Un vescovo nel “tempio” del sapere artistico, per dissertare su due figure unite da un medesimo, originale fil rouge d’ispirazione.

Ieri, giovedì 14 aprile, è stata vinta una scommessa decisamente affascinante all’Accademia di Belle Arti di Macerata, dove monsignor Nazzareno Marconi ha “acceso” l’auditorium Svoboda con la dissertazione intitolata «Da Burri a Giobbe». Nello specifico, la riflessione del vescovo si è incentrata su «Il dramma, il pittore ed il poeta. Improbabili percorsi paralleli: l’opera di Burri, il libro biblico di Giobbe, il dramma del male nel secolo scorso». 

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Il vescovo Nazzareno Marconi con Paola Taddei, direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Macerata

Una scelta inedita eppure convincente, che lega le origini di Alberto Burri – nato il 12 marzo 1915 e morto, a Nizza, il 13 febbraio 1995 – a quelle del Pastore di Macerata, entrambi umbri e nativi di Città di Castello. L’intento? Accostare, attraverso l’intervento del vescovo in veste di docente, il nome dell’artista ad una delle figure più controverse del testo biblico: Giobbe. Un’opera, quella di Burri, che si fonda su una poetica “povera” e “concreta”, perfettamente coerente con lo stile informale della seconda metà del Novecento.

Una delle realizzazioni del pittore umbro
Una delle realizzazioni del pittore umbro

«Ogni opera d’arte è sempre una finestra aperta sul mistero dell’uomo e, prima di tutto, sul mistero del suo autore – aveva spiegato il vescovo di Macerata alla vigilia dell’evento – e ogni autore narra in fin dei conti sempre sé stesso. Ma è anche una finestra sul mistero del lettore/spettatore che si trova spinto a rientrare in sé stesso, a dare uno sguardo nuovo al suo intimo attraverso quella finestra che è la provocazione attuata dall’opera artistica. Le opere per questo non si spiegano, si contemplano ed al massimo si comparano, come due finestre aperte sulla stessa parete, che permettono di scrutare lo stesso panorama».

Due “vette”, dunque, biblica l’una, pittorica l’altra, «distanti nel tempo e diverse per mille evidenti motivi», come sottolineato da Marconi, espressioni di due autori «forse più vicini e simili di quanto possiamo pensare».

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«Il dramma, il pittore ed il poeta. Improbabili percorsi paralleli: l’opera di Burri, il libro biblico di Giobbe, il dramma del male nel secolo scorso»: questo il titolo completo dell’intervento del vescovo di Macerata in Accademia

Un pensiero espresso in modo puntuale e articolato ieri pomeriggio, nella prestigiosa sala che ha richiamato, assieme ovviamente ai vertici dell’Abamc e a numerosi giovani studenti, tutte le massime autorità del territorio per una platea d’eccezione: dal prefetto Roberta Preziotti al questore Giancarlo Pallini, dal sindaco di Macerata Romano Carancini al comandante dei Carabinieri Stefano Di Iulio, oltre all’assessore alla Cultura Stefania Monteverde, dal direttore del dipartimento di Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali Francesco Adornato alla presidente della Fondazione Carima Rosaria Del Balzo Ruiti.

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L’opera di Burri intitolata «Composizioni»

Per l’occasione infatti, come preannunciato, la Fondazione Carima ha anche messo a disposizione del pubblico la visione di «Composizione», una rara opera di Burri appartenente alla collezione di palazzo Ricci: si tratta di una perla compositiva di appena 28 centimetri per 18 (dimensioni inusuali per le opere di Burri, di solito molto più grandi), risalente agli anni Cinquanta e realizzata con tecnica mista. Un emblema di bellezza particolare e attraente, perchè per Marconi, «chi osserva un quadro di Alberto Burri entra in una atmosfera di emozione, e vuol comprendere e toccare l’opera che emana energia comunicativa».

Attraverso la suggestiva voce recitante di Piergiorgio Pietroni, accompagnata dalla proiezione di materiali video (leggi Qui il testo di commento del vescovo Marconi) sul lavoro del contemporaneo Alberto Burri, il palco dell’auditorium si è così trasformato in una coinvolgente cornice in cui significati teologici e culturali si sono incontrati, secondo un percorso argomentativo tracciato con innegabile originalità.

