intitolata, fruibile sia per la biblioteca, sia per i cittadini. Il fine è quello di rimarcare il senso delle nostre origini e recuperare un’eredità culturale imperdibile, da tramandare alle future generazioni che spesso ignorano l’esistenza di nomi originari della loro stessa terra».

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