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L’affollato auditorium Svoboda: presenti le massime autorità maceratesi

Una vita intensa, quella del pittore, che inizia il suo percorso artistico non certo in un contesto ameno, bensì in un campo di prigionia durante la Seconda Guerra mondiale. Fascista volontario in Etiopia, poi in Jugoslavia ed in Nord Africa, Burri, ufficiale e medico militare, venne fatto prigioniero in Tunisia e recluso, assieme a Giuseppe Berto e Beppe Niccolai, nel criminal camp di Hereford, vicino ad Amarillo, in Texas. Qui, testimone del dramma e delle brutalità del conflitto, tra feriti e prigionieri, iniziò a dipingere, trovando nella pittura, come ricordato dal vescovo, «una via di fuga».

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Dai corpi alle tele, spiega Marconi, Burri dunque coltiva «un rapporto inteso e diretto con la produzione delle sue opere, interviene sui sacchi con tagli e cuciture come un chirurgo sulla materia viva, forse la sua precedente professione medica come medico di guerra ha segnato questa manualità».

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Un momento della lectio, con la voce recitante di Piergiorgio Pietroni

Il mistero del dolore innocente e la ricerca di fede come ricerca artistica. Su questo binomio si è incentrato, quindi, il parallelo disegnato da Marconi nella sua lezione, in cui le parole della Sacra Scrittura sono state alternate dagli scatti delle opere di Burri. Una traduzione alternativa del testo ebraico, che restituisce la contraddizione del mondo per come viene raccontato nella Bibbia e rappresentato dallo stile dell’artista umbro, abitato dal male ma saturo della presenza di Dio, che, afferma il vescovo, «costituisce bellezza», in una «trama di arte e armonia».
nazzareno marconi«Anche Giobbe – aggiunge il presule – è un collage. Il suo autore parte da materiali preesistenti. Una storia antica e popolare in prosa su un personaggio leggendario chiamato Giobbe, a cui aggiunge temi di teologia, cioè riflessioni accademiche sul perché esista il male, e brani altamente poetici sulla bellezza della creazione. Con questo materiale così eterogeneo, dai sacchi alle plastiche ai catrami, direbbe Burri, il poeta anonimo autore di Giobbe, scrive un libro che è un percorso. E’ una storia che si svolge come uno psicodramma, cioè una narrazione che interagisce con l’intimo del suo lettore e lo guida in una trasformazione di atteggiamento. Tutti i lettori sapienti di Giobbe hanno infatti notato che questo libro “non dice niente”. Di fatto, sembra chiaramente scritto per dare una risposta alla grande domanda dell’uomo: perché c’è il male? Ed in particolare: perché il dolore innocente? Ma alla fine questa risposta non arriva».

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Evio Hermas Ercoli, presidente dell’Abamc

A suscitare, infine, il più sentito degli applausi per questa performance speciale, la citazione da parte del vescovo di Città di Castello del brano di Simon & Garfunkel, «The sound of silence», per quello che il presidente dell’Abamc, Evio Hermas Ercoli, ha definito «uno dei contributi più importanti ed emozionanti che abbiamo avuto in Accademia». Parole a cui fa eco anche l’entusiasmo della direttrice Paola Taddei, precisando che, da tempo, l’Accademia aveva in programma di approfondire l’arte di Burri: «Abbiamo goduto di una congiuntura perfetta tra Burri e il testo sacro, resa ancora più speciale dalle immagini e dalla musica».

Un appuntamento da annoverare, quindi, e che rappresenta, come dichiarato da Ercoli, il primo tassello «di un ricco percorso di eventi che accompagneranno l’Accademia di Belle Arti di Macerata verso la riapertura alla città di palazzo Galeotti, in programma per il mese di maggio». Passi significativi di una primavera costellata di inimitabili e memorabili “gemme”, come quella germogliata ieri, di un patrimonio capace di far respirare sempre più Macerata di viva e vera cultura.

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Ovazione finale all’Accademia per la lezione del vescovo Marconi in veste di docente

Di seguito il pdf con il testo integrale dell’intervento del vescovo Nazzareno Marconi. Da-Burri-a-Giobbe-Intervento-del-Vescovo-1

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